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Ucraina sotto assedio: i droni Geran russi di nuova generazione sfondano le difese e colpiscono i civili

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Oltre quattro anni e mezzo dopo l’inizio dell’invasione su larga scala, la guerra in Ucraina ha assunto una piega sempre più brutale. La linea del fronte rimane sostanzialmente ferma, ma Mosca ha scelto di intensificare una strategia diversa: colpire sistematicamente la popolazione civile, i centri urbani e le infrastrutture vitali del Paese, sfruttando una nuova generazione di droni difficili da abbattere.

Una guerra contro i civili: i numeri del 2026

I dati raccolti dalla Missione di monitoraggio dei diritti umani dell’ONU in Ucraina (HRMMU) restituiscono un quadro allarmante. Nei primi otto mesi del 2026, le forze russe hanno causato 2.222 morti e 13.058 feriti tra la popolazione civile ucraina. Si tratta di un aumento del 55% rispetto allo stesso periodo del 2025 e di oltre il doppio rispetto ai primi otto mesi del 2024.

Gli obiettivi colpiti nell’ultima settimana raccontano da soli la natura di questi attacchi: supermercati, ospedali, parchi giochi, data center e perfino l’Accademia Nazionale delle Scienze di Kiev, nel cuore della capitale. Solo ad agosto, alcune delle principali aziende ucraine – tra cui Fozzy Group, Nova Poshta, Epicentr e Rozetka – hanno subito complessivamente almeno 32 attacchi.

I nuovi droni Geran: più veloci, più alti, più letali

La svolta tecnologica alla base di questa escalation ha un nome preciso: Geran-4 e Geran-5. Si tratta di versioni evolute del già noto drone Shahed di derivazione iraniana, riprogettate per rendere molto più complessa l’intercettazione da parte delle difese ucraine.

Caratteristiche tecniche del Geran-4

  • Fusoliera completamente ridisegnata rispetto al modello originale
  • Lunghezza di circa 3,5 metri, apertura alare di 3 metri
  • Ali fisse integrate per ridurre la resistenza aerodinamica
  • Velocità di crociera tra 300 e 350 km/h, con picchi fino a 500 km/h
  • Altitudine operativa compresa tra 4.000 e 5.000 metri
  • Testata esplosiva da 50 kg, raggio d’azione tra 450 e 850 km

Caratteristiche tecniche del Geran-5

  • Variante ancora più recente e performante
  • Velocità massima di 600 km/h
  • Autonomia di circa 950 km
  • Carico esplosivo di circa 90 kg
  • Transistor di fabbricazione tedesca rinvenuti tra i rottami

Entrambi i modelli sono alimentati dal motore turbogetto TF-TJ2000A, prodotto in Cina. L’intelligence ucraina ha inoltre rilevato la presenza, tra i componenti recuperati dai velivoli abbattuti, di parti provenienti anche dagli Stati Uniti, sollevando interrogativi sull’efficacia dei controlli sulle esportazioni di tecnologia a duplice uso.

Le difese ucraine in difficoltà

L’effetto di questi nuovi sistemi d’arma sulle capacità difensive di Kiev è stato immediato e misurabile. A marzo 2026, le forze ucraine riuscivano a neutralizzare oltre il 90% dei droni lanciati dalla Russia. Con l’impiego massiccio dei Geran a partire da giugno, quella percentuale è crollata a poco più del 50%.

Per invertire la tendenza, l’Ucraina ha risposto sviluppando e dispiegando i droni intercettori Alexa Spatium, i primi velivoli da intercettazione a reazione prodotti autonomamente nel Paese. Grazie a questi nuovi sistemi, la percentuale di abbattimento ha ricominciato a salire nel corso del mese di agosto.

Nonostante l’attenzione mediatica si concentri spesso sui droni, la minaccia più insidiosa rimane quella dei missili balistici russi, praticamente impossibili da intercettare senza i sistemi americani Patriot, le cui scorte disponibili continuano tuttavia a diminuire. Il presidente Zelensky ha ricordato che «ogni missile intercettore salva davvero delle vite» e che, con l’avvicinarsi dell’inverno, la necessità di protezione aumenta.

La «guerra alle città»: la strategia invernale di Putin

Secondo quanto riportato dai principali canali militari russi su Telegram, incluso il canale Rybar, gli attacchi di settembre rientrano in una campagna deliberata che mira a destabilizzare e impoverire i grandi centri urbani ucraini, lontani dalla linea del fronte. La strategia viene definita apertamente «guerra alle città».

Il piano, stando a fonti russe, sarebbe stato ordinato direttamente dal presidente Vladimir Putin, con l’obiettivo di sfruttare il freddo invernale per portare l’Ucraina al collasso entro il 2027. Funzionari di Kiev interpellati da The Economist hanno affermato che il picco di questa campagna è atteso per novembre e che «Putin ha ordinato di attaccare tutto ciò che è civile, vuole che la gente abbia paura di andare al supermercato».

Nel frattempo, le infrastrutture energetiche continuano a essere sistematicamente colpite. Il primo ministro ucraino Serhii Koretskyi ha dichiarato che, dall’estate scorsa, non è passato un giorno senza un attacco alle centrali elettriche, idriche o fognarie del Paese. L’ultimo raid su Kiev ha provocato blackout estesi in tutta la regione.

Un conflitto che si aggrava mentre il mondo guarda

Il quadro che emerge è quello di una guerra che, pur restando bloccata sul piano territoriale, si fa sempre più devastante sul piano umano. La Russia ha scelto di trasformare la pressione militare in terrore quotidiano, colpendo dove la vita ordinaria si svolge: i negozi, i mercati, le scuole, gli ospedali.

La risposta ucraina, fatta di innovazione tecnologica e resistenza, non è sufficiente da sola a invertire una disparità di risorse sempre più evidente. Mentre l’inverno si avvicina, la tenuta della popolazione civile e la disponibilità di sistemi di difesa adeguati restano le due variabili decisive di un conflitto che non mostra segnali di conclusione.

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