Da uno sfratto alle urne: come una protesta popolare ha cambiato la politica spagnola
Tutto è partito da un fatto apparentemente marginale: lo sfratto di un’anziana donna di 87 anni. Quella vicenda ha acceso la miccia di una protesta diffusa per l’emergenza abitativa, portando l’indignazione prima nelle piazze e poi dentro il Parlamento. In pochi giorni, quella fiamma si è trasformata in un terremoto istituzionale. Pedro Sanchez ha sciolto le Camere e ha fissato le elezioni anticipate al 29 novembre, nove mesi prima della naturale scadenza della legislatura.
Il premier spagnolo ha comunicato la decisione in un discorso istituzionale al Paese, dopo aver informato re Felipe VI. Una scelta netta, presa nel giro di un fine settimana di consultazioni interne, che dice molto dello stile di governo di un leader abituato a trasformare le crisi in opportunità politiche.
La goccia che ha fatto traboccare il vaso: la bocciatura in Parlamento
Il passaggio decisivo è avvenuto venerdì, quando il Congresso ha affossato due decreti chiave del governo: uno sullo scudo contro gli sfratti e l’altro sul rinnovo automatico dei contratti di affitto. A votare contro si sono schierati il centrodestra del Partido Popular, l’ultradestra di Vox e i sette deputati della formazione catalana di destra Junts, il partito legato a Carles Puigdemont.
Per Sanchez, quella sconfitta in Aula non è diventata un punto di arrivo ma una leva. Ha annunciato che il governo procederà comunque all’approvazione dei decreti bloccati nell’ultima seduta del Consiglio dei ministri, sfruttando un escamotage istituzionale che permetterebbe al suo esecutivo di coalizione — composto dal Partito Socialista Operaio Spagnolo (Psoe) e da Sumar — di aggirare l’ostruzionismo parlamentare.
Il discorso al Paese: tra rivendicazioni e sfida alle destre
Nel suo intervento pubblico, Sanchez ha inquadrato il voto come uno spartiacque politico. Ha invitato gli spagnoli a scegliere tra due strade opposte: aderire a quella che ha definito «l’ondata di estrema destra che porta regresso ovunque governi», oppure offrire al centrosinistra una maggioranza più solida per completare il programma di governo.
Il premier ha anche fatto un bilancio del proprio operato, ricordando le difficoltà affrontate: dalle devastanti alluvioni provocate dalla Dana del 29 ottobre 2024 a Valencia, alla tragedia ferroviaria di Adamuz del 18 gennaio scorso, fino all’ondata migratoria dell’estate scorsa a Ceuta. Ha rivendicato i risultati ottenuti nonostante, a suo dire, «la peggiore opposizione della storia di Spagna», e ha collocato il proprio governo tra i difensori della pace, del femminismo e della giustizia sociale a livello internazionale.
Il tema casa: una scelta politica non casuale
La scelta di rendere l’emergenza abitativa il centro della campagna elettorale non è improvvisata. Sanchez guarda ad esperienze simili in altri Paesi: in Germania, il partito di sinistra radicale Die Linke ha conquistato il primo posto alle regionali di Berlino puntando proprio sul tema della casa. A New York, il candidato sindaco Zohran Mamdani ha costruito una campagna vincente attorno alle stesse istanze.
L’obiettivo è chiaro: risvegliare una sinistra smobilitata e capitalizzare il malcontento che già anima le piazze, trasformando la protesta in voti.
I sondaggi non sorridono a Sanchez
Nonostante l’audacia della mossa, il quadro dei sondaggi è tutt’altro che favorevole al premier uscente. La maggior parte delle rilevazioni attribuisce al Partido Popular un vantaggio di almeno sei punti percentuali sul Psoe. Ancora più preoccupante per la sinistra è il dato aggregato: la somma dei consensi di Pp e Vox supererebbe la soglia della maggioranza assoluta, uno scenario che nel 2023 non si era verificato.
Il voto di novembre si presenta dunque come un’incognita reale, non una passeggiata elettorale per Sanchez.
Le reazioni degli avversari: entusiasmo a destra, caos a sinistra
Le prime reazioni delle forze politiche hanno reso evidente la polarizzazione del quadro spagnolo:
- Alberto Núñez Feijóo, leader del Pp, ha accolto l’annuncio con un entusiasta «Por fin!» — finalmente — segnalando la fiducia nella propria capacità di vincere.
- Santiago Abascal di Vox ha smorzato gli entusiasmi, ponendo già condizioni in vista di un eventuale governo di coalizione con il centrodestra.
- Sul fronte progressista, la corsa è contro il tempo: le formazioni Sumar, Izquierda Unida, Más Madrid e Comuns devono ancora indicare un candidato unitario per il Frente Amplio.
- Podemos, a sua volta, ha chiesto l’organizzazione di primarie da tenersi il 14 e 15 ottobre, complicando ulteriormente il quadro della sinistra.
Un voto che guarda oltre i Pirenei
Le elezioni spagnole del 29 novembre non riguardano solo Madrid. Si inseriscono in un ciclo elettorale europeo denso di appuntamenti — tra cui votazioni in Francia, Italia e Polonia — che contribuiranno a ridisegnare gli equilibri dell’Unione Europea nei prossimi anni.
La Spagna è chiamata a scegliere, ma la posta in gioco è continentale. E Sanchez, ancora una volta, ha deciso di giocarsi tutto.



