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Cooperativa Radice a Locarno: «Casa Betulla» diventa il primo alloggio cooperativo senza scopo di lucro in Ticino

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Un traguardo inatteso: la cooperativa Radice cresce più in fretta del previsto

Nata appena nel 2024 a Locarno, la cooperativa di alloggio Radice ha già messo a segno il suo primo risultato concreto: l’acquisizione dell’edificio denominato Casa Betulla, situato nel cuore della città, a breve distanza da piazza Grande e dalla Ferriera. Un traguardo che la stessa presidente, Giulia Augugliaro, ammette di non aver previsto così presto.

«Pensavamo di poter raggiungere questo obiettivo soltanto intorno al 2030» — racconta Augugliaro — «perché il modello cooperativo è ancora poco radicato nella realtà ticinese». Invece, già a partire da dicembre i primi soci potranno entrare nei 13 appartamenti dello stabile, con affitti calcolati in base ai costi effettivi e senza alcuna finalità di lucro. La primavera successiva è già in programma un’inaugurazione aperta alla cittadinanza.

Perché proprio Casa Betulla: posizione, valori e contrasto alla gentrificazione

La scelta dell’edificio non è stata casuale. Secondo la cooperativa, Casa Betulla risponde pienamente alla propria Carta dei valori: collocazione centrale, buon accesso ai servizi pubblici e ai trasporti, e soprattutto una composizione di appartamenti adatta alle famiglie — combinazione, si sottolinea, tutt’altro che scontata nel mercato immobiliare locarnese.

Senza l’intervento della cooperativa, l’edificio sarebbe quasi certamente stato demolito e sostituito con unità abitative più piccole e più redditizie, a svantaggio dei nuclei familiari. Un destino che, secondo Radice, si inserisce in un trend più ampio di trasformazione del quartiere Rusca, già interessato da fenomeni come la gentrificazione e la crescente turistificazione.

«Siamo convinti di poter contribuire a invertire questa tendenza» afferma la presidente, sottolineando come la cooperativa voglia diventare un presidio di mixité sociale in una zona sempre più appetibile per il mercato speculativo.

Vita condominiale partecipata: non solo affitti, ma comunità

L’obiettivo di Radice va oltre la semplice gestione immobiliare. Il modello prevede un processo partecipativo attraverso il quale residenti e cooperativa definiranno insieme l’utilizzo e l’organizzazione degli spazi comuni. L’inaugurazione pubblica di primavera è prevista proprio quando questo percorso sarà sufficientemente avanzato.

L’idea centrale è costruire un modo di abitare lo stabile che favorisca le relazioni di vicinato, il senso di appartenenza e la partecipazione attiva. Un approccio che si differenzia nettamente dal tradizionale rapporto locatore-inquilino, puntando invece su una comunità coesa e coinvolta nella vita dell’edificio.

Sul fronte degli ex inquilini già presenti, la cooperativa ha scelto un approccio rispettoso e flessibile:

  • Chi ha mantenuto il proprio contratto di locazione non ha subito alcun aumento dell’affitto.
  • Chi aveva già in programma un trasloco ha semplicemente proseguito con i propri piani.
  • Alcuni hanno colto l’occasione per cambiare abitazione.
  • Altri ancora hanno deciso di aderire alla cooperativa come soci, una scelta che la presidente descrive come particolarmente gradita.

Come funziona il modello finanziario: quote, pigioni e rimborsi

Il meccanismo economico di Radice si basa su un sistema trasparente e reversibile. Ogni socio adulto versa una quota di ingresso di 28.000 franchi, alla quale si aggiunge una pigione mensile calcolata sui costi reali dell’immobile. L’aspetto che distingue questo modello da un normale investimento immobiliare è la restituzione integrale della quota al momento in cui il socio lascia l’appartamento: non si tratta quindi di un acquisto, ma di una partecipazione temporanea e garantita.

Sul versante del finanziamento complessivo dell’operazione, Augugliaro non entra nei dettagli, ma precisa che l’unico supporto istituzionale ricevuto proviene dalla Confederazione Svizzera, tramite un fondo federale dedicato. Questo ha permesso di ottenere un prestito agevolato da rimborsare nell’arco di 23 anni. Dal Cantone Ticino, invece, nessuna facilitazione: il modello cooperativo orientato alla pubblica utilità non beneficia, al momento, di strumenti di sostegno cantonali.

La lista d’attesa cresce: nuovi progetti nel Bellinzonese e nel Locarnese

A poco più di un anno dalla fondazione, la cooperativa conta già 68 soci adulti e 24 bambini, con una lista d’attesa in costante crescita. La domanda supera ampiamente l’offerta attuale, spingendo Radice a ragionare su più fronti per aumentare la disponibilità abitativa.

Sul fronte di Casa Betulla, si sta valutando la possibilità di una sopraelevazione dell’edificio, attualmente di cinque piani, con l’aggiunta di uno o due livelli supplementari per ricavare nuovi appartamenti. Parallelamente, la cooperativa sta esplorando due ulteriori opportunità immobiliari:

  • Un progetto nel Bellinzonese.
  • Un altro sempre nel Locarnese.

La direzione è chiara: consolidare la presenza sul territorio cantonale e dimostrare che il modello cooperativo può funzionare anche in un contesto, come quello ticinese, in cui questa cultura abitativa è ancora agli albori.

Un modello ancora da far conoscere, ma con basi solide

Il percorso fin qui non è stato privo di sfide. Spiegare chiaramente gli scopi di una cooperativa di alloggio, superare pregiudizi consolidati e trovare un equilibrio tra vincoli statutari, sostenibilità economica e aspettative degli abitanti ha richiesto impegno e capacità di dialogo. Ma i risultati danno ragione alla scommessa: Radice ha dimostrato che è possibile fare abitare le persone in modo diverso, fuori dalla logica del massimo profitto, anche in Ticino.

L’esperienza di Casa Betulla potrebbe diventare un modello di riferimento per future iniziative simili nel cantone, in un momento in cui la pressione sul mercato immobiliare si fa sempre più intensa, soprattutto nelle aree urbane più appetibili.

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