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Ex docente di Giubiasco rinviato a giudizio: accuse gravissime che coinvolgono minorenni

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Rinvio a giudizio per l’ex insegnante della scuola media di Giubiasco

Le indagini si sono concluse e la posizione dell’ex docente della scuola media di Giubiasco, un uomo di 37 anni arrestato lo scorso marzo, è ora definita sul piano giudiziario: il magistrato ha disposto il rinvio a giudizio davanti alla Corte delle assise Criminali. La misura restrittiva della libertà personale, confermata già nelle fasi iniziali dell’inchiesta, si accompagna ora alla richiesta di carcerazione di sicurezza.

Le accuse contestate

Il quadro accusatorio delineato dalla Procuratrice pubblica Valentina Tuoni è particolarmente grave e articolato. All’imputato vengono contestati diversi reati, che spaziano dalla sfera sessuale alla somministrazione di sostanze potenzialmente pericolose:

  • Violenza carnale
  • Coazione sessuale
  • Atti sessuali con fanciulli
  • Somministrazione a minori di sostanze nocive per la salute
  • Messa a disposizione di un veicolo a motore a una persona priva della relativa licenza di conduzione

I fatti contestati si riferiscono a un arco temporale compreso tra l’autunno del 2024 e il marzo del 2026, un periodo quindi piuttosto esteso, nel corso del quale le presunte vittime identificate sono almeno due minorenni.

Come è nata l’indagine

L’inchiesta ha preso avvio nel marzo del 2025, quando la Procura ha ricevuto una segnalazione da parte dei servizi del Dipartimento dell’educazione, della cultura e dello sport (DECS). Il Dipartimento era venuto a conoscenza di possibili comportamenti penalmente rilevanti attribuibili all’insegnante e aveva immediatamente allertato le autorità competenti.

I primi interrogatori si sono svolti il 17 marzo, giorno in cui è scattato anche l’arresto. Il Giudice dei provvedimenti coercitivi (GPC) ha successivamente confermato la misura restrittiva della libertà, mantenendo l’uomo in stato di detenzione nel corso di tutta la fase istruttoria.

In parallelo all’azione penale, il Governo cantonale aveva disposto la sospensione immediata dall’insegnamento e avviato un procedimento disciplinare interno. Gli inquirenti, nel corso delle verifiche, hanno dovuto accertare se esistessero ulteriori presunte vittime oltre alle due già identificate, e se i comportamenti contestati si fossero estesi anche al di fuori dell’ambiente scolastico.

Il supporto agli studenti e il dibattito sulla prevenzione

Non appena è stata resa pubblica la notizia dell’arresto, il DECS e la direzione dell’istituto scolastico hanno attivato un servizio di ascolto e supporto psicologico rivolto agli allievi, con l’obiettivo di gestire il contraccolpo emotivo che una vicenda di questa natura inevitabilmente provoca in una comunità scolastica.

La vicenda ha però sollevato interrogativi più ampi: come funzionano i protocolli di segnalazione all’interno delle scuole? Chi è tenuto a raccogliere e trasmettere eventuali informazioni su comportamenti sospetti? La risposta fornita in sede di Gran Consiglio da Marina Carobbio, il 16 settembre, ha chiarito un punto cruciale: prima che scattasse l’arresto, nessuna segnalazione era pervenuta né alla direzione del Dipartimento né alla Sezione dell’insegnamento medio.

Questa circostanza ha alimentato la discussione pubblica sull’efficacia dei meccanismi di prevenzione vigenti e sulla necessità, eventualmente, di rafforzarli o di rendere più accessibili i canali attraverso cui studenti, famiglie e colleghi possono segnalare situazioni di rischio in modo riservato.

Verso il processo: cosa succede ora

Con il rinvio a giudizio ufficializzato dalla Procuratrice Tuoni, la vicenda entra nella sua fase processuale. Il 37enne comparirà davanti alla Corte delle assise Criminali, dove dovrà rispondere di tutti i reati che gli vengono imputati. Nel frattempo, la richiesta di carcerazione di sicurezza testimonia la valutazione di pericolosità sociale che le autorità inquirenti attribuiscono all’imputato.

Si tratta di un caso che, al di là del singolo procedimento penale, pone sotto i riflettori il tema delicatissimo della tutela dei minori negli ambienti educativi, la fiducia che le famiglie ripongono nelle istituzioni scolastiche e la responsabilità di questi ultimi nel garantire spazi sicuri per la crescita dei giovani.

L’esito del processo dirà l’ultima parola sulla responsabilità penale dell’imputato, ma il dibattito su come prevenire situazioni simili è già aperto, e difficilmente si chiuderà con la sola sentenza.

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