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Lido San Domenico a Lugano: quasi 4000 firme contro la privatizzazione, ma il Municipio cambia rotta?

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Il Lido San Domenico di Lugano torna al centro del dibattito politico

Lo stabilimento balneare di Castagnola è ancora una volta al centro di un acceso confronto tra amministrazione comunale e cittadinanza. Quasi quattromila firme raccolte in poche settimane testimoniano una preoccupazione diffusa: che il Lido San Domenico, spazio storico e aggregativo per i luganesi, possa trasformarsi in un luogo esclusivo, accessibile solo a una fascia ristretta di persone. Di fronte a questa mobilitazione popolare, il Municipio di Lugano ha risposto con la pubblicazione di due bandi di concorso, una scelta che non ha convinto né i promotori della petizione né un gruppo trasversale di consiglieri comunali.

Una storia che si ripete: il precedente del 2024

Per comprendere la situazione attuale, occorre tornare indietro di circa due anni. Nell’estate del 2024, sul futuro del Lido San Domenico aleggiava una seria minaccia: l’esecutivo municipale sembrava intenzionato a non rinnovare il contratto di gestione dello stabilimento. La reazione della cittadinanza fu immediata e massiccia.

In pochissimo tempo venne raccolta una prima petizione con oltre 6000 adesioni, una mobilitazione che convinse il Municipio a fare un passo indietro. La convenzione con i gestori fu prolungata di ulteriori due anni, guadagnando tempo prezioso per riflettere sul futuro del sito.

Due anni che, secondo i firmatari dell’interpellanza, non sembrano essere stati sfruttati nel modo sperato.

L’interpellanza interpartica: il Municipio sta ascoltando?

A farsi portavoce delle preoccupazioni dei cittadini è stata la consigliera comunale Nina Pusterla, che ha presentato un’interpellanza interpartica rivolta all’esecutivo. Il documento, firmato da rappresentanti di diversi gruppi politici, muove da una constatazione netta: in questi due anni, il dibattito pubblico sull’importanza degli spazi aggregativi liberi da logiche di mercato si è intensificato, eppure la risposta del Municipio sembra ignorare completamente questo fermento.

La critica di fondo riguarda l’approccio scelto dall’amministrazione: pubblicare due bandi di concorso distinti — uno per una gestione triennale e uno per una decennale — senza che questi contemplino in alcun modo le istanze culturali e sociali emerse dal basso. Per gli interpellanti, questa scelta tradisce una visione economicistica che privilegia il potenziale commerciale del sito rispetto alla sua funzione di luogo di incontro aperto a tutti.

Le firme della nuova petizione: risanamento sì, snaturamento no

Parallelamente all’iniziativa politica in Consiglio comunale, una nuova petizione popolare sta raccogliendo consensi. I promotori non si oppongono in linea di principio al risanamento dello stabilimento — intervento da molti ritenuto necessario — ma chiedono con forza che eventuali lavori e nuovi assetti gestionali non alterino l’identità profonda del luogo.

Il Lido San Domenico, nella percezione collettiva, non è semplicemente uno stabilimento balneare: è uno spazio di cultura, di aggregazione multiculturale, di accessibilità per tutte le fasce sociali. Trasformarlo in una struttura d’élite significherebbe, secondo i firmatari, privare la comunità di un patrimonio comune difficile da sostituire.

Le domande al Municipio: quattro nodi da sciogliere

L’interpellanza pone all’esecutivo una serie di quesiti precisi, che toccano aspetti sia politici sia pratici:

  • Come valuta il Municipio la presa di posizione collettiva espressa attraverso la petizione popolare?
  • Perché sono stati pubblicati due bandi separati invece di assumere direttamente l’onere della progettazione e del rinnovo dello spazio?
  • In che modo l’amministrazione intende garantire che le future proposte culturali e aggregative siano accessibili all’intera cittadinanza, non solo a chi può permetterselo economicamente?
  • Quali strumenti verranno adottati per verificare che i progetti presentati dai concorrenti siano davvero in linea con le esigenze del Comune e della comunità locale?

Quest’ultimo punto tocca un tema delicato: quello della qualità e della coerenza delle offerte che arriveranno in risposta ai bandi. Gli interpellanti chiedono esplicitamente che si tenga conto di quanto costruito dagli attuali gestori in termini di programmazione originale, inclusiva e multiculturale.

Spazio pubblico o opportunità commerciale?

Al centro di tutta la vicenda c’è una questione di principio che va ben oltre il destino di un singolo stabilimento balneare. La domanda implicita che attraversa l’interpellanza, la petizione e il dibattito pubblico è questa: a chi appartengono gli spazi pubblici di una città?

Da un lato c’è chi ritiene che un bene di proprietà comunale debba essere gestito in modo da generare un ritorno economico, anche per finanziare servizi e manutenzione. Dall’altro c’è chi sostiene che certi luoghi abbiano un valore sociale che non può essere ridotto a una voce di bilancio, e che la funzione aggregativa di uno spazio aperto a tutti rappresenti di per sé un investimento sulla coesione della comunità.

Il Lido San Domenico, con la sua posizione invidiabile sul lago di Lugano e la sua storia, incarna perfettamente questa tensione. Il Municipio dovrà rispondere all’interpellanza, e la sua risposta dirà molto su quale visione di città intende perseguire.

Cosa succederà ora?

L’iter istituzionale prevede che l’esecutivo risponda formalmente all’interpellanza presentata da Nina Pusterla e co-firmatari. Nel frattempo, la raccolta firme della petizione continua, e l’attenzione pubblica sulla vicenda rimane alta. I due bandi pubblicati sono aperti, e l’esito delle selezioni potrebbe determinare per anni il volto del Lido San Domenico.

Quello che è certo è che la cittadinanza luganese ha dimostrato, per la seconda volta in due anni, di tenere molto a questo luogo. Ignorare questa voce sarebbe, per l’amministrazione, una scelta politicamente rischiosa — oltre che, a giudizio di molti, culturalmente miope.

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