Il 2025 segna un’impennata dei fallimenti aziendali in tutta la Confederazione
Il panorama economico svizzero si tinge di rosso: nei primi tre trimestri del 2025 si sono contate 11.412 bancarotte aziendali, con un incremento del 37% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Un segnale che non può essere ignorato, e che colpisce in misura diversa le singole regioni e i vari settori produttivi.
A rendere pubblica questa fotografia è stata Crif, azienda specializzata nell’analisi della solvibilità, nella prevenzione delle frodi e nell’informazione economica per imprese e privati. I dati restituiscono un quadro complesso, in cui si intrecciano fattori strutturali e novità legislative.
Una legge cambia le regole del gioco: il ruolo dei debiti fiscali
Tra le cause dell’aumento dei fallimenti, una delle più rilevanti è di natura normativa. Dal 1° gennaio 2025 è entrata in vigore una modifica legislativa che ha ampliato le possibilità di riscossione dei crediti fiscali nei confronti delle aziende registrate nel registro di commercio.
In precedenza, le autorità fiscali potevano recuperare le imposte non versate esclusivamente attraverso il pignoramento dei beni. Con la nuova norma, invece, anche i debiti tributari possono essere azionati direttamente tramite procedura fallimentare. Un cambiamento che ha evidentemente accelerato la chiusura formale di molte imprese già in difficoltà.
I settori più colpiti: costruzione, ristorazione e commercio al dettaglio
Non tutti i comparti sono stati toccati allo stesso modo. L’analisi settoriale rivela alcuni ambiti particolarmente vulnerabili:
- Edilizia e costruzioni: 1.380 imprese fallite, con un incremento del 13% rispetto al 2024.
- Ristorazione: 1.019 chiusure registrate, in crescita del 20% su base annua.
- Commercio al dettaglio: 895 bancarotte, il dato più allarmante in termini percentuali con un aumento del 51%.
Il commercio al dettaglio, già messo a dura prova dalla concorrenza online e dal cambiamento delle abitudini di consumo, si conferma tra i comparti più esposti alle turbolenze economiche del momento.
Ticino e Grigioni: due cantoni oltre la media
Sul fronte regionale, due cantoni si distinguono negativamente rispetto alla tendenza nazionale. Il Ticino fa registrare 721 fallimenti, con un incremento del 48%, ben al di sopra della media confederale. Ancor più marcata la situazione nei Grigioni, dove i fallimenti sono saliti a 218 unità, con una variazione percentuale del +95%, quasi il doppio rispetto alla media svizzera.
In termini assoluti, il maggior numero di bancarotte si concentra nei cantoni più popolosi. Zurigo guida la classifica con 1.850 casi (+28%), seguita da Ginevra con 1.369 (+65%) e da Vaud con 1.006 (+30%). Questi dati, tuttavia, riflettono anche la maggiore densità di imprese presenti in queste aree metropolitane.
Il lato positivo: le nuove imprese non si fermano
Il quadro non è però interamente cupo. Parallelamente alle chiusure, il mercato mostra una vitalità imprenditoriale che non accenna a rallentare. Nei primi nove mesi del 2025 sono nate 40.487 nuove aziende in Svizzera, con un aumento del 2% rispetto all’anno precedente.
I settori trainanti della nuova imprenditorialità sono:
- Consulenza aziendale: 3.499 nuove imprese costituite, +25% rispetto al periodo comparabile.
- Settore immobiliare: 3.032 nuove realtà, con una crescita del 6%.
- Costruzioni: 2.896 nuove imprese, +5%.
- Commercio al dettaglio: 2.823 nuove aperture, seppur con un calo del 12% rispetto all’anno scorso.
Un dato interessante: la consulenza aziendale registra la crescita più sostenuta in termini percentuali, a conferma di una domanda sempre più elevata di supporto professionale da parte delle imprese in un contesto economico incerto.
Ticino e Grigioni brillano anche sul fronte delle nuove imprese
Gli stessi cantoni che guidano la classifica negativa dei fallimenti mostrano anche un dinamismo imprenditoriale superiore alla media nella nascita di nuove realtà. In Ticino sono state create 1.806 nuove imprese, con un incremento del 9%, mentre nei Grigioni le nuove ditte hanno raggiunto quota 853, segnando un +8,1%.
Un apparente paradosso che, in realtà, descrive bene la complessità del momento: accanto alla selezione naturale che spazza via le aziende in difficoltà, esiste un tessuto imprenditoriale che continua a rinnovarsi e a scommettere sul futuro.
Uno scenario da monitorare con attenzione
I dati elaborati da Crif invitano a una lettura equilibrata del sistema economico elvetico. Se da un lato la crescita dei fallimenti è innegabile — e in parte attribuibile a una novità normativa che ha svelato situazioni già compromesse — dall’altro il mercato dimostra una capacità di rigenerazione che non deve essere sottovalutata.
Per il Ticino in particolare, il doppio primato — più fallimenti ma anche più nuove imprese rispetto alla media nazionale — suggerisce un tessuto economico in forte trasformazione. Un contesto che richiede politiche di sostegno mirate, attenzione alla liquidità aziendale e strumenti efficaci per accompagnare le imprese in difficoltà prima che sia troppo tardi.



