Una manciata di righe nello statuto di una fondazione universitaria, apparentemente tecniche e di dettaglio, nascondono in realtà una strategia patrimoniale di ampio respiro. Il Municipio di Lugano ha presentato al Consiglio comunale una proposta di modifica dello statuto della Fondazione per le Facoltà di Lugano dell’Università della Svizzera italiana (FFL), con l’obiettivo di introdurre una garanzia preventiva sul destino degli immobili dell’ateneo in caso di eventuale scioglimento della Fondazione stessa.
Cosa prevede la modifica statutaria
Il cuore della proposta è semplice nella sostanza: se la FFL dovesse in futuro cessare di esistere — un’ipotesi oggi del tutto teorica, visto che non esiste alcuna intenzione in tal senso — tutti gli immobili di sua proprietà e quelli legati a diritti di superficie tornerebbero automaticamente al Comune di Lugano, anche se gravati da oneri o vincoli. Una clausola di salvaguardia, appunto, che blinderebbe il patrimonio edilizio dell’USI nell’orbita pubblica comunale.
L’Esecutivo luganese ha precisato con chiarezza che la modifica non segnala nessuna volontà di sciogliere la Fondazione né di ridimensionarne le funzioni. Al contrario, la FFL continua a operare regolarmente nel pieno rispetto del proprio mandato istituzionale. La modifica ha esclusivamente carattere preventivo e prudenziale: serve a creare una rete di sicurezza giuridica prima di compiere eventuali passi successivi.
Perché ora? Il contesto della valorizzazione del patrimonio immobiliare
La tempistica della proposta non è casuale. Lugano sta attraversando una fase di profonda riflessione sulla propria strategia immobiliare. L’obiettivo del Municipio è ottimizzare il portafoglio di edifici pubblici, cedendo quelli meno strategici per ricavare risorse finanziarie utili a sostenere il debito comunale.
Negli ultimi anni la Città ha effettuato una serie di investimenti significativi:
- Acquisizione dello stadio di calcio
- Realizzazione del palazzetto dello sport
- Progetto della Città della musica a Besso
Queste operazioni hanno pesato sulle finanze comunali, e la vendita di alcuni immobili potrebbe offrire un margine di manovra importante. Tra gli edifici candidati a una possibile cessione figurano l’ex casa per anziani al Castagneto, il palazzo dell’amministrazione in via della Posta (destinata a traslocare nelle nuove torri di Cornaredo) e, soprattutto, l’edificio storico del Campus Ovest dell’USI.
L’edificio USI: un asset da 74 milioni di franchi
La sede principale del Campus Ovest rappresenta un asset di notevole valore: la stima attuale parla di circa 74 milioni di franchi. L’intenzione del Municipio sarebbe quella di definire il trasferimento di proprietà entro il 2029, cedendo l’immobile direttamente alla FFL.
È proprio questo scenario che rende necessaria la clausola di salvaguardia. Se il Comune dovesse vendere un bene di tale entità alla Fondazione, sarebbe essenziale avere la certezza legale che, in uno scenario estremo di scioglimento della FFL, quell’immobile non finisca nelle mani di soggetti terzi estranei all’ente pubblico. La modifica statutaria garantisce esattamente questo: il ritorno del patrimonio al Comune, qualunque cosa accada.
Una decisione ancora in fase di valutazione
È importante sottolineare che la vendita dell’edificio USI non è ancora stata decisa. Come chiarito dal Municipio, si tratta di un’operazione ancora in fase di valutazione, che sarà eventualmente formalizzata con un apposito messaggio municipale in una fase successiva. Per ora, il passo in discussione riguarda esclusivamente la modifica statutaria della FFL.
L’approccio del Municipio appare quindi metodico: prima si crea il quadro giuridico di tutela, poi — se e quando le condizioni lo permetteranno — si procederà con il trasferimento immobiliare vero e proprio. Una logica che antepone la prudenza all’azione, evitando di trovarsi in futuro in situazioni senza via d’uscita.
Il passaggio in Consiglio comunale: un test politico
La proposta di modifica dello statuto sarà discussa dal Consiglio comunale di Lugano, che dovrà ratificarla. Il dibattito che ne seguirà sarà probabilmente rivelatore: al di là del merito tecnico della clausola — su cui difficilmente si leveranno obiezioni sostanziali — la discussione potrebbe diventare un primo termometro del clima politico attorno alla prospettiva di vendita del Campus USI.
I consiglieri potrebbero sfruttare l’occasione per esprimere posizioni, sollevare domande o manifestare riserve sull’operazione più ampia. In questo senso, il voto sulla modifica statutaria assume un valore che va oltre il suo stretto contenuto tecnico: è, di fatto, il primo atto pubblico di un percorso che potrebbe portare alla cessione di uno degli immobili più simbolici della Lugano universitaria.
Una governance prudente per scelte future
In definitiva, la vicenda della FFL offre uno spaccato interessante su come un’amministrazione comunale si prepara a gestire operazioni patrimoniali complesse. Invece di procedere direttamente alla vendita — con tutti i rischi giuridici che ne deriverebbero — il Municipio sceglie di costruire prima le fondamenta normative adeguate.
La clausola di salvaguardia non è un annuncio di dismissione né un segnale di sfiducia verso la FFL: è semplicemente uno strumento di buona amministrazione, pensato per tutelare l’interesse pubblico in qualunque scenario futuro. Una forma di prudenza istituzionale che, in un contesto di riassetto del patrimonio cittadino, appare tanto più necessaria quanto più elevato è il valore degli asset coinvolti.



