Fine corsa per l’X2: la montagna russa californiana non aprirà mai più
Dopo oltre vent’anni di brividi e adrenalina, la montagna russa X2 del parco divertimenti Six Flags Magic Mountain, situato a nord di Los Angeles, chiuderà per sempre i battenti. La decisione, annunciata martedì dalla direzione del parco, arriva al termine di una serie di episodi gravi che hanno coinvolto diversi visitatori, alcuni dei quali hanno riportato lesioni cerebrali serie dopo aver effettuato il giro sull’attrazione.
A dare la notizia ufficiale è stato il presidente del parco, Brian Oerding, che ha voluto chiarire la posizione dell’azienda: «Sebbene l’X2 abbia superato con successo numerosi test di sicurezza, abbiamo deciso di chiuderla perché riteniamo sia la scelta giusta». Una dichiarazione che suona come un’ammissione implicita della necessità di agire, al di là dei risultati formali delle verifiche tecniche.
Cos’era l’X2: un’attrazione estrema da 130 km/h
L’X2 non era una montagna russa qualunque. Con sedili rotanti a 360 gradi e vagoni capaci di raggiungere i 130 chilometri all’ora, l’attrazione era progettata per spingere al limite l’esperienza sensoriale dei visitatori. Discese vertiginose e torsioni brusche erano la firma di un giro che, negli anni, aveva attirato milioni di appassionati di emozioni forti da tutto il mondo.
Nonostante il suo indubbio successo commerciale, l’X2 ha accumulato nel tempo una serie di segnalazioni preoccupanti, fino ad arrivare alle denunce legali che hanno contribuito a mettere in discussione la sua operatività.
I casi che hanno fatto scattare l’allarme
A far esplodere la questione sono stati in particolare due episodi avvenuti nel luglio scorso, a distanza di pochi giorni l’uno dall’altro, che hanno coinvolto due donne in età relativamente giovane.
Il caso di Pamela Guillen
Il 5 luglio, Pamela Guillen, 40 anni, è salita sull’X2 come tanti altri visitatori. Dopo la corsa, le sue condizioni sono precipitate: i medici hanno riscontrato un grave ematoma subdurale con compressione cerebrale. La donna è stata sottoposta a un intervento chirurgico d’urgenza che ha richiesto la rimozione parziale del cranio. Sono i familiari ad aver raccontato la vicenda pubblicamente, rivolgendosi anche alla CNN per denunciare la situazione.
Il caso di Naomi Greer-Wilkinson
Meno di una settimana dopo, il 25 luglio, è toccato a Naomi Greer-Wilkinson, 25 anni. Dopo la discesa sull’X2, la giovane ha perso conoscenza ed è stata trasportata d’urgenza in ospedale, dove è stata operata al cervello. Le conseguenze sono state devastanti: Naomi è rimasta in coma per settimane e, secondo quanto riferito dai genitori, non è ancora in grado di parlare né di respirare autonomamente.
Entrambe le famiglie hanno avviato procedimenti legali contro il parco, sostenendo che la giostra sia la causa diretta delle lesioni riportate.
Un precedente drammatico quattro anni fa
I due episodi del luglio scorso non sono, purtroppo, isolati. Quattro anni prima, un giovane di 22 anni era deceduto dopo essere stato a bordo della stessa attrazione. Quel tragico evento aveva portato a una temporanea chiusura dell’X2, ma la giostra era poi tornata in funzione dopo le verifiche di rito.
La chiusura avvenuta a seguito del secondo incidente dello scorso luglio, invece, si è trasformata in quella che ora è diventata una chiusura definitiva e permanente.
Decine di denunce: un problema più ampio
Oltre ai casi più eclatanti, fonti vicende alle famiglie coinvolte e alle cronache giudiziarie indicano che le denunce per presunti danni neurologici legati all’X2 siano numerose. Non si tratta quindi di episodi isolati, ma di un quadro che si è andato costruendo nel tempo e che ha reso sempre più difficile giustificare la continuazione dell’attività dell’attrazione.
Il meccanismo stesso della giostra — con le rotazioni complete dei sedili abbinate alle accelerazioni intense — è finito sotto la lente di esperti medici e legali, che si interrogano sul tipo di sollecitazioni che simili forze fisiche esercitano sul cervello umano, in particolare sulle strutture vascolari intracraniche.
La decisione del parco: sicurezza formale, ma scelta etica
La posizione ufficiale di Six Flags è sfumata ma significativa. La direzione non ha riconosciuto alcun difetto tecnico dell’impianto — che avrebbe «superato con successo» tutti i controlli di sicurezza — ma ha comunque optato per la chiusura definitiva. Una scelta che separa la conformità normativa dalla responsabilità morale verso i visitatori.
Questa distinzione è importante: significa che l’X2 poteva tecnicamente continuare a operare, ma che il parco ha preferito non farlo, probabilmente anche in risposta alla pressione dell’opinione pubblica e al peso crescente del contenzioso legale.
Cosa succederà ora
Non è ancora chiaro se e come lo spazio occupato dall’X2 verrà riutilizzato all’interno del parco. Six Flags Magic Mountain rimane uno dei parchi a tema più famosi degli Stati Uniti, noto per ospitare alcune delle montagne russe più intense al mondo. La chiusura dell’X2 rappresenta comunque una svolta significativa nella storia del parco e riaccende il dibattito su sicurezza delle attrazioni ad alta intensità e sulle responsabilità dei gestori verso il pubblico.
Per le famiglie di Pamela Guillen e Naomi Greer-Wilkinson, la chiusura dell’attrazione non basta: i procedimenti legali sono avviati e la battaglia per il riconoscimento delle responsabilità è ancora aperta. Una vicenda che, al di là del singolo parco, solleva domande più ampie su come vengono progettate, testate e monitorate le attrazioni estreme in tutto il mondo.



