La nomina che fa discutere: Marchesi guida il Dipartimento del Territorio
Il Consiglio di Stato ticinese ha ufficializzato l’assegnazione del Dipartimento del Territorio a Piero Marchesi, una decisione che ha immediatamente acceso il dibattito politico a Bellinzona. A reagire con maggiore veemenza sono stati i Verdi del Ticino, che non hanno nascosto una profonda preoccupazione per le possibili conseguenze di questa scelta sulle politiche legate al clima, all’ambiente e alla mobilità pubblica nel cantone.
Il paragone con Rösti: una «volpe nel pollaio»
Nel comunicato diffuso dal partito, i Verdi tracciano un parallelismo esplicito tra Marchesi e Albert Rösti, il consigliere federale che guida il Dipartimento federale dell’ambiente, dei trasporti, dell’energia e delle comunicazioni. Secondo i Verdi, la nomina cantonale non sarebbe casuale, ma sembrerebbe inserirsi in una logica coordinata con quanto avviene a livello federale.
La metafora usata è diretta: Marchesi potrebbe agire, secondo il partito, come una «volpe nel pollaio», con la possibilità di smantellare progressivamente le misure a tutela del clima, della biodiversità e del trasporto pubblico, dossier considerati cruciali per il futuro del cantone.
Il timore della censura scientifica
I Verdi avanzano anche un interrogativo specifico, che rivela quanto il precedente federale pesi sulle loro valutazioni. Il partito si domanda se Marchesi, seguendo l’esempio attribuito a Rösti, potrebbe chiedere ai propri collaboratori di evitare termini come clima e biodiversità nelle comunicazioni ufficiali, con il rischio di aprire la strada a decisioni definite dal partito «antiscientifiche».
Si tratta di una critica politica netta, che punta il dito non solo sul singolo consigliere di Stato, ma su un orientamento culturale e ideologico che, secondo i Verdi, potrebbe compromettere la qualità delle scelte amministrative in ambiti sensibili.
Critiche anche agli altri consiglieri di Stato
Nel mirino del partito non finisce solo Marchesi. I Verdi rivolgono un appunto anche agli altri membri dell’esecutivo cantonale, sottolineando come siano stati proprio loro a operare questa scelta. Se il neo responsabile del Dipartimento del Territorio dovesse «deragliare», scrivono i Verdi, ci si aspetterebbe un freno da parte dei colleghi di governo. Ma poiché sono stati loro stessi a volere questa nomina, il partito si dice incapace di nutrire fiducia in tale meccanismo correttivo.
Il «non rimpasto» e le tensioni interne all’esecutivo
Un altro elemento su cui i Verdi si soffermano riguarda le dinamiche interne al Consiglio di Stato che hanno portato alla decisione. L’esecutivo ha giustificato la scelta come una preferenza per la «stabilità» e la continuità gestionale. Tuttavia, secondo il partito ecologista, questa lettura non convince.
I Verdi fanno notare che il Dipartimento del Territorio sarebbe stato appetito anche da altri consiglieri di Stato, in particolare Gobbi e De Rosa. I lunghi tempi di discussione che hanno preceduto l’annuncio sarebbero la spia di trattative complesse e di difficoltà nel trovare un accordo. Alla luce di ciò, la decisione finale di non procedere ad alcuno scambio di portafogli non rappresenterebbe una scelta strategica consapevole, ma piuttosto il risultato di una impasse: un compromesso raggiunto per mancanza di alternativa, non per visione politica condivisa.
- Nessun cambio di dipartimento tra i consiglieri di Stato
- Unanimità formale su una situazione di status quo
- Tensioni tra Gobbi, De Rosa e altri per la gestione del Territorio
- Lunghi negoziati interni prima dell’annuncio ufficiale
Una tregua fino ad aprile?
I Verdi sperano che questa situazione sia temporanea. Nel comunicato, il partito auspica che lo status quo duri solo fino ad aprile, lasciando intendere che si attendono sviluppi futuri nella composizione o negli equilibri dell’esecutivo cantonale. Una finestra di speranza, dunque, per chi teme che la nomina di Marchesi possa tradursi in una svolta negativa per le politiche ambientali ticinesi.
L’apertura finale: «Lasciamoci sorprendere»
Nonostante i toni critici e le preoccupazioni espresse, il comunicato dei Verdi si chiude con una nota di apertura istituzionale. Il partito dichiara di essere pronto a «lasciarsi sorprendere» e augura buon lavoro al nuovo Consiglio di Stato. Un segnale che, al di là delle polemiche, rimane aperta la possibilità di un dialogo costruttivo, almeno formalmente.
Resta da vedere se Marchesi saprà dissipare i timori degli ambientalisti con atti concreti, o se le preoccupazioni dei Verdi troveranno conferma nelle prime scelte operative del dipartimento che ora è chiamato a guidare. Il dossier clima e ambiente in Ticino è destinato a rimanere al centro del confronto politico nei prossimi mesi.



