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Bellinzona, il nuovo marchio ‘Millemonti’ divide: identità locale o brand generico?

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Un nome per unire, ma che divide

Trovare un’etichetta capace di raccontare un territorio è impresa tutt’altro che semplice. Lo sa bene Bellinzona, che nelle ultime settimane si è ritrovata al centro di un nuovo dibattito sulla nomenclatura. Dopo il voto del 27 settembre che ha bocciato il progetto di valorizzazione della Fortezza — almeno in parte proprio per la questione del nome — la città ticinese deve ora fare i conti con un’altra controversia identitaria: il marchio «Millemonti Bellinzona», lanciato per promuovere lo sviluppo della montagna sulla sponda destra.

Il progetto: una piattaforma comune per la sponda destra

L’iniziativa nasce nell’ambito di un Piano d’azione avviato in estate dall’Ente autonomo Carasc, presieduto dal vicesindaco Fabio Käppeli. L’obiettivo dichiarato è superare la frammentazione dell’offerta turistica e ricreativa della sponda destra, riunendo sotto un unico ombrello comunicativo i principali attori del territorio.

Il nome «Millemonti Bellinzona» è stato selezionato dopo uno studio affidato a un’agenzia esterna e conta già sul sostegno del Municipio, del patriziato di Monte Carasso e della Fondazione Curzútt-San Barnárd. Concretamente, il progetto prevede:

  • Un sito web centralizzato per l’intera area
  • Una segnaletica turistica aggiornata con la nuova identità visiva
  • Una pagina Instagram brandizzata, già operativa

Nelle intenzioni dei promotori, il brand dovrebbe trasmettere immediatamente l’idea di un territorio ricco di sfaccettature, capace di offrire non una singola attrazione ma una molteplicità di esperienze.

Le critiche: un nome già preso, e non dai bellinzonesi

La consigliera comunale Camilla Pedrioli (Il Centro) ha presentato un’interpellanza formale in cui contesta il marchio su più fronti. Il primo punto riguarda la genericità: «Millemonti» sarebbe un’espressione troppo vaga, già presente in altri contesti geografici e priva di qualsiasi legame specifico con la sponda destra bellinzonese.

Ma c’è un problema ancora più concreto. Da anni un operatore outdoor con sede a Brescia utilizza il nome «MilleMonti» per proporre escursioni, trekking e viaggi di gruppo in Valle Camonica, Val di Scalve e Franciacorta. Il rischio, secondo Pedrioli, è immediato: chi cerca «Millemonti» online rischia di atterrare su pagine lombarde anziché scoprire la Mornera o i sentieri della sponda destra ticinese. Un paradosso per un brand pensato proprio per aumentare la visibilità di quel territorio.

Identità locale sacrificata a un rebranding?

Al di là del problema di omonimia, Pedrioli solleva una questione più profonda: quella dell’identità delle comunità locali. La sponda destra comprende quartieri con propri toponimi, dialetti e storie sedimentate nel tempo. Con il nuovo marchio, sostiene la consigliera, questi luoghi finirebbero per diventare un semplice «sottotitolo» del brand cittadino, in contraddizione con la filosofia originaria dell’aggregazione comunale, che avrebbe dovuto valorizzare — non appiattire — le specificità dei singoli quartieri.

«I nomi dei luoghi», scrive Pedrioli nell’atto parlamentare, «finiscono in coda a quello della città»: un’inversione di priorità che tradisce, a suo avviso, le premesse stesse del progetto di sviluppo montano.

Il tempismo: un nuovo caso dopo la Fortezza

La consigliera non manca di sottolineare come il tempismo del rebranding appaia quanto meno inopportuno. A meno di un mese dalla votazione che ha affossato il progetto sulla Fortezza — bocciato anche per ragioni legate al nome e all’identità — il lancio di «Millemonti Bellinzona» sembra ignorare un segnale politico molto chiaro proveniente dai cittadini.

Pedrioli ricorda inoltre una certa incoerenza nelle posizioni dell’esecutivo: in occasione della Fortezza, il Municipio aveva più volte insistito sull’importanza dell’unicità del marchio. Come si concilia quella posizione con la scelta di un nome già utilizzato da altri e non riconducibile al Bellinzonese?

Le domande aperte al Municipio

L’interpellanza chiede risposte puntuali su diversi aspetti rimasti in ombra. In sintesi, i nodi da sciogliere sono:

  • Chi ha deciso il nome e quale ruolo ha avuto il Municipio nel processo di scelta?
  • Chi risponde politicamente della decisione di adottare «Millemonti Bellinzona»?
  • Qual è stato il processo partecipativo che ha coinvolto le comunità locali?
  • Sono state effettuate verifiche preventive sull’uso pregresso del nome da parte di altri soggetti?
  • Quali sono i costi complessivi dell’adozione del nuovo brand?
  • In che misura il marchio valorizza concretamente la storia e l’identità della sponda destra?

Una città alle prese con la propria narrazione

Il caso «Millemonti» si inserisce in un momento delicato per Bellinzona, alle prese con domande fondamentali su come raccontarsi all’esterno senza tradire le proprie radici interne. Scegliere un nome non è mai un atto neutro: plasma percezioni, orienta aspettative e, soprattutto, può includere o escludere chi in quel nome dovrebbe riconoscersi.

Il dibattito appena iniziato in Consiglio comunale potrebbe rivelarsi l’occasione per rimettere al centro del progetto non solo le esigenze di marketing, ma anche — e forse soprattutto — la voce delle comunità della sponda destra, che in un brand che si propone di valorizzarle dovrebbero potersi specchiare.

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