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Millemonti Bellinzona: la sponda sinistra resta ai margini del progetto montano?

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Un nuovo marchio, vecchie divisioni

Bellinzona ha un nuovo strumento di promozione per la sua montagna: si chiama Millemonti Bellinzona, ed è stato presentato di recente dall’Ente autonomo Carasc con l’obiettivo di valorizzare in modo coordinato e sostenibile le aree di sponda destra, in particolare Curzùtt, Mornera e il parco montano circostante. Un progetto ambizioso sulla carta, ma che ha immediatamente sollevato un’ondata di critiche all’interno del Legislativo cittadino.

Al centro del dibattito c’è una domanda che sembra semplice, ma nasconde anni di strategie disattese: cosa succede alla montagna di sponda sinistra? E, soprattutto, il Municipio ha davvero una visione d’insieme per l’intero territorio montano bellinzonese?

Il Centro all’attacco: un’occasione mancata

A porre la questione con forza sono i consiglieri comunali Camilla Pedrioli e Pietro Ghisletta, entrambi appartenenti alla sezione turrita del Centro. Non è la prima volta che Pedrioli si fa sentire sul tema: aveva già firmato un’interpellanza critica riguardo alla scelta del nome del marchio. Ora, insieme al collega Ghisletta, decide di allargare il campo e puntare il dito su una problematica più strutturale.

Secondo i due consiglieri, il progetto Millemonti rappresenta «un’altra occasione mancata» per costruire una strategia davvero unitaria attorno alle montagne di Bellinzona. Invece di mettere in rete le diverse realtà territoriali, si ha la sensazione che ogni comprensorio venga gestito in modo separato, con risorse diseguali, strutture diverse e livelli di attenzione istituzionale che non coincidono.

La storia della sponda sinistra: uno studio dimenticato?

Per capire la portata delle critiche, occorre fare un passo indietro. Tra il 2019 e il 2020, la Città di Bellinzona, l’ente regionale e l’organizzazione turistica regionale avevano commissionato uno studio strategico per la valorizzazione della sponda sinistra del territorio montano. Le conclusioni di quello studio erano chiare: la Fondazione Valle Morobbia veniva indicata come il soggetto più adatto a svolgere il ruolo di governance territoriale per quell’area.

Da allora, la Fondazione ha operato concretamente in questa direzione, diventando interlocutore riconosciuto in progetti regionali e persino internazionali legati alla promozione dell’area. Un lavoro silenzioso ma continuativo, costruito su basi istituzionali precise.

Tanto più sorprendente risulta, quindi, che il nuovo progetto Millemonti Bellinzona sia stato sviluppato e presentato senza alcun coinvolgimento della governance della sponda sinistra. Una scelta che, secondo Pedrioli e Ghisletta, non solo ignora un soggetto già riconosciuto dalle istituzioni, ma va in direzione contraria rispetto agli indirizzi più volte espressi dalla Commissione della gestione e dal Consiglio comunale, che hanno ripetutamente chiesto politiche territoriali integrate e scenari strategici per l’insieme del territorio comunale.

Le cinque domande al Municipio

L’interpellanza presentata dai due consiglieri si articola in cinque quesiti precisi, che mettono sotto pressione l’Esecutivo su diversi fronti:

  • Quale visione complessiva ha il Municipio per la montagna bellinzonese nel suo insieme?
  • Come si giustifica la disparità evidente tra le due sponde in termini di mezzi a disposizione, progettualità, visibilità pubblica e sostegno finanziario?
  • La Fondazione Valle Morobbia e Sponda Sinistra rimarrà l’ente di riferimento istituzionale per quella porzione di territorio?
  • Con quali strumenti e modalità questa fondazione verrà coinvolta nelle strategie future del Comune?
  • È possibile ottenere una tabella riepilogativa di tutti i contributi — ordinari, straordinari e in altre forme — erogati dalla Città dal 2017 a oggi agli enti attivi nei territori montani, con indicazione di beneficiari, finalità e importi?

Quest’ultimo punto è particolarmente significativo: la richiesta di trasparenza finanziaria punta a far emergere eventuali squilibri nella distribuzione delle risorse pubbliche tra le due aree, rendendo confrontabili i livelli di sostegno ricevuti nel corso degli anni.

Una questione di metodo, prima ancora che di risorse

Al di là dei numeri, ciò che emerge con forza dal dibattito in corso è una critica di metodo: il problema non riguarda solo quanto si investe sulla sponda sinistra rispetto alla destra, ma come vengono prese le decisioni strategiche sul territorio montano di Bellinzona.

L’assenza di una cabina di regia condivisa, capace di mettere a sistema le diverse realtà — dalla Fondazione Valle Morobbia all’Ente Carasc, dai parchi naturali alle iniziative turistiche locali — rischia di produrre duplicazioni, inefficienze e, soprattutto, un’immagine frammentata della montagna bellinzonese verso l’esterno.

La questione è anche politicamente rilevante perché tocca la coerenza tra gli indirizzi espressi dal Consiglio comunale e le scelte operative dell’Esecutivo. Se l’assemblea ha più volte auspicato politiche integrate, presentare un progetto di valorizzazione che esclude de facto metà del territorio montano appare quantomeno contraddittorio.

Il Municipio è chiamato a rispondere

Il Municipio di Bellinzona dovrà ora rispondere formalmente all’interpellanza. Le risposte attese serviranno non solo a chiarire la posizione dell’Esecutivo sul caso Millemonti, ma a delineare — si spera in modo più netto rispetto al passato — quale sia la strategia complessiva per la montagna cittadina.

La posta in gioco va oltre la polemica sul nome di un marchio turistico: si tratta di capire se Bellinzona intende davvero costruire una governance montana unitaria, capace di valorizzare ogni versante con equità e visione di lungo periodo. Un obiettivo che, a giudicare dal dibattito attuale, è ancora lontano dall’essere raggiunto.

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