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Bignasco, la piscina comunale finisce nel mirino: cittadini contro il piano di riempimento del Municipio di Cevio

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Una vasca vuota, una decisione controversa e una comunità divisa. A Bignasco, frazione del Comune di Cevio in Valle Maggia, si accende il dibattito attorno al destino della ex piscina comunale, costruita nel 1974 e chiusa definitivamente nel 2020. Il Municipio ha deciso di procedere con il suo riempimento, ma una parte della cittadinanza contesta questa scelta con forza, definendola affrettata e potenzialmente irreversibile.

La storia della piscina e le ragioni del Municipio

Dopo quasi cinquant’anni di attività, la struttura ha smesso di funzionare quattro anni fa. Da allora giace inutilizzata, con una vasca vuota che rappresenta, secondo l’autorità comunale, un concreto rischio per la sicurezza. La possibilità di caduta nella vasca incustodita è tra le motivazioni principali che hanno spinto il Municipio ad agire.

Per riportare la piscina in piena efficienza operativa, si renderebbe necessario un intervento di ristrutturazione completo. Gli ambiti da affrontare sarebbero numerosi:

  • Risanamento della sala macchine
  • Sostituzione degli impianti tecnici
  • Adeguamento dell’impianto elettrico
  • Rifacimento delle pavimentazioni
  • Risoluzione dei problemi di infiltrazione
  • Adeguamento alle normative vigenti in materia di sicurezza, accessibilità e risparmio energetico

Un pacchetto di lavori che, a giudizio dell’autorità, comporterebbe costi insostenibili per le casse comunali. Nel materiale informativo distribuito alla popolazione si ricorda inoltre che nel corso dell’ultimo decennio il Comune avrebbe già investito oltre un milione di franchi per mantenere operativa la struttura.

Il progetto di riempimento non si limita alla sola vasca: prevede anche la demolizione dei cordoli perimetrali, la rimozione della recinzione e la sistemazione a verde dell’area. L’obiettivo è restituire lo spazio alla collettività entro l’estate del 2027, trasformandolo in un parco verde liberamente fruibile.

Le obiezioni dei cittadini contrari

Non tutti, però, condividono questa visione. Un gruppo di residenti ha reagito con un documento critico, distribuito alla popolazione, in cui smonta punto per punto le argomentazioni del Municipio. Il messaggio di fondo è sintetizzato in una frase secca: demolire è più facile che costruire.

La prima contestazione riguarda la tempistica. I cittadini contrari sostengono che non vi sia urgenza di procedere ora, prima che sia definita una destinazione concreta per l’area. La loro proposta è attendere la realizzazione del nuovo Lido Alpino e solo in seguito affrontare, con un quadro strategico più chiaro, il futuro dell’ex piscina.

Sul fronte economico, il documento mette in discussione la ricostruzione dei costi presentata dall’autorità. In particolare, i firmatari ricordano che nel 2020 il Consiglio comunale aveva già respinto un credito di 260.000 franchi destinato a interventi sulla struttura. Tra le spese citate nel volantino municipale figurerebbe anche un investimento di 300.000 franchi per l’isolazione interna della vasca, una voce che i cittadini ritengono debba essere valutata con maggiore attenzione nel conteggio complessivo.

Il nodo della recinzione e il richiamo alla legge

Un punto particolarmente delicato riguarda la recinzione perimetrale. Se per il Municipio la sua rimozione fa parte del piano di riqualificazione dell’area, per i cittadini contrari essa rappresenta invece l’unico strumento concreto che oggi garantisce la sicurezza del comparto, impedendo l’accesso alla vasca. Eliminarla prima di aver stabilito la destinazione futura dell’area sarebbe, secondo questa visione, un passo prematuro e controproducente.

Ma c’è anche un argomento di natura giuridica. I residenti richiamano l’articolo 166 della Legge organica comunale, che impone al Municipio di provvedere alla conservazione e all’amministrazione dei beni comunali nell’interesse della collettività, senza pregiudicarne la consistenza. Il riempimento della vasca viene interpretato come una trasformazione sostanziale e difficilmente reversibile, adottata in assenza di un progetto definito per il futuro. Un’operazione che, a loro avviso, potrebbe configurarsi come una violazione di questo principio.

La posizione del Municipio: prima fase, non decisione definitiva

Di fronte alle critiche, il Municipio ha chiarito la propria posizione. Il riempimento, spiega l’autorità, va inteso come una prima fase operativa e non come una chiusura definitiva di ogni ipotesi futura per l’area. La destinazione del comparto non sarebbe ancora decisa: il Municipio intende coinvolgere i gruppi politici locali e avviare una riflessione partecipata con la comunità.

Prima di poter procedere concretamente, tuttavia, sarà necessario attendere l’esito dell’iter della domanda di costruzione presentata dal Comune, che dovrà seguire il normale percorso amministrativo.

Un confronto che riflette tensioni più ampie

La vicenda di Bignasco non è solo una disputa tecnica su una vasca da colmare. Riflette una tensione più profonda tra un’amministrazione che cerca soluzioni pragmatiche a beni pubblici costosi e difficili da gestire, e una cittadinanza che chiede di essere coinvolta nelle scelte prima che vengano prese decisioni difficilmente reversibili.

Il destino della ex piscina di Bignasco rimane aperto. Quello che è certo è che la comunità di Cevio non intende restare a guardare in silenzio.

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