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Bocciature nei licei ticinesi: gli studenti vogliono poter parlare davanti al Consiglio di classe

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Un fronte sempre più ampio contro i consigli di classe a porte chiuse

Il movimento prende forma e si allarga. Dopo il voto definito quasi unanime degli studenti del Liceo di Bellinzona, anche l’assemblea studentesca del Liceo di Mendrisio ha approvato con ampia maggioranza una risoluzione promossa dal SISA, il sindacato studentesco attivo in Ticino. Al centro della proposta c’è una richiesta precisa: garantire agli studenti il diritto di essere presenti e di prendere la parola durante le sedute del Consiglio di classe che decidono sulla loro promozione eccezionale.

Il passo successivo, nelle intenzioni del sindacato, è raccogliere ulteriori adesioni da altri istituti scolastici del cantone, per poi portare la questione sul tavolo del Dipartimento dell’educazione, della cultura e dello sport (DECS) e avviare un confronto istituzionale.

Quando un voto insufficiente non basta a decidere il futuro di uno studente

Per capire di cosa si tratta concretamente, è utile chiarire il contesto normativo. Il Regolamento delle scuole medie superiori prevede che, al termine dell’anno, uno studente che non abbia raggiunto i requisiti minimi di promozione — come ad esempio tre materie con valutazione insufficiente — si trovi in una situazione di non promozione automatica.

Tuttavia, il Consiglio di classe ha la facoltà di valutare il caso in modo più ampio, tenendo conto di fattori come:

  • l’impegno dimostrato nel corso dell’anno;
  • la costanza e la progressione del rendimento;
  • eventuali difficoltà personali o circostanze particolari vissute dallo studente.

Sulla base di questa valutazione complessiva, i docenti possono scegliere di promuovere lo studente in via eccezionale, oppure di confermarne la bocciatura.

I numeri che preoccupano: uno studente su due viene respinto

Secondo i dati raccolti dal SISA analizzando i rapporti di gestione degli istituti relativi agli ultimi anni scolastici, la percentuale di bocciature in questi casi è tutt’altro che marginale. Mediamente, uno studente su due che si trova sottoposto a questa procedura non ottiene la promozione eccezionale. Il sindacato segnala inoltre situazioni ancora più nette, in cui il cento per cento degli allievi di una determinata classe è stato respinto.

Dati che, secondo il SISA, rendono ancora più urgente riformare la procedura attuale, rendendola più trasparente e partecipata.

Il nodo della procedura: decidere senza ascoltare

Il punto centrale della contestazione non riguarda tanto l’esito delle decisioni, quanto il modo in cui vengono prese. Oggi, lo studente interessato dalla valutazione del Consiglio di classe è completamente escluso dalla riunione: non può entrare nell’aula, non può intervenire, non può nemmeno esporre brevemente la propria versione dei fatti o segnalare difficoltà che i docenti potrebbero non aver potuto cogliere appieno nel corso dell’anno.

Questa esclusione, secondo il sindacato, non è solo un limite pratico ma una questione di principio. Il SISA definisce l’attuale procedura «antidemocratica», sottolineando come rischi di ridurre lo studente a un semplice oggetto di una decisione amministrativa, anziché riconoscerlo come un individuo capace di portare il proprio punto di vista e di partecipare attivamente alla riflessione sul proprio percorso.

Un momento che può cambiare una vita

La posta in gioco non è trascurabile. La ripetizione di un anno scolastico ha conseguenze concrete e spesso durature: può incidere sul percorso accademico, sulle prospettive professionali, sulle relazioni sociali e sul benessere psicologico di un giovane. Il SISA sostiene che, proprio per questo, chi è chiamato a prendere una decisione così rilevante abbia non solo la possibilità ma anche il dovere morale di incontrare direttamente lo studente coinvolto, guardarlo negli occhi, ascoltarlo e cercare di comprenderne le motivazioni.

Non si tratta di mettere in discussione la competenza dei docenti o l’autorità del Consiglio di classe, ma di arricchire il processo decisionale con un elemento che oggi manca: la voce diretta di chi quella decisione la subisce.

Verso un dialogo con il DECS

La strategia del SISA è chiara: costruire un consenso ampio tra gli istituti scolastici del Ticino, raccogliendo quante più adesioni possibili dalle assemblee studentesche, per poi presentarsi al Dipartimento dell’educazione, della cultura e dello sport con una proposta sostenuta da una base solida e rappresentativa.

Al momento, due licei — Bellinzona e Mendrisio — hanno già espresso il proprio supporto. L’attenzione è ora rivolta agli altri istituti: la loro risposta determinerà il peso politico della richiesta e la possibilità di trasformare questa proposta in una modifica concreta della procedura vigente.

Una battaglia che, in fondo, parla di partecipazione, di ascolto e di rispetto per i giovani come soggetti consapevoli del proprio percorso di crescita. Temi su cui, difficilmente, qualcuno potrà permettersi di restare in silenzio.

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