Quando essere madre diventa un curriculum nascosto
Coordinare orari, gestire conflitti, pianificare giornate complesse: sono attività che milioni di donne svolgono quotidianamente nella gestione familiare, spesso senza riconoscerle come competenze professionali spendibili. Eppure, chi ha trascorso anni fuori dal mercato del lavoro per dedicarsi alla famiglia possiede un bagaglio di capacità molto più ricco di quanto si possa immaginare.
È proprio su questa consapevolezza che si fonda la nuova iniziativa congiunta dei Comuni di Mendrisio e Chiasso, due realtà del Canton Ticino che hanno scelto di collaborare per offrire alle donne un percorso strutturato di reinserimento lavorativo, gratuito e personalizzato.
Le competenze invisibili del lavoro di cura
Andrea Bianchi, responsabile dei Servizi sociali di Chiasso, mette in luce un paradosso comune: molte donne che si sono occupate per anni della famiglia tendono a sminuire ciò che hanno fatto, quasi considerandolo privo di valore per il mercato del lavoro. In realtà, è vero il contrario.
Bianchi porta esempi concreti e illuminanti:
- Pianificazione e strategia: organizzare gli impegni di più figli, sincronizzare scuola, attività extrascolastiche e vita domestica richiede una capacità logistica non banale, identica a quella richiesta in molti ambienti professionali.
- Mediazione e negoziazione: gestire i conflitti quotidiani tra bambini, trovare soluzioni condivise e mantenere equilibri familiari allena competenze che in azienda si definirebbero soft skills di alto livello.
«Parliamo di capacità che una donna magari pensa di non possedere, ma che in realtà esercita ogni giorno», sottolinea Bianchi. Il punto di partenza del progetto è quindi prima di tutto culturale: riconoscere il proprio valore prima ancora di proporsi al mercato.
Un progetto tra istituzioni e associazioni del territorio
L’iniziativa nasce dalla collaborazione tra i due Comuni e due realtà associative del territorio: l’Associazione Famiglie Monoparentali+ (FaMo+) e Ab Ima Radice. L’obiettivo dichiarato è duplice: sostenere l’autonomia economica e personale delle donne e prevenire situazioni di isolamento o esclusione sociale.
Tiziana Madella, direttrice della Divisione socialità e pari opportunità del Comune di Mendrisio, inquadra l’iniziativa all’interno di una visione più ampia. «Si tratta di un’azione strutturata, parte degli obiettivi di Legislatura», spiega. Il progetto si concentra in particolare su gruppi vulnerabili: donne rimaste lontane dal lavoro a lungo, spesso a causa di separazioni o per necessità economiche che le hanno costrette a scegliere tra lavoro e famiglia.
La vulnerabilità economica, sottolinea Madella, non è una condizione statica. Ha effetti a medio e lungo termine che si amplificano nei nuclei monoparentali, dove spesso una sola persona deve sostenere l’intero carico familiare senza una rete di supporto solida.
Come funziona il percorso: formazione e accompagnamento individuale
Il programma si svilupperà tra l’autunno 2026 e novembre 2027, articolandosi in più fasi pensate per accompagnare le partecipanti in modo progressivo e non invasivo.
Il percorso prevede:
- Colloqui individuali iniziali, per comprendere la situazione personale e lavorativa di ciascuna partecipante;
- Quattro incontri formativi tematici, dedicati alla conciliazione tra vita familiare e professionale, alla valorizzazione delle competenze acquisite, alle tecniche di ricerca del lavoro e alla gestione del processo di candidatura;
- Accompagnamenti individuali, per un supporto personalizzato nelle fasi più delicate del reinserimento;
- Momenti di aggiornamento distribuiti nel corso del 2027, per mantenere vivo il percorso nel tempo.
I primi incontri formativi si terranno tra novembre e dicembre 2026 presso la Filanda di Mendrisio. Un dettaglio non secondario: per facilitare la partecipazione delle madri, sarà disponibile un servizio di accudimento per i bambini, rimuovendo così uno degli ostacoli pratici più comuni.
Più che trovare un lavoro: ricostruire fiducia e autonomia
Ciò che distingue questa iniziativa da un semplice corso di aggiornamento professionale è la sua dimensione umana e relazionale. Il reinserimento lavorativo viene inteso non solo come accesso a un impiego, ma come un processo più ampio che coinvolge la fiducia in sé stesse, il benessere familiare e la partecipazione attiva alla vita della comunità.
L’accompagnamento prolungato nel tempo è pensato proprio per evitare che le partecipanti si trovino sole di fronte alle difficoltà che inevitabilmente emergono durante un percorso di ricollocazione professionale. Non si tratta di una formazione «mordi e fuggi», ma di un sostegno continuo e calibrato sulle esigenze reali di ogni donna.
Un segnale culturale oltre che sociale
Iniziative come quella di Mendrisio e Chiasso hanno un valore che va al di là del numero di donne effettivamente reinserite nel mercato del lavoro. Rappresentano un cambio di paradigma: il riconoscimento che il lavoro di cura non è un’interruzione della vita professionale, ma una fase ricca di apprendimenti concreti e trasferibili.
In un contesto in cui le disuguaglianze di genere nel mondo del lavoro restano una realtà documentata, soprattutto per chi ha figli o ha attraversato una separazione, progetti di questo tipo dimostrano che le istituzioni locali possono fare molto, agendo su più livelli: economico, formativo e psicologico. Il messaggio che arriva da questi due Comuni è chiaro: nessuna donna dovrebbe sentirsi esclusa dal mercato del lavoro solo perché ha scelto, o è stata costretta, a prendersi cura della propria famiglia.



