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Salari pubblici in Ticino: i sindacati scendono in campo contro la perdita di potere d’acquisto

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Una petizione per difendere i salari reali del personale pubblico ticinese

Tre sigle sindacali — OCST, VPOD e SIT — hanno deciso di unire le forze e promuovere una petizione indirizzata al Consiglio di Stato e al Gran Consiglio del Canton Ticino. L’obiettivo è duplice: ottenere il recupero del carovita che negli anni passati non è stato adeguatamente riconosciuto ai lavoratori del settore pubblico, e garantire una piena compensazione del rincaro a partire dal 2027.

L’iniziativa si inserisce nel dibattito sul Preventivo 2027, rispetto al quale i sindacati manifestano una netta opposizione alla linea dei tagli adottata dall’esecutivo cantonale, ritenuta incompatibile con la tutela delle condizioni di lavoro e con la qualità dei servizi pubblici offerti alla cittadinanza.

Il divario tra inflazione e adeguamenti salariali: i numeri che preoccupano

Al cuore della mobilitazione sindacale vi è una discrepanza concreta e misurabile. Secondo le stime elaborate dalle tre organizzazioni, tra dicembre 2020 e settembre 2026 il costo della vita in Svizzera è aumentato di circa l’8,5%. Nello stesso periodo, gli stipendi del personale cantonale sono stati adeguati soltanto del 3%, lasciando scoperta una fetta significativa del potere d’acquisto.

La proposta governativa per il 2027, che prevede un aumento dello 0,25%, è giudicata dai sindacati del tutto insufficiente, incapace sia di compensare le perdite accumulate negli anni sia di tenere il passo con la crescita attuale dei prezzi.

Le conseguenze pratiche di questo divario sono tangibili: per un lavoratore con uno stipendio mensile di 5.000 franchi, la perdita stimata ammonterebbe a circa 3.500 franchi all’anno. Una cifra che non può essere ignorata, specie in un contesto in cui le spese fisse delle famiglie continuano a crescere.

Chi è coinvolto: non solo i dipendenti cantonali

La questione non riguarda esclusivamente il personale direttamente alle dipendenze del Cantone. La scala salariale cantonale funge da riferimento per una serie di enti e strutture collegate, il che significa che gli effetti del mancato adeguamento si propagano ben oltre l’amministrazione pubblica stricto sensu.

Tra i settori direttamente coinvolti figurano:

  • L’Ente Ospedaliero Cantonale (EOC)
  • Le case per anziani
  • I servizi di assistenza e cura a domicilio (SACD) pubblici
  • Le università USI e SUPSI
  • L’Organizzazione Sociopsichiatrica Cantonale (OSI)
  • Numerosi Comuni del Canton Ticino

Si tratta, in altri termini, di una fascia molto ampia di lavoratori che garantisce quotidianamente servizi essenziali alla popolazione: sanità, istruzione, assistenza agli anziani, supporto psichiatrico. Categorie che, secondo i sindacati, meritano un riconoscimento concreto e non promesse rinviate di anno in anno.

Effetti a lungo termine: previdenza e progressioni salariali a rischio

OCST, VPOD e SIT sottolineano che le conseguenze di una mancata compensazione non si esauriscono nel presente. Salari strutturalmente più bassi producono effetti a cascata nel tempo: incidono negativamente sugli aumenti salariali successivi, calcolati su una base già erosa, e riducono i contributi previdenziali versati nel corso della carriera lavorativa, con ricadute sulla pensione futura dei dipendenti.

In quest’ottica, il problema non è solo di equità immediata, ma di sostenibilità economica a lungo termine per migliaia di lavoratori del settore pubblico e parapubblico ticinese.

La mobilitazione: petizione e protesta in piazza

La petizione sarà consegnata ufficialmente in occasione della seduta di novembre del Gran Consiglio, accompagnata da un’azione di protesta organizzata nelle piazze. I sindacati invitano tanto il personale interessato quanto i semplici cittadini a sottoscrivere l’iniziativa e a manifestare la propria solidarietà.

La scelta di abbinare la raccolta firme a una presenza visibile nello spazio pubblico riflette la volontà di portare il dibattito fuori dalle aule istituzionali e renderlo comprensibile a tutta la società, non solo agli addetti ai lavori.

Il contesto: costi in aumento su tutti i fronti

A rendere ancora più urgente la richiesta è il quadro generale dei costi che le famiglie ticinesi devono affrontare ogni giorno. I sindacati richiamano esplicitamente l’aumento dei premi della cassa malati, dei prezzi della benzina, delle bollette energetiche e degli affitti: voci che pesano su ogni bilancio familiare e che rendono ancora più acuta la perdita di potere d’acquisto accumulata negli ultimi anni.

In questo scenario, la difesa dei salari reali non viene presentata come una richiesta corporativa o di privilegio, bensì come una questione di equità sociale e di rispetto verso chi ogni giorno si occupa di garantire servizi fondamentali alla comunità. Una posizione che i sindacati intendono sostenere con determinazione nei prossimi mesi, portando la loro voce direttamente nelle sedi dove verranno prese le decisioni sul bilancio cantonale del 2027.

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