Lo stalking diventa reato penale in Svizzera: il Ticino anticipa il dibattito nazionale
Dal primo gennaio di quest’anno, gli atti persecutori trovano finalmente una collocazione esplicita nel Codice Penale svizzero. Si tratta di un passaggio normativo atteso da tempo, che tuttavia non chiude definitivamente il capitolo. A Bellinzona, il Gran Consiglio ticinese ha affrontato la questione in seduta plenaria, discutendo un’iniziativa parlamentare presentata nel settembre 2022 — ben prima, quindi, che il legislatore federale intervenisse in materia.
Il risultato del voto è stato netto: 59 favorevoli e soli 3 contrari hanno approvato le conclusioni della commissione, che raccomandava di non accogliere l’iniziativa cantonale, pur invitando il governo a tenere alta la guardia sull’applicazione concreta della normativa.
Un’iniziativa che ha anticipato i tempi
Roberta Soldati, prima firmataria dell’iniziativa, ha riconosciuto con equilibrio la situazione attuale: a meno di un anno dall’entrata in vigore della nuova disposizione, sarebbe prematuro pensare a una revisione legislativa immediata. Ciononostante, ha sottolineato con chiarezza che il testo normativo contiene aspetti critici che dovranno essere affrontati in futuro.
Tra i punti più urgenti, Soldati ha evidenziato il tema della procedibilità: oggi lo stalking è perseguibile soltanto su querela di parte, mentre secondo l’iniziativista dovrebbe essere un reato perseguibile d’ufficio. La motivazione è concreta e si fonda sui dati: circa il 50% dei casi di stalking registra una recidività, e numerose ricerche dimostrano che questa forma di persecuzione rappresenta spesso un preludio a episodi ancora più gravi, inclusi atti di violenza estrema e omicidi.
Cosa significa davvero subire lo stalking
A dare voce alla dimensione umana del problema è stata Simona Genini, co-firmataria dell’iniziativa e co-relatrice del rapporto presentato all’aula. Le sue parole restituiscono con efficacia la realtà quotidiana di chi subisce una persecuzione sistematica:
- La paura di uscire di casa o di tornare al proprio domicilio
- L’impossibilità di rispondere liberamente al telefono
- La sensazione costante di essere sorvegliati
- La perdita del senso di sicurezza personale
Genini ha messo in luce un aspetto spesso sottovalutato: i singoli gesti che compongono una condotta di stalking possono sembrare banali o irrilevanti se considerati isolatamente. È la loro reiterazione nel tempo a trasformarli in una vera e propria persecuzione, capace di condizionare profondamente la vita della vittima.
Un passo avanti, ma la partita è ancora aperta
Alessandro Mazzoleni, co-relatore del rapporto, ha inquadrato la vicenda in una prospettiva più ampia. L’iniziativa del 2022, ha sostenuto, aveva colto nel segno: il legislatore federale è poi intervenuto nella stessa direzione, riconoscendo la necessità di una norma specifica. Ma una legge, da sola, non risolve il problema.
«Dovremo verificare che sappia davvero proteggere le vittime», ha dichiarato Mazzoleni, sottolineando la necessità di intervenire prontamente laddove l’esperienza pratica dovesse rivelare ulteriori lacune normative. Un monito rivolto tanto al Consiglio di Stato quanto all’intero sistema giudiziario ticinese.
Il dissenso di Più Donne: «Quattro anni sono troppi»
Non tutti in aula si sono detti soddisfatti dell’esito. Tamara Merlo, esponente di Più Donne, pur condividendo nel merito le posizioni dell’iniziativista Soldati, ha scelto di non votare il rapporto in segno di protesta per i tempi eccessivamente lunghi.
Il nodo sollevato da Merlo è preciso: la commissione ha impiegato quattro anni per produrre un rapporto su un tema tanto delicato e urgente come lo stalking. Un ritardo che, a suo giudizio, non è accettabile. E limitarsi a promettere che si vigilerà, senza impegni più concreti, le appare insufficiente rispetto alla gravità del fenomeno.
Merlo ha comunque tenuto a ringraziare Soldati per aver portato all’attenzione pubblica una questione «importantissima», riconoscendo anche alla commissione il merito di essersi finalmente occupata del problema, seppur con tempi che definisce troppo dilatati.
Cosa succede adesso: il ruolo del Consiglio di Stato
Il voto del Gran Consiglio non chiude definitivamente il dossier. Le conclusioni approvate a larga maggioranza includono un invito esplicito al Consiglio di Stato ticinese a mantenere un’attenzione costante sull’applicazione della nuova normativa antiStalking.
In sostanza, il Parlamento ha scelto di non duplicare un intervento legislativo già compiuto a livello federale, ma ha voluto comunque inviare un segnale chiaro: la legge dovrà essere monitorata, valutata e, se necessario, rivista. Le vittime di stalking non possono essere lasciate sole di fronte a un sistema normativo che potrebbe rivelarsi ancora inadeguato.
Il cammino verso una tutela efficace è dunque iniziato, ma come hanno ricordato più voci in aula, una norma scritta non basta: serve volontà politica, risorse e un meccanismo di controllo reale per garantire che la legge si traduca in protezione concreta per chi ogni giorno vive nella paura.



