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Storia e montagna nelle Tre Valli: il racconto di Alessandro Ratti, guida e storico ticinese

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Quando la storia scende in montagna

C’è chi sceglie la cattedra universitaria e chi preferisce che il proprio ufficio abbia come soffitto il cielo delle Alpi. Alessandro Ratti, 35 anni, ha imboccato una via del tutto originale: quella di uno storico che fa anche la guida escursionistica. Un percorso nato dall’intreccio tra studi accademici seri e un legame profondo con il territorio ticinese, in particolare con le Tre Valli.

La svolta è arrivata al termine del ciclo universitario, quando la ricerca sulla storia alpina svizzera e ticinese — culminata in un Master dedicato alla figura di Vincenzo Dalberti — lo ha spinto a cercare un contatto diretto con i luoghi che studiava sui documenti. La risposta è arrivata attraverso la formazione di guida escursionistica proposta da Ticino Sentieri, che gli ha permesso di costruire un’offerta di escursioni incentrata sul patrimonio storico-culturale delle montagne.

Il percorso non si è fermato lì. Gli studi sono proseguiti con una tesi di dottorato in storia, focalizzata in particolare sulla Valle di Blenio. Parallelamente, ha completato anche la formazione da guida alpina in Vallese, aggiungendo alla propria cassetta degli attrezzi competenze in geologia, disciplina che — come sottolinea lui stesso — si intreccia in modo naturale con la storia e il patrimonio culturale.

Le radici: Blenio, Verzasca e un professore illuminato

Cresciuto in Valle di Blenio, Ratti attribuisce parte della sua curiosità intellettuale a un insegnante di storia, Elio Giamboni, capace di trasmettere entusiasmo genuino per il passato. Accanto alla scuola, un contesto familiare in cui libri, musei, natura e attività all’aria aperta convivevano in armonia.

Ma c’è un luogo preciso che ha segnato più di altri la sua traiettoria: il maggengo Bazzadee, un insediamento rurale d’altura dove ha trascorso momenti formativi, ascoltando racconti sulla transumanza e sulle tradizioni legate alla vita alpestre. Lì si conservano ancora degli affreschi del Settecento che lo hanno colpito profondamente, spingendolo a chiedersi chi fossero i committenti di quelle opere d’arte sacra popolare. Una domanda semplice che è diventata il seme di anni di ricerche.

Il dialetto come porta d’accesso al mondo

Nel lavoro di Ratti c’è anche una dimensione linguistica che non va sottovalutata. Il dialetto ticinese — parlato in famiglia e considerato la «lingua del cuore» — si è rivelato uno strumento prezioso non solo per la vita quotidiana, ma anche per gli studi: ha facilitato l’avvicinamento al latino e alla letteratura italiana in volgare, oltre che alla lingua e cultura grigionese, che Ratti ha approfondito grazie ai legami storici veicolati dai passi alpini come il Lucomagno e la Greina.

«La lingua è l’anima del territorio», afferma lo storico, convinto che il dialetto rappresenti un collante identitario ancora vivo, capace di creare ponti anche oltre i confini cantonali.

Un patrimonio nascosto tra valli e vette

Una delle missioni di Ratti è portare i visitatori a scoprire luoghi spesso poco conosciuti ma ricchissimi di significato storico e naturalistico. Ecco alcune delle mete che lui stesso considera particolarmente significative:

  • Orrido del Sosto a Olivone: una strada carrozzabile di fine Ottocento progettata dall’ingegnere bleniese Ferdinando Gianella, geologicamente ancora più spettacolare del Piottino. Qui si sovrappongono visivamente la mulattiera medievale e la viabilità moderna, testimonianza tangibile dell’evoluzione dei trasporti nel territorio.
  • Pizzo Cassinello: una cima oltre i tremila metri da cui si apre un panorama straordinario sul gruppo dell’Adula e che fa parte dell’Inventario federale delle vie storiche.
  • Rossura e Chironico in Leventina: nuclei storici ISOS di grande pregio, con le caratteristiche case doppie in legno tipiche del territorio gottardino.
  • Selvasecca, lungo la via del Lucomagno: custodisce l’unica cembreta del Canton Ticino.
  • Lago Retico: a quota elevata, circondato da rocce che offrono una varietà di forme e colori del tutto eccezionale.
  • Ritom-Piora, in Leventina: una costellazione di laghetti alpini di rara bellezza.

Arte sacra e architettura romanica: i capolavori nascosti

Ratti dedica particolare attenzione all’arte sacra, vera e propria testimonianza della ricchezza spirituale e culturale delle comunità alpine. Tra i luoghi più significativi che cita:

  • La chiesa di San Carlo a Negrentino, con affreschi medievali considerati tra i più belli del Ticino, incluso il più antico esempio di stile romanico-bizantino del cantone, caratterizzato da colori straordinariamente intensi, in particolare il blu.
  • Le chiese di San Siro a Mairengo e Santa Maria Assunta a Chiggiogna in Leventina.
  • Giornico, con due gioielli architettonici: la chiesa di San Nicolao, definita dallo stesso Ratti «la chiesa romanica più pura e completa del Ticino», e la chiesa di San Pellegrino, lungo la vecchia mulattiera del Gottardo, dove è conservato il più grande affresco del Giudizio Universale in Svizzera, opera di Giovanni Battista Tarilli.
  • La chiesa di Santa Maria del Castello a Serravalle, nella Valle del Sole, altro luogo toccato da Tarilli.
  • Il Monastero benedettino di Claro, che ospita uno degli organi più antichi del Ticino rurale e da cui parte una via storica che conduce in un’atmosfera di silenzio e natura quasi sospesa nel tempo.

Un lavoro che è anche una missione culturale

Il progetto professionale di Alessandro Ratti non è semplicemente quello di accompagnare turisti in quota. È, più in profondità, un tentativo di mantenere vivo il dialogo tra le generazioni, tra chi abita queste valli oggi e chi le ha plasmate nei secoli passati. Ogni sentiero, ogni affresco, ogni ponte in pietra racconta qualcosa di chi eravamo — e aiuta a capire chi siamo.

In un’epoca in cui il turismo tende spesso verso esperienze standardizzate, il lavoro di uno storico-guida come Ratti rappresenta una risposta controcorrente e preziosa: quella di chi crede che conoscere davvero un territorio significhi ascoltarne la voce più antica.

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