Una petizione per fermare lo sfruttamento dei neolaureati ticinesi
In Ticino, ottenere un titolo universitario non garantisce un reddito dignitoso. È questo il messaggio che il Sindacato Indipendente degli Studenti e degli Apprendisti (SISA) ha voluto lanciare con una petizione formale indirizzata sia al Gran Consiglio che al Consiglio di Stato. L’obiettivo è mettere fine a una pratica diffusa — anche all’interno dell’amministrazione cantonale — che vede i giovani con un bachelor o un master impiegati come stagisti a fronte di compensi ben al di sotto di qualsiasi soglia di sostenibilità economica.
Cifre che parlano da sole: quanto guadagnano gli stagisti in Ticino
I numeri citati dal SISA sono difficili da ignorare. Un neolaureato con un bachelor che svolge uno stage a tempo pieno all’interno dell’amministrazione cantonale ticinese percepisce appena 1.800 franchi mensili. Chi ha conseguito un master arriva a 2.000 franchi. Cifre che, rapportate al salario minimo cantonale di circa 3.400 franchi, corrispondono rispettivamente a poco più del 50% e al 55-57% di quella soglia che lo stesso Cantone definisce il limite al di sotto del quale un’occupazione non può essere considerata dignitosa.
In altri termini, il sistema pubblico ticinese — che dovrebbe dare l’esempio in materia di tutele lavorative — remunera i propri stagisti laureati con cifre che non coprono nemmeno un affitto medio nella regione.
Non un errore, ma una scelta politica
Il SISA non inquadra questa situazione come una svista o un’anomalia burocratica. Si tratta, secondo il sindacato, di una precisa scelta politica con conseguenze concrete e misurabili sul territorio. I dati confermano questa lettura: chi in Ticino possiede una formazione di terzo livello guadagna in media il 36,6% in meno rispetto ai propri colleghi nel resto della Svizzera. Un divario che pesa in modo determinante sulle scelte di vita dei giovani ticinesi.
Ogni anno circa 800 giovani lasciano il Cantone per frequentare università oltre Gottardo. Una volta terminati gli studi, molti di loro decidono di non rientrare. La ragione è semplice: tornare significherebbe accettare condizioni di lavoro che non consentono nemmeno di coprire le spese di base.
La fuga dei cervelli: un problema che il Ticino si crea da solo
Il paradosso è evidente. Il Cantone si lamenta della cosiddetta fuga dei cervelli, ma non adotta misure concrete per invertire la tendenza. Anzi, contribuisce ad alimentarla. Formare i propri giovani per poi non essere in grado di valorizzarli economicamente genera un circolo vizioso che impoverisce il tessuto professionale locale e indebolisce la competitività del territorio nel lungo periodo.
Secondo il SISA, finché non verrà affrontata la radice del problema — ovvero la svalutazione sistematica del lavoro qualificato — qualsiasi politica di attrazione o ritenzione dei talenti resterà priva di efficacia reale.
Le tre richieste concrete della petizione
La petizione non si limita a denunciare la situazione, ma propone interventi normativi precisi. Le richieste avanzate dal sindacato sono le seguenti:
- Ancorare le indennità di stage al salario minimo cantonale: almeno il 75% per chi è in possesso di un bachelor, almeno il 90% per chi ha completato un master.
- Garantire tutele di base equiparabili a quelle degli altri lavoratori: gli stagisti devono avere accesso alle stesse protezioni in caso di malattia, infortunio e ferie previste dalla legislazione ordinaria.
- Potenziare l’Ufficio dell’ispettorato del lavoro: per assicurare controlli efficaci e l’applicazione di sanzioni nei confronti di chi non rispetta le regole, sia nel settore pubblico che in quello privato.
Una proposta per rendere il Ticino più attrattivo
L’iniziativa del SISA vuole essere costruttiva. L’adeguamento delle indennità di stage non rappresenta solo un atto di giustizia verso i giovani lavoratori, ma anche una misura strategica per il Cantone. Rendere economicamente sostenibile la permanenza in Ticino dopo la laurea significa favorire il radicamento di competenze qualificate sul territorio, stimolare l’innovazione e ridurre la dipendenza da forza lavoro importata.
Il messaggio che il sindacato rivolge alle istituzioni è chiaro: non è sufficiente promuovere il Ticino come destinazione per i talenti se poi le condizioni contrattuali offerte ai neolaureati risultano incompatibili con una vita economicamente autonoma. La coerenza tra le parole e le politiche concrete è il primo passo per affrontare seriamente il problema della fuga dei cervelli.
Una questione di dignità, prima ancora che di numeri
Al di là degli aspetti economici e strategici, la petizione del SISA pone una domanda di fondo che riguarda il valore che la società ticinese attribuisce alla formazione e al lavoro qualificato. Anni di studi, sacrifici economici e impegno personale non possono trovare come risposta un contratto che non garantisce nemmeno l’indipendenza abitativa. Riconoscere questa contraddizione è il primo passo verso un cambiamento reale.



