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Con la firma odierna, l’annosa questione dell’Accordo sui frontalieri – che si trascina da oltre cinque anni – trova finalmente uno sbocco. Il nuovo Accordo, raggiunto grazie al lavoro di mediazone dei Consiglieri federali Ignazio Cassis e Ueli Maurer, permette di raggiungere un primo traguardo. Il PLRT si attende ora l’accesso al mercato per i fornitori di servizi finanziari svizzeri. Una questione strategica per il Ticino, la sua piazza economica e le sue banche. E sui ristorni in vigore ancora fino al 2034 si potrebbe pensare a un indennizzo ponte da parte della Confederazione.

Nell’ormai lontana estate del 2014 il PLRT aveva consegnato una petizione forte di oltre 10’000 firme per chiedere la disdetta unilaterale dell’accordo sui frontalieri con l’Italia, ormai risalente al 1974. L’allora Consigliera federale Widmer-Schlumpf si era impegnata a concludere un’intesa entro metà 2015, spiegando che se i negoziati fossero falliti sarebbe stata pronta ad attuare misure unilaterali come la disdetta degli accordi settoriali con l’Italia. Da allora però nulla si è mosso, nonostante la petizione PLRT del 2014, una mozione di Alex Farinelli nel febbraio 2019 e i vari incontri tra rappresentanti del Consiglio di Stato e del Consiglio federale.

Ma nel maggio scorso, qualcosa si è mosso. Infatti, risale a poco più di 7 mesi fa la missiva trasmessa a Berna e a Roma dal Consigliere di Stato Christian Vitta (allora presidente del Governo cantonale) e dal governatore della Lombardia Attilio Fontana, grazie alla quale Ignazio Cassis e Ueli Maurer hanno sbloccato a livello diplomatico e tecnico un tema che si trascinava da troppo tempo.

“Il PLRT rimarrà vigile su questo tema, come d’altronde lo è da diversi anni, senza ingenuità ma senza nemmeno fucilare sul nascere ogni nuovo elemento sul tavolo. Infatti, negli anni la Svizzera vedrà aumentare progressivamente le proprie entrate fiscali”, conferma il Presidente Alessandro Speziali, che aggiunge: “ora dobbiamo attivarci affinché il nuovo accordo entri rapidamente in vigore e che i fornitori di servizi finanziari svizzeri possano finalmente avere libero accesso al mercato italiano”. Ma non solo. Se l’Accordo appena firmato prevede che per l’imposizione dei frontalieri attivi prima dell’entrata in vigore del nuovo testo verrà mantenuto il regime dei ristorni, quanto siglato oggi produrrà effetti positivi per il Ticino soprattutto a partire dal 2034. Per questo motivo, conclude Speziali “potremmo pretendere un indennizzo dalla Confederazione fino a quando il nuovo Accordo rappresenterà per il nostro Cantone una fumata davvero bianca”.

Partito Liberale Radicale Ticinese