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La Svizzera deve ancora una volta gettare 1,3 miliardi di Franchi dei contribuenti tra le fauci dell’UE – nonostante la continua discriminazione del nostro Paese da parte di Bruxelles. Dobbiamo ringraziare i voltagabbana della PLR e del PPD (Alleanza del centro). Fedeli al motto “che mi importa di quello che ho detto prima delle elezioni”, hanno tradito le loro stesse convinzioni e hanno accettato di versare il tributo miliardario all’Unione europea. Senza tralasciare la codardia dei due partiti di centro nel non lasciare che il Popolo sovrano si esprima sull’uso che si fa dei soldi derivanti dalle proprie tasse.

Prima delle elezioni nazionali, nell’estate del 2019, il PLR e il PPD hanno rifiutato il pagamento del cosiddetto miliardo di coesione bis all’UE – per l’esattezza 1,3 miliardi di Franchi. Una decisione presa perché l’UE stava discriminando la Svizzera rifiutando di riconoscere l’equivalenza borsistica.

Da allora, la politica di discriminazione di Bruxelles nei confronti della Svizzera è praticamente rimasta invariata. L’unica cosa che è cambiata è l’opinione dei parlamentari liberali e del centro. Oggi, non solo sperperano incondizionatamente 1,3 miliardi di Franchi dei contribuenti, ma sono pure troppo codardi per lasciare che il Popolo si esprima su questo versamento. Questo è l’unico motivo per spiegare il loro rifiuto della proposta dell’UDC di sottoporre la decisione parlamentare sul versamento del miliardo di coesione a un referendum facoltativo.

L’UDC rifiuta fermamente il pagamento di questi 1,3 miliardi di Franchi dei contribuenti in relazione ai settori in cui l’UE discrimina il nostro paese:

  • Fino ad oggi, Bruxelles si è rifiutata di concedere il riconoscimento dell’equivalenza borsistica;
  • A metà luglio, la Commissione UE ha escluso la Svizzera dal programma di ricerca Horizon Europe, anche se questo fa parte dei Bilaterali I;
  • Bruxelles si rifiuta di riconoscere i certificati di origine per l’energia idroelettrica;
  • Alla Svizzera è anche negato l’uso della banca dati UE Eudamed per le segnalazioni di problemi con prodotti medtech e il riconoscimento dei certificati di conformità (Mutual Recognition Agreement – MRA) anche parte dei Bilaterali I;
  • nel settore dell’elettricità, l’UE ostacola la cooperazione della Svizzera con i paesi vicini, ad esempio nell’evitare a livello tecnico i cosiddetti “loop flows” non pianificati attraverso la Svizzera.

L’UDC, d’altra parte, è sempre stata fermamente contraria a questo tributo miliardario che grava spalle dei contribuenti svizzeri. In particolare, l’UDC respinge l’idea di trasformare il pagamento finora volontario del miliardo di coesione in una tassa di accesso al mercato europeo, così come il Consiglio federale intenderebbe fare per imbonirsi Bruxelles dopo la rottura dei negoziati sull’accordo quadro.

Il denaro dei contribuenti deve andare a beneficio del Popolo svizzero

Nessun paese al mondo paga tali tasse di accesso ai mercato. Inoltre, la Svizzera si troverebbe presto confrontata a richieste simili da parte di altri paesi. La nostra industria d’esportazione non ne ha affatto bisogno – i prodotti svizzeri vengono acquistati all’estero per la loro eccellente qualità e non perché la Svizzera paga per la loro vendita. Poiché l’UE esporta più beni verso la Svizzera che viceversa, sarebbe il nostro Paese a dover richiedere il pagamento di una tassa di accesso al mercato svizzero all’Unione europea.

Dal punto di vista dell’UDC, gli 1,3 miliardi di Franchi dei contribuenti devono andare a beneficio della popolazione svizzera, per esempio a salvaguardia del nostro sistema sociale – invece di essere sprecati in progetti dell’UE per nulla trasparenti.