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Marco Blaser, voce storica della TSI e della radio ticinese, ci ha lasciati a 91 anni

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Una voce che ha attraversato quasi un secolo di storia

Il Ticino perde una delle figure più significative del proprio panorama mediatico. Marco Blaser, giornalista, telecronista e per oltre un decennio direttore della Radiotelevisione della Svizzera italiana, è scomparso all’età di 91 anni dopo aver combattuto a lungo contro una malattia. Con lui se ne va un testimone d’eccezione dell’evoluzione dei media nel cantone e in tutta la Svizzera italiana.

Nato nel 1935, Blaser aveva rilasciato nel 2024 una delle sue ultime interviste pubbliche alla trasmissione I grandi vecchi di TeleTicino, ripercorrendo con lucidità e nostalgia le tappe fondamentali di una carriera straordinaria.

La radio come colonna sonora dell’infanzia

Come molti della sua generazione, Blaser crebbe in un’epoca in cui la radio era il mezzo di comunicazione per eccellenza. La sua famiglia captava trasmissioni provenienti dall’Italia e le onde lunghe della BBC britannica, e durante il secondo conflitto mondiale si sintonizzava sulle voci che arrivavano dall’estero. Ma il punto di riferimento affettivo restava sempre Radio Monte Ceneri, la stazione ticinese che sarebbe diventata il suo primo grande palcoscenico professionale.

Un legame, quello con la radio, che non era solo sentimentale ma destinato a trasformarsi in vocazione lavorativa in modo quasi casuale.

Il provino che cambiò tutto: «Visto che ci tieni, fai pure il saltimbanco»

Dopo aver frequentato la scuola alberghiera a Losanna — scelta dei genitori, titolari di un’attività nel settore — il giovane Blaser tornò in Ticino e, sfogliando il Corriere del Ticino, si imbatté in un annuncio che cercava nuove voci radiofoniche. Decise di tentare.

Il provino andò bene. Restava però da convincere la famiglia. Suo padre lo ascoltò in silenzio, lo osservò a lungo, e alla fine gli diede il via libera con una battuta che Blaser avrebbe ricordato per tutta la vita: «Visto che ci tieni tanto, se vuoi proprio fare il saltimbanco, vai». E così fu.

Quell’ingresso negli studi di Campo Marzio segnò l’inizio di un percorso professionale che avrebbe plasmato la storia dei media ticinesi per decenni.

L’approdo alla TSI e la nascita di una coppia leggendaria

Il passaggio alla Televisione della Svizzera italiana avvenne nel 1958. Ma la vera svolta arrivò l’anno precedente, nel 1957, con il lancio in orbita dello Sputnik sovietico, il primo satellite artificiale della storia. Blaser era di turno in redazione quando il caporedattore Barberis gli chiese di preparare un servizio sull’evento. Arrivato alla quinta riga, si ritrovò in difficoltà: come spiegare ai radioascoltatori qualcosa di così inedito e tecnico?

La soluzione arrivò da una telefonata. A Chiasso, un giovane aveva pubblicato un articolo sullo Sputnik sul Giornale del Popolo. Blaser lo contattò, lo invitò in studio, e quell’incontro improvvisato si rivelò una chimica perfetta. Il commento del giovane esperto catturò immediatamente l’attenzione del pubblico, e da quel momento i due non si separarono più.

Nasceva così quella che sarebbe passata alla storia come la coppia della Luna: nei dodici anni compresi tra il 1957 e il 1969, Blaser e il suo compagno di avventura firmarono ben 315 telecronache dirette legate alle missioni spaziali. Un record che testimonia non solo la longevità del sodalizio, ma anche la capacità dei due di rendere accessibile e appassionante al grande pubblico svizzero italiano uno dei capitoli più straordinari della storia dell’umanità.

«Fu una bella avventura anche poter conoscere gli astronauti stessi»

315 dirette e una finestra sul cosmo per la Svizzera italiana

Raccontare la corsa allo spazio in un’epoca in cui le immagini erano ancora in bianco e nero e le connessioni satellite tutt’altro che scontate richiedeva fantasia, preparazione e una grande capacità comunicativa. Blaser possedeva tutte queste qualità. Le telecronache delle missioni Apollo, culminate con lo sbarco sulla Luna nel luglio del 1969, rappresentano ancora oggi una delle pagine più memorabili della storia della televisione ticinese.

Non si trattava solo di cronaca tecnica: Blaser sapeva costruire suspense, trasmettere emozione, far sentire agli spettatori la grandiosità di ciò che stava accadendo a distanze inimmaginabili. Un talento raro, che gli valse stima e riconoscimento ben oltre i confini cantonali.

Direttore della Radiotelevisione: guida di un’istituzione in trasformazione

La carriera di Blaser non si fermò al giornalismo e alla telecronaca. Dal 1986 al 1999, guidò la Radiotelevisione della Svizzera italiana come direttore, attraversando uno dei periodi più complessi e trasformativi per i media pubblici europei: l’avvento delle televisioni private, la digitalizzazione progressiva, il cambiamento dei linguaggi e delle abitudini del pubblico.

Tredici anni alla guida di un’istituzione culturale fondamentale per l’identità della minoranza italofona in Svizzera, un ruolo che richiese visione, equilibrio e profonda conoscenza del territorio.

Un’eredità che appartiene a tutti i ticinesi

Marco Blaser non è stato soltanto un professionista dell’informazione: è stato un punto di riferimento generazionale, un narratore capace di accompagnare i ticinesi attraverso eventi storici epocali — dalla guerra fredda alla conquista dello spazio — con la competenza di chi sa stare davanti a un microfono senza mai perdere di vista l’ascoltatore.

La sua scomparsa lascia un vuoto reale nella memoria collettiva del cantone. Ma lascia anche un archivio prezioso: centinaia di ore di voce, di immagini, di parole che continuano a raccontare chi siamo stati e come abbiamo vissuto il mondo.

Il Ticino lo saluta con gratitudine.

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