Un quarto di secolo di salute mentale nel Malcantone
Venticinque anni sono un traguardo significativo per qualsiasi struttura sanitaria, e il reparto di psichiatria e psicoterapia dell’Ospedale Malcantonese di Castelrotto lo ha raggiunto in buona salute. I numeri parlano chiaro: i posti letto sono cresciuti dai 10 iniziali agli attuali 27, con un tasso di occupazione stabilmente superiore al 90%. Un risultato che, come ha sottolineato il direttore sanitario Carlo Calanchini in una conferenza stampa tenutasi a Paradiso, dimostra quanto questo servizio sia ancora necessario sul territorio cantonale.
«Questi posti letto sembrano pochi, probabilmente lo sono, ma ci danno un gran da fare», ha dichiarato Calanchini, che guida il reparto fin dalle sue origini più lontane. La sua storia con l’ospedale risale addirittura al 1986, quando il collega Renzo Realini gli cedette due ore settimanali di consulenza. Da quel piccolo inizio è nata una struttura che oggi rappresenta un punto di riferimento per la salute mentale nel Ticino occidentale.
Come tutto ebbe inizio: lo scambio con la Clinica Moncucco
Prima del 2001, l’Ospedale Malcantonese era specializzato in ortopedia. Tuttavia, l’offerta ortopedica nel Cantone era in forte crescita, rendendo necessaria una razionalizzazione delle risorse. Fu così che, nell’ambito della pianificazione ospedaliera cantonale, si arrivò a una soluzione elegante: l’Ospedale cedette il mandato ortopedico alla Clinica Moncucco, ricevendo in cambio il mandato per le cure psichiatriche.
Una transizione che si è rivelata vincente. Oggi il reparto accoglie pazienti con:
- disturbi affettivi e dell’umore
- disturbi d’ansia, fobici e ossessivo-compulsivi
- disturbi somatoformi e della personalità
- disturbi dell’adattamento
Il reparto non è invece attrezzato per ricoveri coatti, pazienti marcatamente agitati o aggressivi, né per situazioni di grave rischio suicidiario imminente. Per queste casistiche più complesse, il Cantone dispone del Centro psichiatrico cantonale di Mendrisio (140 letti), della Clinica Santa Croce (82 posti) e della Clinica Viarnetto a Lugano (45 posti).
Un modello di cura che guarda alla persona nella sua interezza
In due decenni e mezzo, l’approccio alla psichiatria è cambiato radicalmente, e l’Ospedale Malcantonese ha saputo stare al passo con i tempi. Il modello adottato è multidisciplinare e biopsicosociale: significa che ogni paziente viene valutato tenendo conto di fattori biologici, psicologici e sociali in modo integrato.
Un aspetto particolarmente rilevante, sottolineato dal direttore sanitario Calanchini, riguarda la formazione in psicoterapia per gli psichiatri. In Svizzera questa è una competenza richiesta per legge — a differenza, per esempio, di quanto avviene in Italia — e si traduce in una pratica concreta: «All’approccio farmacologico accostiamo sempre quello psicoterapeutico». I farmaci non bastano; la relazione terapeutica è parte integrante della cura.
E quella relazione non si esaurisce tra le mura ospedaliere. Come recita la filosofia del reparto: la cura si integra con il territorio, la rete sociale e il contesto familiare del paziente, anche dopo la dimissione.
I numeri del reparto: degenze, tariffe e sfide aperte
Analizzando i dati clinici, emerge che circa un terzo dei ricoveri è riconducibile a disturbi depressivi e dell’adattamento. Queste patologie comportano anche le degenze più prolungate: in media 52 giorni, contro una media complessiva di 42 giorni registrata nella struttura di Castelrotto e di 34 giorni a livello svizzero.
Sul piano economico, la tariffa giornaliera LAMal è quasi raddoppiata nel corso degli anni: dai 220 franchi della nascita del reparto agli attuali 430, con un incremento del 95,5%. Un aumento considerevole, ma che appare più sostenibile se paragonato alla crescita dei premi delle casse malati nello stesso periodo: +185%.
Rimane aperta, a livello globale, la sfida legata ai disturbi da abuso di sostanze. Le droghe più diffuse oggi sono in circolazione da pochi decenni e la ricerca medica non è ancora riuscita a delinearne con certezza gli effetti a lungo termine sulla psiche umana. Un campo in cui anche i migliori centri internazionali lavorano con strumenti ancora parziali.
Le voci istituzionali: sostegno e riconoscimento
All’evento non sono mancate le voci del mondo istituzionale. Il vescovo emerito Pier Giacomo Grampa, presidente del Consiglio di Fondazione, ha rivolto un messaggio diretto al consigliere di Stato Raffaele De Rosa con una metafora efficace: «Non si taglino i fiori più piccoli, perché a volte sono i più profumati». Un invito a preservare realtà sanitarie di dimensioni contenute ma di alto valore per la comunità.
Il direttore del Dipartimento della sanità, dal canto suo, ha elogiato la capacità dell’Ospedale Malcantonese di adattarsi ai cambiamenti del contesto sanitario, sottolineando come questa flessibilità sia stata un elemento chiave del suo successo nel tempo.
Il simposio: psichiatria, etica e politica
Per celebrare il traguardo, l’ospedale ha organizzato un simposio dal titolo «Psichiatria, etica e politica», dedicato a una domanda quanto mai attuale: come affrontare la sofferenza psichica in un’epoca segnata da risorse limitate, pressioni sociali crescenti e trasformazioni tecnologiche accelerate?
Al dibattito hanno partecipato, oltre al direttore sanitario Calanchini, la direttrice sanitaria della Clinica Viarnetto Lorenza Bolzani e il professor Andrea Raballo, docente ordinario presso la Facoltà di biomedicina dell’Università della Svizzera Italiana. I lavori sono stati moderati da Giancarlo Dillena, già direttore del Corriere del Ticino.
Un anniversario che non è solo la celebrazione di un passato positivo, ma anche il punto di partenza per riflettere su come la psichiatria pubblica possa continuare a evolversi, rimanendo accessibile e vicina ai bisogni reali delle persone.



