Compensi tra 20.000 e 90.000 franchi: il caso AIL accende il dibattito
Nel primo semestre del 2026, i membri del Consiglio di amministrazione delle Aziende Industriali di Lugano (AIL) hanno percepito compensi che, a seconda del ruolo ricoperto e della partecipazione a commissioni e riunioni, si sono collocati in una forbice compresa tra i 20.000 e i 90.000 franchi. Una cifra che ha fatto scattare più di una domanda tra le file della sinistra parlamentare ticinese.
È proprio da questi dati che prende le mosse l’interrogazione presentata al Consiglio di Stato da Giuseppe Sergi, con la sottoscrizione di Matteo Pronzini, entrambi del Movimento per il Socialismo (MPS). Il documento non si limita a mettere in discussione l’entità delle remunerazioni, ma apre una riflessione più ampia e strutturata: fino a dove può spingersi l’autonomia di un’azienda che, pur essendo formalmente una società anonima di diritto privato, appartiene interamente a un ente pubblico?
Una società privata con un proprietario pubblico
AIL è una realtà particolare nel panorama dei servizi ticinesi. Distribuisce elettricità, acqua, gas ed energia termica, opera in settori caratterizzati da monopoli naturali e tariffe regolamentate, ma è giuridicamente costituita come società anonima. Il 100% delle quote appartiene alla Città di Lugano.
Sergi e Pronzini sottolineano che questa veste giuridica non dovrebbe tradursi in un’esenzione dai principi fondamentali che disciplinano la gestione del patrimonio pubblico. Secondo gli interroganti, trasformare un’azienda pubblica in una società anonima non equivale ad azzerare gli obblighi di parsimonia, economicità e trasparenza che gravano su chi amministra risorse della collettività.
Il nodo della vigilanza: chi controlla il controllore?
Il cuore dell’interrogazione riguarda i meccanismi di controllo. Gli interroganti si chiedono quali strumenti abbia concretamente il Consiglio di Stato per verificare che un Comune tuteli in modo adeguato il patrimonio pubblico quando è azionista unico di una società operante nell’interesse collettivo.
Il riferimento normativo è la Legge organica comunale (LOC), che prevede precisi principi di gestione e una vigilanza cantonale sull’operato dei Comuni. Ma la domanda che l’MPS pone è diretta: quella vigilanza può estendersi fino al modo in cui il Municipio esercita i propri diritti da azionista? E, in particolare, può arrivare a scrutinare i criteri con cui vengono fissate le remunerazioni, le indennità e gli altri oneri a carico della società?
Si tratta di una questione che tocca un punto critico del sistema: se il Comune è responsabile della gestione del proprio patrimonio, e se quel patrimonio è incorporato in una società anonima, la catena di responsabilità non si interrompe alla porta della sede legale dell’azienda.
Interesse pubblico e autonomia societaria: un confine da ridefinire?
Un altro aspetto centrale dell’interrogazione riguarda la natura stessa dei compensi degli organi societari. L’MPS chiede al Governo di chiarire se le remunerazioni di chi siede nei consigli di amministrazione di aziende interamente pubbliche possano essere trattate come una questione puramente interna e societaria, oppure se debbano sottostare a criteri più stringenti, considerata la natura dei servizi erogati e il contesto regolamentato in cui operano.
Il punto non è banale: le AIL non operano in un mercato libero e competitivo. Lavorano in un regime in cui i prezzi sono in parte determinati da autorità regolatorie e in cui i clienti non hanno alternativa. In questo contesto, i costi di gestione — incluse le remunerazioni del vertice — possono avere un impatto diretto sull’efficienza e sulle tariffe applicate agli utenti.
Il ruolo dell’Ufficio dell’energia e le competenze di settore
L’interrogazione tocca anche il versante della regolazione energetica. Sergi e Pronzini chiedono quali competenze di controllo abbia il Cantone, attraverso il proprio Ufficio dell’energia, nei confronti dei gestori di rete comunali. In particolare, domandano se tali competenze includano la verifica dell’efficienza e della proporzionalità dei costi di gestione, nella misura in cui questi influenzano l’attività regolata e, di riflesso, le tariffe pagate dai cittadini.
Trasparenza e criteri minimi: le proposte sullo sfondo
Oltre alle domande di carattere istituzionale, l’interrogazione avanza alcune riflessioni di prospettiva. Tra i temi sollevati figurano:
- la trasparenza sulle remunerazioni degli organi delle aziende pubbliche;
- le modalità di accesso alle informazioni da parte dei cittadini e dei rappresentanti politici;
- l’eventuale introduzione di criteri cantonali minimi di buona gestione per le aziende interamente o prevalentemente di proprietà pubblica.
Si tratta di proposte che non trovano ancora una risposta nell’atto parlamentare — che per natura è uno strumento di interrogazione, non di proposta legislativa — ma che delineano un possibile orizzonte di riforma.
Una domanda che va oltre il caso AIL
Al di là della vicenda specifica delle Aziende Industriali di Lugano, il messaggio che l’MPS sembra voler lanciare è più generale. L’attuale quadro normativo ticinese è davvero in grado di garantire che l’autonomia giuridica delle aziende pubbliche non si trasformi in uno scudo contro i principi di economicità, parsimonia e tutela dell’interesse collettivo?
La risposta spetta ora al Consiglio di Stato, chiamato a chiarire entro i tempi previsti dalla procedura parlamentare. Ma la domanda, una volta sollevata, difficilmente si esaurirà con una risposta formale: tocca un nodo strutturale del modo in cui il Ticino — come molti altri cantoni — gestisce il confine tra diritto societario privato e responsabilità pubblica.



