Il lupo non fa preventivi, ma sul territorio lascia solo consuntivi

Il ritorno del lupo sul nostro territorio cantonale ha creato delle situazioni problematiche che necessitano di una particolare e seria attenzione. Sovente, negli scorsi mesi, si sono formati dei fronti contrapposti basati soprattutto su aspetti ideologici e/o emozionali e non su atteggiamenti razionali. Mancanza di conoscenze e di realismo rischiano di far diventare il lupo un grosso problema gestionale per il prossimo futuro. In rispettosa osservanza e applicazione pratica delle direttive dell’Ufficio federale dell’ambiente, il Cantone sta promuovendo la non facile coesistenza fra il lupo, animale protetto, e le attività promosse dall’uomo, in particolare dagli allevatori. Allevatori che la per la maggior parte, durante la bella stagione, caricano gli alpeggi situati sulle pendici delle nostre montagne. Quest’anno in Ticino, a causa del canide, sono stati scaricati in anticipo almeno una dozzina di alpeggi e circa mille animali (fra capre e pecore) hanno dovuto forzatamente essere riportati sul fondovalle creando numerosi problemi agli allevatori. Queste persone sono ormai esauste e si sentono abbandonate dall’autorità, molte di loro desisteranno dal caricare gli alpeggi nei prossimi anni. Ormai sono al limite del sopportabile e probabilmente dismetteranno la loro attività, a scapito della cura del territorio e della produzione di ottimi prodotti locali, e con la prospettiva, non da ultimo, di una perdita di posti di lavoro. Il settore primario in tutto il Cantone è in continuo calo e la problematica riguardante i grandi predatori non farà che accelerare questo processo già in corso e di conseguenza porterà delle importanti difficoltà in numerosi ambiti. Questi allevatori, nel corso degli anni, hanno giustamente ricevuto degli aiuti finanziari cantonali e federali e se essi dovessero abbandonare la loro preziosa attività questi investimenti andrebbero persi, per cui se lo Stato non interverrà in maniera sollecita e determinata vedrà sfumare nel nulla milioni di investimenti in ambito agricolo! Tutti siamo coscienti che le decisioni in questa delicata materia sono innanzitutto a livello federale, ma sicuramente il Cantone deve e può fare di più per regolamentare la presenta del lupo sul nostro territorio cantonale, prima che accada l’irreparabile.

Dopo questa sintetica premessa ci permettiamo di chiedervi: 1. Quali studi sono in atto o si intendono intraprendere per dare le adeguate ed efficaci risposte a questa problematica soprattutto in ambito di prevenzione e di ricerca di un metodo di convivenza che non penalizzi in maniera così marcata coloro che si occupano di allevamento sui nostri alpeggi? 2. Il Consiglio di Stato dispone di dati aggiornati e intende diffonderli in maniera trasparente affinché possano essere utilizzati per la gestione corretta del lupo? (numero di predazioni dall’arrivo del canide sul nostro territorio, numero degli ovini che hanno dovuto abbandonare gli alpeggi prematuramente, animali tenuti in stalla che si sono in seguito ammalati, calo di produzione di latte e carne, ecc.) 3. Solitamente viene divulgato il numero di predazioni annuali. Questo dato è però palesemente fuorviante, dato che non tiene in considerazione il numero di capi sugli alpeggi e il numero di 2. aziende che hanno dovuto scaricare prematuramente l’alpe. Sono disponibili dati che mettono in relazione capi predati e capi presenti sugli alpeggi? 4. Dalla comparsa del canide quanti franchi sono stati rimborsati per indennizzare gli allevatori che hanno subito delle predazioni? 5. Quali importi, sempre nello stesso lasso di tempo, il Cantone ha erogato per sussidiare delle misure di protezione in riferimento a questa problematica? 6. Gli uffici cantonali competenti quali misure preventive, frutto di esperienze pregresse in altri territori, propongono di implementare per prevenire in maniera confacente ed efficace questa problematica? 7. La Sezione dell’agricoltura conosce quanti alpeggi non saranno più caricati il prossimo anno? 8. Recinzioni elettrificate, cani da protezione, pastori e collari ai feromoni sembrano essere i mezzi più usati per tenere lontano il lupo: lo Stato sussidia questi strumenti? Se sì, in quale percentuale? Se no, perché? 9. Non sempre queste pratiche possono essere concretizzate (vedi contesti differenti, aspetti finanziari, ecc.), per cui trovare delle regole di convivenza fra lupo e allevamento di ovini è spesso difficile. Sapendo che la regolazione del lupo (specie protetta) è definita dalla Convenzione di Berna, non è di facile attuazione in contesti cantonali molto differenti, perciò chiediamo al Consiglio di Stato se ha evidenziato agli uffici federali competenti l’impossibilità di attuare determinate misure unificate a livello federale, ma che a livello cantonale non sono sostenibili o inefficaci? 10. Pensando al prossimo futuro, il Consiglio di Stato cosa suggerisce e propone agli allevatori di ovini per il proseguo della loro attività? Cambiare abitudini evitando il vago pascolo, ma a quale prezzo? Smettere di allevare animali soggetti a predazioni? Portare i loro greggi su alpeggi della Svizzera interna? 11. Con quali mezzi e costi si intende perseguire la regolazione dell’espansione dei branchi di lupi, sapendo che si è rinunciato al contributo dei cacciatori per la difficoltà di identificare esemplari giovani da animali adulti? 12. Sovente la regola delle 6 predazioni prima che l’assalitore possa essere abbattuto porta a delle lungaggini e delle frustranti attese e permettono al predatore di continuare nei suoi intenti senza che si possa intervenire. Per quali motivi scientifici non si può abbattere il canide quando è evidente la sua pericolosità per il gregge preso di mira? 13. Quali risorse, in termini economici e di ore lavoro, sono già state investite per dar seguito agli ordini di abbattimento del lupo singolo della val Bedretto (fine luglio), della bassa Vallemaggia (fine settembre) e delle regolazioni dei branchi di Onsernone e val Colla? Per ognuno di questi casi quante ore sono state investite e quanto sono costati gli appostamenti? Per cercare di dar seguito a queste decisioni è stato deciso di avvalersi dell’aiuto dei cacciatori? Se no perché? 14. Sul CdT del 5.11.24 si legge che il Canton Vaud ha calcolato che ogni lupo, che vive in media 13 anni, costa al contribuente circa 650’000.- franchi. Quanto costa in Ticino in media un lupo tenendo in considerazione i danni dovuti a predazioni e il previsto indennizzo agli allevatori, all’attività di monitoraggio e regolazione del canide, le analisi di campioni genetici, le operazioni di dissuasione di attacchi agli ovini, le sedute delle varie commissioni e dei vari gruppi di studio, gli apparati statali che si occupano di tale problematica, ecc.?

Presentata da: Patrick Rusconi
Cofirmatari: Gianella Alex – Piezzi – Terraneo – Zanetti

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