Un Medio Oriente in fiamme: Gaza, Libano e Iran al centro della scena internazionale
La situazione in Medio Oriente continua a deteriorarsi su più fronti contemporaneamente. Nelle prime ore di questa mattina, un nuovo raid aereo israeliano ha colpito un condominio nella zona occidentale di Gaza City, causando la morte di almeno cinque persone. Parallelamente, l’Unicef ha lanciato un allarme sulla condizione dei bambini in Libano, mentre Donald Trump, dal palco di un comizio in Alabama, ha rilasciato dichiarazioni significative sul futuro del confronto con l’Iran.
Gaza: attacco mirato contro un funzionario di Hamas
Secondo quanto riportato dal Times of Israel, citando fonti di sicurezza, l’operazione israeliana delle prime ore del mattino aveva un obiettivo preciso: Ali al-Amoudi, considerato uno dei vertici politici di Hamas attualmente presenti nella Striscia di Gaza. Il nome di Amoudi, tuttavia, non figura tra i morti ufficialmente confermati.
Le vittime accertate del bombardamento sarebbero cinque civili: un giovane, una madre insieme alla propria figlia e altre due donne adulte. I media palestinesi hanno dato conto di questi decessi, mentre le Forze di Difesa Israeliane non hanno ancora rilasciato dichiarazioni ufficiali, essendo ancora in corso la valutazione dei risultati dell’operazione.
Al-Amoudi è ritenuto una figura di primo piano all’interno dell’organizzazione: sarebbe tra i principali candidati a succedere a Khalil al-Hayya alla guida dell’ufficio politico di Hamas nella Striscia, ed è attualmente considerato il funzionario politico di più alto rango presente sul territorio gazawi.
L’escalation nel centro di Gaza City
L’attacco si inserisce in un quadro di crescente intensità militare nell’area. Oltre al raid sul condominio, le operazioni israeliane includono:
- Bombardamenti aerei ripetuti nel centro di Gaza City;
- Operazioni di demolizione su larga scala nei quartieri orientali della città;
- Colpi d’arma da fuoco riferiti dai testimoni oculari, che avrebbero colpito civili in fuga dalle aree bombardate.
Secondo testimoni sentiti dall’agenzia di stampa kuwaitiana Kuna, il raid ha provocato incendi all’interno della struttura colpita. Il personale della protezione civile è intervenuto per spegnere le fiamme e recuperare le vittime tra le macerie.
Libano: l’allarme dell’Unicef per i bambini
Dal Libano arriva la denuncia dell’Unicef, che ha diffuso un comunicato al termine della missione nel Paese della direttrice generale Catherine Russell. I dati forniti dall’organizzazione sono allarmanti: dall’inizio dell’attuale conflitto, il 2 marzo 2026, almeno 261 bambini sono stati uccisi e oltre 1.056 feriti. Le strutture scolastiche non sono rimaste indenni: circa 436 istituti risultano danneggiati o completamente distrutti.
Durante la sua visita, Russell ha percorso alcune delle zone più devastate del Libano meridionale — l’area maggiormente colpita dai bombardamenti e dai raid delle forze israeliane impegnate nel conflitto con Hezbollah — oltre a Beirut. In entrambe le aree ha incontrato direttamente bambini e famiglie colpite dalla crisi.
Le testimonianze dal campo: famiglie senza casa e scuole distrutte
Particolarmente toccante la tappa al centro di accoglienza collettivo di Tiro, dove Russell ha incontrato nuclei familiari costretti ad abbandonare le proprie abitazioni, alcuni addirittura per più volte. Tra di loro, una madre che accudiva il proprio neonato in condizioni di emergenza. La direttrice dell’Unicef ha anche dialogato con minori che hanno visto le proprie case e scuole ridotte in macerie, e che ignorano ancora quando potranno tornare a una parvenza di normalità.
«I bambini in Libano hanno già attraversato anni di crisi consecutive — ha dichiarato Russell —. Non possono permettersi di perdere altro della loro infanzia. Investire in loro è la strada più efficace verso la ripresa del Paese.»
A Beirut, la direttrice ha avuto incontri istituzionali al più alto livello, confrontandosi con il presidente libanese Joseph Aoun, il primo ministro Nawaf Salam e la ministra degli Affari sociali Haneen Sayed. Al centro dei colloqui, la necessità di garantire salute, istruzione e protezione per i minori libanesi.
Trump: «La guerra con l’Iran finirà dopo le midterm»
Sul fronte diplomatico e politico, ha fatto notizia l’intervento del presidente americano Donald Trump durante un comizio tenutosi in Alabama. Il tycoon ha ribadito con forza la sua posizione riguardo all’Iran, affermando che Teheran «non avrà mai l’arma nucleare» e che il conflitto in corso con il regime iraniano sarà destinato a concludersi dopo le elezioni di metà mandato.
Trump ha anche commentato il ruolo degli Stati Uniti nel contesto mediorientale, usando toni diretti: «Abbiamo dovuto fare il lavoro sporco contro i bulli del Medio Oriente. Andava fatto anni fa, anche da parte di altre Nazioni.» Una dichiarazione che lascia intendere come l’Amministrazione americana stia inquadrando l’intera operazione all’interno di una strategia politica interna, oltre che di politica estera.
Un quadro sempre più complesso
Le notizie delle ultime ore restituiscono l’immagine di un Medio Oriente attraversato da conflitti intrecciati, con ricadute umanitarie sempre più pesanti soprattutto sulla popolazione civile e in particolare sui minori. Mentre le operazioni militari proseguono su più fronti, le organizzazioni internazionali moltiplicano gli appelli, e le dichiarazioni politiche dei leader mondiali si intrecciano con la realtà di chi vive ogni giorno sotto i bombardamenti.



