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Attestato di carenza beni e ricerca casa in Ticino: un ostacolo quasi insormontabile per chi vuole ricominciare

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Quando il passato blocca il futuro: la difficoltà di trovare casa con un attestato di carenza beni

«Come può una persona ricominciare se nessuno le dà la possibilità di farlo?». È la domanda che si pone ogni giorno Carla (nome di fantasia), 62 anni, residente nel Luganese. La sua situazione riflette una realtà sempre più diffusa in Ticino: quella di chi, pur avendo superato un momento difficile dal punto di vista economico, si trova intrappolato in un circolo vizioso che impedisce di ripartire.

Carla convive con il figlio, attualmente impegnato nella Protezione civile, ed è alla ricerca di un nuovo appartamento. Il problema? Un attestato di carenza beni che, non appena viene richiesto dall’amministrazione immobiliare, fa scattare automaticamente l’esclusione della candidatura. Ogni tentativo — telefonate, email, incontri — si scontra sempre con lo stesso esito negativo.

Un documento che chiude le porte

«Sono arrivata all’età pensionabile, ho la capacità di pagare un affitto, ma una difficoltà economica del passato continua a togliermi ogni opportunità», racconta. Carla non intende nascondere la propria situazione: riconosce di avere attestati di carenza beni, ma rivendica il diritto a essere valutata anche per ciò che è oggi, non soltanto per gli errori di ieri.

Ha già contattato i servizi sociali del Comune, che la stanno supportando, ma senza ancora trovare una soluzione concreta. Nel caso in cui dovesse lasciare l’attuale appartamento senza averne trovato un altro, ha dichiarato che dormirebbe in auto — non per mancanza di persone disposte ad accoglierla, ma per una questione di principio personale.

Il punto di vista dei servizi sociali

Cristina Oberholzer, responsabile della sezione del sostegno sociale del Dipartimento della sanità e della socialità, conferma che la presenza di attestati di carenza beni rappresenta uno svantaggio oggettivo nella ricerca di un alloggio, anche se non esclude a priori ogni possibilità.

«I locatori chiedono sempre più spesso un estratto dell’Ufficio esecuzioni. Non tutti lo fanno, ma per chi ha più attestati di carenza beni, questo può diventare un ostacolo molto serio», spiega. Non esistono dati statistici precisi sul fenomeno, ma la difficoltà è concreta e documentata dai casi seguiti dai servizi sociali.

Il consiglio per chi non beneficia ancora di prestazioni assistenziali è chiaro:

  • Contattare al più presto l’assistente sociale comunale, punto di riferimento territoriale con competenze specifiche;
  • Verificare se si ha diritto a prestazioni assistenziali o di altra natura;
  • Esplorare la disponibilità di alloggi a pigione moderata, che varia da Comune a Comune;
  • Rivolgersi a enti esterni presenti sul territorio in grado di offrire supporto pratico nella gestione dei debiti.

Le soluzioni concrete: dal garante al pagamento diretto

Céline Dellagana-Rabufetti, segretaria generale dell’ASI Ticino (Associazione Svizzera Inquilini), offre una prospettiva più articolata. Pur riconoscendo che gli attestati di carenza beni complicano la situazione, sottolinea che non tutti i locatori applicano criteri rigidi in maniera uniforme.

«Il criterio delle entrate pari a tre volte la pigione lorda è sempre meno rispettato da ampie fasce della popolazione, soprattutto dal ceto medio-basso, a causa del caro vita e dell’aumento degli affitti. Questo significa che non tutti i proprietari si fermano esclusivamente a quel parametro», chiarisce.

Tra le soluzioni pratiche che possono facilitare l’accesso a un appartamento:

  • Un colloquio diretto con il locatore, per spiegare il contesto e le ragioni degli attestati di carenza beni;
  • La presenza di un garante, ovvero una terza persona che firma il contratto garantendo la solvibilità in caso di mancato pagamento;
  • Nei casi in cui si beneficia dell’assistenza, la possibilità di richiedere che il pagamento dell’affitto avvenga direttamente dall’ente assistenziale al locatore, con il consenso dell’inquilino.

Quest’ultima opzione — disponibile in Ticino, a differenza di altri Cantoni — risulta apprezzata da alcuni proprietari, che considerano il flusso garantito dall’assistenza più affidabile rispetto a inquilini con reddito costante ma pagamenti irregolari.

«In Svizzera non si lasciano le persone in strada»

Dellagana-Rabufetti ricorda che alcuni Comuni offrono strumenti aggiuntivi, come garanzie di pagamento, per i casi in cui l’assistenza non copra interamente l’affitto. L’accesso a questi strumenti dipende dalla cittadinanza o dal domicilio e dal soddisfacimento di determinate condizioni. Il principio di fondo, tuttavia, rimane: la rete di protezione sociale svizzera è costruita per evitare che una persona finisca davvero senza tetto.

Sul fronte più strutturale, la segretaria generale dell’ASI Ticino lancia anche una riflessione più ampia sul livello degli affitti. «Ci chiediamo sempre più spesso se, in generale, gli affitti non siano semplicemente troppo alti. La pigione dovrebbe essere calcolata sui costi reali, non su logiche speculative». Per questo motivo l’associazione ha promosso un’iniziativa federale sulla verifica automatica delle pigioni, accettata dalla Cancelleria federale lo scorso 23 agosto 2026.

Una questione di dignità oltre che di diritto

La storia di Carla non è un caso isolato. Fotografa una tensione reale tra il legittimo interesse dei locatori a selezionare inquilini affidabili e il diritto di chi ha attraversato una crisi economica a non essere escluso in modo definitivo dal mercato degli affitti.

Gli strumenti esistono: assistenti sociali comunali, garanzie di pagamento, pagamento diretto da parte dell’assistenza, garanti privati. Ma accedervi richiede informazione, pazienza e — spesso — una buona dose di tenacia. Perché, come dimostra la vicenda di Carla, avere la volontà e la capacità di pagare un affitto non basta sempre quando un documento nel cassetto continua a raccontare solo una parte della storia.

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