La scadenza di un contratto segna la fine di un’avventura culturale
Gordola perde uno dei suoi spazi culturali più vivaci. Casa Azul, il progetto nato per dare continuità al lavoro dell’Associazione Verzasca Foto, dovrà lasciare la propria sede entro i termini previsti dalla scadenza contrattuale fissata al 30 settembre 2026. Un epilogo che arriva nonostante i mesi di ricerche e trattative avviati dall’associazione nel tentativo di trovare una soluzione percorribile.
Lo stabile in questione ha una storia recente densa di significati: negli ultimi cinque anni ha prima accolto le attività di Verzasca Foto e poi dato forma al progetto Casa Azul, concepito come uno spazio aperto, accessibile e permanente per la cultura locale.
Mesi di trattative senza esito
L’Associazione Verzasca Foto non è arrivata a questa chiusura per mancanza di impegno o visione. Come sottolineato dalla stessa associazione in una nota ufficiale, il futuro dello stabile era già da tempo tutt’altro che certo. Per cercare di salvaguardare la continuità del progetto, sono state esplorate diverse strade:
- il rinnovo del contratto d’affitto con il proprietario dello stabile;
- l’acquisizione diretta dell’immobile da parte dell’associazione;
- nuovi modelli di gestione condivisa o partecipata;
- il coinvolgimento del Comune di Gordola e di altri soggetti attivi sul territorio.
Nessuna di queste opzioni ha trovato una concretizzazione entro i tempi utili. La scadenza contrattuale ha quindi avuto la meglio sulle ambizioni progettuali, lasciando l’associazione con la necessità di sgomberare lo spazio nelle prossime settimane.
Un anno intenso: 50 attività e oltre 2.000 presenze
Ciò che rende ancora più amaro questo epilogo è la vitalità dimostrata da Casa Azul nel corso dell’ultimo anno di attività. Il programma 2025-2026 ha proposto circa 50 appuntamenti, spaziando tra esposizioni artistiche, concerti, incontri tematici, attività formative e residenze per artisti. Il tutto sotto l’ombrello del progetto, che includeva anche il format «Caffè tra artisti», pensato come momento di dialogo informale tra creativi e pubblico.
I numeri raccontano una risposta concreta da parte della comunità: le presenze complessive hanno superato quota 2.000, a conferma che la domanda di spazi culturali accessibili esiste ed è reale. Anche la chiamata aperta a nuove proposte progettuali ha riscosso un interesse superiore alle aspettative, raccogliendo quasi 40 candidature. Sul fronte associativo, i tesseramenti legati a Casa Azul e Verzasca Foto hanno complessivamente superato mille iscritti a partire dal 2024.
Un modello che risponde a un bisogno reale
Casa Azul non era semplicemente una sala espositiva o uno spazio per eventi. Era, nella visione dei suoi promotori, un luogo di incontro permanente, capace di ospitare relazioni, pratiche artistiche e percorsi formativi al di fuori dei circuiti istituzionali tradizionali. In questo senso, il progetto ha cercato di colmare un vuoto che la cultura ticinese spesso non riesce a riempire: quello degli spazi informali, stabili, economicamente accessibili, dove artisti, associazioni e cittadini possano incontrarsi senza le rigidità dei canali ufficiali.
La chiusura della sede riporta al centro del dibattito una questione irrisolta: in Ticino, e nel Bellinzonese in particolare, mancano ancora contesti in cui la cultura possa radicarsi con continuità, senza dipendere da contratti precari o dalla disponibilità straordinaria di singoli proprietari. L’esperienza di Casa Azul, proprio perché si è conclusa prematuramente, diventa una testimonianza eloquente di questo bisogno.
La fine della sede non è la fine del progetto
L’Associazione Verzasca Foto tiene però a precisare un punto importante: chiudere una sede non equivale a chiudere un capitolo definitivamente. Le relazioni costruite, le esperienze condivise e la comunità che si è aggregata attorno a Casa Azul non scompaiono con lo sgombero dello stabile. Anzi, secondo la stessa associazione, rappresentano il patrimonio più durevole di questa avventura.
Nelle prossime settimane si procederà al trasferimento dei materiali e alla restituzione degli spazi. Nel frattempo, l’associazione si riserva il tempo necessario per riflettere su quanto vissuto e per immaginare nuove forme di programmazione futura. Un momento di pausa, dunque, ma non necessariamente di resa.
Verso una nuova fase: cosa succede ora
Resta aperta la domanda su dove e come Verzasca Foto potrà continuare a operare. La ricerca di una nuova sede, la ridefinizione del modello organizzativo e la valorizzazione della rete costruita in questi anni saranno probabilmente i nodi centrali del prossimo periodo. L’auspicio di chi ha seguito e sostenuto il progetto è che l’entusiasmo dimostrato dal pubblico e dai candidati all’open call possa tradursi in una nuova opportunità concreta.
La storia di Casa Azul a Gordola si chiude con un bilancio positivo sotto il profilo culturale e partecipativo, ma con un appello implicito alle istituzioni e ai proprietari immobiliari del territorio: la cultura ha bisogno di case stabili, non solo di ospitalità temporanea.



