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In Wikipedia ho ricercato il termine qualunquismo. Il qualunquismo, descritto nel dopoguerra italiano, è un atteggiamento che rinnega o almeno intenzionalmente ignora, l’aspetto politico del vivere associato.

Oggi sembra rinascere questo ambiente di nichilismo, di sfiducia generale. La pandemia ci forza spesso all’isolamento, al distacco. Sembra nascere pure una “depressione collettiva” che si infiltra nella nostra società. Non si crede più alla scienza e malgrado l’evidenza dimostrata (nei Centri competenti in Germania e Regno Unito) dell’effetto protettore e salvifico della vaccinazione, essa viene ignorata. Ovunque si vedono cospiratori che causano disagi e che disturbano le nostre abitudini! Nel frattempo però continuiamo per esempio a fumare negando la relazione con la tosse mattutina, subiamo allagamenti e fuochi devastatori rifiutando una legge “contro il CO2” per oscure ragioni finanziarie e ci nutriamo di cibi prodotti con “l’assistenza” di pesticidi tossici che finiscono nell’acqua corrente “perché non si può fare altrimenti”.

Cosa ci vuole per prendere il toro per le corna e adattarsi reagendo ai cambiamenti?

Si legge per esempio nel Corriere del Ticino del 12.08.2021 a pagina 6 l’eterno “Neinsager” ticinese Fabio Regazzi: “Il problema climatico è reale. Ma non si risolve con un aumento di tasse come proponeva la legge sul CO2”. Affermazione falsa e assenza di proposte concrete. Se il nostro ambiente cambia anche noi dobbiamo cambiare. Non possiamo pretendere di essere “indipendenti”. Se l’ignorante muore, il non-ignorante rischia pure di morire.