Berna, 24 giugno 2025 – La decisione del Consiglio nazionale di accogliere la cosiddetta “mozione Ettlin” rappresenta un duro colpo ai salari, al federalismo e alla volontà popolare. Con questa scelta, la maggioranza di destra ha dato il via libera a un attacco senza precedenti contro i salari minimi cantonali, minacciando le conquiste sociali ottenute negli ultimi anni.
La mozione in questione prevede che i salari stabiliti nei contratti collettivi di lavoro (CCL) possano prevalere sui salari minimi cantonali. Una misura che, di fatto, rischia di legalizzare il dumping salariale e di vanificare gli sforzi di numerosi Cantoni nella lotta contro la povertà e la precarietà.
Salario minimo: strumento essenziale per la giustizia sociale
Il salario minimo rappresenta uno degli strumenti più efficaci per contrastare la povertà lavorativa e garantire condizioni di vita dignitose. Si tratta di una competenza chiaramente riconosciuta ai Cantoni nell’ambito delle loro politiche sociali. Tuttavia, la decisione di Berna, presa contro il parere del Consiglio federale e di 25 Cantoni su 26, mina alle fondamenta questo principio.
Non è solo un attacco economico, ma anche istituzionale e democratico. Il federalismo svizzero si fonda sulla partecipazione dei cittadini e sul principio di prossimità: è a livello cantonale che si decidono politiche adeguate al contesto locale, non con imposizioni calate dall’alto.
Un pericoloso precedente centralista e antisociale
La volontà della Confederazione di annullare le scelte popolari dei Cantoni è un precedente grave. Dietro questa riforma si cela un disegno ben preciso: indebolire le tutele salariali e smantellare gli strumenti messi in campo da Cantoni e Comuni per proteggere i lavoratori più vulnerabili.
Appello al Consiglio degli Stati: fermare questa deriva
La speranza è ora riposta nel Consiglio degli Stati, la Camera Alta del Parlamento, chiamata a difendere l’autonomia cantonale e la volontà dei cittadini. Mi auguro che anche rappresentanti ticinesi come Marco Chiesa e Fabio Regazzi sappiano scegliere da che parte stare: con i lavoratori e i cittadini del Ticino o con gli interessi di pochi ambienti padronali.
Il Ticino in prima linea per salari dignitosi
In Ticino, la battaglia per un salario minimo rafforzato ha raccolto oltre 10’000 firme grazie all’iniziativa popolare cantonale, della quale sono primo firmatario. L’obiettivo è chiaro: il salario minimo stabilito democraticamente in Ticino deve prevalere sui contratti collettivi che, troppo spesso, fissano soglie insufficienti.
Il rispetto per i lavoratori non si cancella per decreto
Al rientro dalla pausa estiva, continuerò a portare avanti questa battaglia nelle sedi istituzionali. Se necessario, saremo pronti a tornare davanti al popolo: la dignità del lavoro e i diritti dei lavoratori non si barattano e la volontà popolare non può essere cancellata per decreto.
Oggi più che mai, servono rispetto per chi lavora, salari equi e un federalismo che dia voce ai cittadini, non imposizioni centraliste che minano la democrazia.




