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Comprare ticinese conviene: il Centro propone un credito d’imposta per chi spende locale

Un’idea per tenere la ricchezza in Ticino

Destinare una parte del proprio stipendio esclusivamente al commercio ticinese, ricevendo in cambio un vantaggio fiscale concreto. È questo il cuore di una proposta presentata venerdì 25 settembre a Giubiasco dal Centro Ticino e dai Giovani del Centro Ticino, attraverso un’iniziativa parlamentare generica che punta a sostenere l’economia locale in modo innovativo e non coercitivo.

A presentare l’iniziativa sono state la deputata Sabrina Gendotti, insieme a Giovanna Pedroni e Luca Taglialatela, rispettivamente presidente e vicepresidente dell’Ufficio presidenziale dei Giovani del Centro Ticino. Il messaggio centrale è chiaro: nessun obbligo, nessuna limitazione alla libertà di scelta, ma un incentivo concreto per chi decide volontariamente di privilegiare i negozi, i ristoranti e le imprese del cantone.

Come funzionerebbe il meccanismo

Il sistema immaginato dai promotori si baserebbe su uno strumento digitale — una carta elettronica o un wallet digitale — sul quale i cittadini potrebbero versare volontariamente una quota del proprio reddito. Le somme caricate sarebbero utilizzabili esclusivamente presso gli esercenti ticinesi aderenti al circuito, creando così un flusso di denaro che rimane all’interno dei confini cantonali.

Le cifre ipotizzate nell’iniziativa danno un’idea delle dimensioni pensate per lo strumento:

  • I lavoratori dipendenti potrebbero destinare al circuito fino al 5% dello stipendio annuo lordo
  • I lavoratori indipendenti potrebbero contribuire fino al 5% del reddito annuo rilevante ai fini AVS
  • È previsto un tetto massimo di 5.000 franchi annui per persona
  • Il credito d’imposta cantonale potrebbe arrivare fino al 25% delle somme effettivamente spese attraverso il circuito

Si tratta però, come sottolineano gli stessi promotori, di scenari puramente teorici. L’impatto reale dipenderebbe dal numero di persone che aderiranno e dagli importi concretamente destinati al sistema.

Perché questa proposta, e perché adesso

Il contesto economico che ha spinto all’elaborazione dell’iniziativa è ben preciso. Il commercio al dettaglio ticinese sta attraversando una fase difficile: i dati congiunturali di maggio 2026 hanno registrato un peggioramento delle vendite e della situazione degli affari. Tra i fattori individuati dall’Ufficio di statistica cantonale figurano la concorrenza degli acquisti transfrontalieri e la crescita delle piattaforme di e-commerce internazionali.

«La crescente digitalizzazione dei consumi, gli acquisti oltre confine e le grandi piattaforme online stanno cambiando radicalmente le nostre abitudini», ha spiegato Giovanna Pedroni durante la presentazione. «È indispensabile trovare strumenti nuovi e sostenibili che consentano di trattenere una quota maggiore del potere d’acquisto sul territorio, rispettando al tempo stesso la libertà di scelta dei cittadini».

Un problema, dunque, che riguarda non solo i grandi magazzini ma l’intero tessuto economico locale: piccole e medie imprese, negozi di prossimità, ristoranti, artigiani. Realtà che faticano a competere con la comodità dello shopping online e con i prezzi spesso più bassi praticati oltreconfine.

Il ruolo dei datori di lavoro e le garanzie giuridiche

L’iniziativa prevede anche un possibile coinvolgimento volontario delle aziende. I datori di lavoro potrebbero scegliere di contribuire al caricamento del wallet o di utilizzarlo come benefit aziendale facoltativo, aggiungendo così un ulteriore livello di sostegno al sistema senza alcun obbligo normativo.

Sul fronte giuridico, i promotori hanno prestato attenzione a una serie di aspetti critici: la tracciabilità delle operazioni, la prevenzione degli abusi, la compatibilità con il diritto federale, la tutela della libertà economica e il rispetto del principio di proporzionalità. Si tratta di elementi essenziali per garantire che lo strumento non si traduca in un meccanismo distorsivo o discriminatorio.

Per Luca Taglialatela, anche un’adesione contenuta potrebbe fare la differenza: «Anche scenari di partecipazione moderata potrebbero generare un volume economico significativo per il commercio locale, contribuendo a mantenere maggiore potere d’acquisto in Ticino e a rafforzare il nostro tessuto produttivo».

Cosa chiede l’iniziativa al Consiglio di Stato

Con questa iniziativa parlamentare generica, il Centro chiede al Consiglio di Stato di farsi carico di un lavoro concreto: elaborare una proposta legislativa cantonale che definisca nel dettaglio le modalità operative, la sostenibilità finanziaria, i criteri di adesione, i meccanismi di controllo e la compatibilità con l’ordinamento giuridico superiore.

L’ambizione è quella di costruire uno strumento che possa sostenere simultaneamente più settori: il commercio di prossimità, le PMI, la ristorazione e, in senso più ampio, l’intera economia ticinese.

«Sostenere il consumo locale significa rafforzare la libertà economica del nostro territorio», ha concluso Sabrina Gendotti. «Non imponendo dove acquistare, ma creando un incentivo affinché una parte maggiore della ricchezza prodotta in Ticino possa rimanere in Ticino, mantenendo intatta la libertà individuale».

Una proposta aperta al confronto

L’iniziativa si presenta come un punto di partenza, non una soluzione chiavi in mano. I numeri sono indicativi, il quadro normativo va ancora definito e la fattibilità dovrà essere verificata nel dettaglio. Ma il dibattito che ne potrebbe scaturire — su come trattenere valore economico nel cantone senza sacrificare la libertà di mercato — è già di per sé un contributo utile alla riflessione collettiva sul futuro del commercio ticinese.

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