Ticino: autorizzata la regolamentazione parziale di due branchi di lupo
Una decisione attesa e ora ufficiale: il Cantone Ticino potrà procedere alla riduzione controllata delle popolazioni dei branchi di lupo denominati Peloso e Camoghé. L’autorizzazione arriva dall’Ufficio federale dell’ambiente (UFAM) e viene resa pubblica dal Consiglio di Stato attraverso una comunicazione ufficiale del Dipartimento del territorio (DT) con sede a Bellinzona.
Si tratta di una misura di gestione faunistica che rientra nel quadro della normativa svizzera sulla regolazione dei grandi predatori, oggetto negli ultimi anni di un intenso dibattito tanto in Ticino quanto a livello nazionale.
Cosa prevede la misura: fino a due terzi dei cuccioli
L’intervento autorizzato non prevede l’eliminazione completa dei branchi, ma una regolamentazione parziale e mirata. In concreto, sarà possibile rimuovere fino a due terzi degli esemplari giovani nati nell’anno in corso, sia per il branco Peloso sia per quello del Camoghé.
La scelta di concentrare gli abbattimenti sui cuccioli dell’anno — e non sugli adulti — riflette una logica gestionale precisa: contenere la crescita numerica del branco senza compromettere la struttura sociale del gruppo e la sua capacità riproduttiva futura, pur riducendo l’impatto immediato sul territorio.
- Branco Peloso: già precedentemente individuato come soggetto a regolazione, con richiesta già confermata in anticipo
- Branco Camoghé: incluso nel provvedimento nell’ambito della stessa autorizzazione federale
- Quota massima: fino al 66% dei giovani nati nel 2024 per ciascun branco
Chi si occuperà degli abbattimenti: cacciatori con formazione specifica
La gestione operativa dell’intervento non sarà affidata a personale generico, ma a figure specificamente qualificate. Il Cantone prevede infatti di avvalersi della collaborazione di cacciatori che abbiano seguito la formazione dedicata alla regolazione del lupo e che siano in possesso di una specifica autorizzazione alla partecipazione a queste azioni.
Questo approccio risponde a requisiti tecnici e normativi precisi: gli operatori coinvolti devono dimostrare competenze adeguate per agire in contesti complessi come quelli alpini, dove l’identificazione e la distinzione degli esemplari richiede esperienza sul campo.
Il contesto: la gestione del lupo in Svizzera e in Ticino
La presenza del lupo nelle Alpi svizzere è tornata a crescere significativamente nell’ultimo decennio, dopo secoli di assenza. Questo ha generato tensioni crescenti tra la necessità di tutelare la specie — protetta dalla Convenzione di Berna — e le esigenze degli allevatori e delle comunità montane, che denunciano perdite di bestiame e difficoltà nella gestione dei pascoli.
La Svizzera ha progressivamente adattato la propria legislazione per consentire una gestione più flessibile dei grandi predatori. Le revisioni normative degli ultimi anni hanno ampliato le possibilità di intervento da parte dei Cantoni, a condizione che le richieste siano approvate dall’UFAM e rispondano a criteri scientifici e gestionali definiti a livello federale.
Il Ticino, con la sua conformazione territoriale alpina e la presenza di diversi branchi, è uno dei cantoni più direttamente coinvolti in questo tipo di gestione. Le autorità cantonali hanno ripetutamente sottolineato la necessità di strumenti efficaci per bilanciare la coesistenza tra lupo e attività pastorali tradizionali.
Le reazioni: un tema che divide
La questione della regolazione del lupo continua a generare posizioni contrapposte. Da un lato, le associazioni degli allevatori e parte del mondo rurale accolgono favorevolmente provvedimenti come quello appena annunciato, considerandoli necessari per proteggere il bestiame e rendere sostenibile l’allevamento in montagna.
Dall’altro, le organizzazioni animaliste e ambientaliste si oppongono agli abbattimenti, sostenendo che la coesistenza sia possibile attraverso misure di protezione passive — come recinzioni elettrificate e cani da guardiania — e che l’eliminazione degli esemplari non risolva il problema alla radice.
Il dibattito è destinato a proseguire, anche perché le popolazioni lupine sono in continua evoluzione e le pressioni sui territori alpini restano elevate.
Cosa succede ora
Con l’autorizzazione ora in mano, il Cantone Ticino potrà avviare le operazioni di regolamentazione nei territori frequentati dai branchi Peloso e Camoghé. I tempi e le modalità operative saranno definiti dalle autorità cantonali competenti, in coordinamento con i cacciatori abilitati.
L’esito degli interventi e i dati sugli abbattimenti effettivamente realizzati saranno verosimilmente comunicati al termine delle operazioni, come avvenuto in occasioni precedenti, contribuendo al monitoraggio complessivo della specie sul territorio ticinese.
Nel frattempo, la vicenda conferma come la gestione del lupo rimanga uno dei temi più delicati e divisivi nell’agenda ambientale e politica della Svizzera alpina, con il Ticino in prima linea tra sfide di conservazione e necessità concrete delle comunità locali.




