Fedpol sotto la lente: cosa è successo con i divieti d’entrata del 2024 e 2025
Due decisioni di divieto d’entrata, adottate da fedpol tra il 2024 e il 2025 su richiesta della polizia cantonale di Zurigo, hanno sollevato interrogativi sull’effettivo rispetto delle procedure interne dell’Ufficio federale di polizia. La copertura mediatica di questi casi ha spinto la Commissione della gestione del Consiglio degli Stati (CdG-S) ad aprire un’indagine approfondita, i cui esiti sono stati raccolti in un rapporto pubblicato l’11 novembre 2025.
Il 25 febbraio 2026, il Consiglio federale ha presentato la propria presa di posizione su quel documento, offrendo una valutazione articolata delle raccomandazioni formulate dalla Commissione e indicando quali di esse siano già state recepite.
I fatti: due interventi che hanno aggirato le procedure
Il meccanismo ordinario prevede che le domande di divieto d’entrata vengano valutate dal servizio giuridico di fedpol, il quale ha facoltà di accoglierle o respingerle. In entrambi i casi in esame, il servizio competente aveva inizialmente respinto le richieste pervenute dalla polizia cantonale zurighese.
Tuttavia, in seguito all’intervento diretto del comandante della polizia cantonale di Zurigo presso l’allora direttrice di fedpol — avvenuto rispettivamente nell’ottobre 2024 e nel gennaio 2025 — la dirigenza dell’Ufficio aveva poi disposto l’emissione dei divieti d’entrata, contraddicendo le decisioni già adottate dall’unità competente.
Il punto critico, secondo il Consiglio federale, sta nel fatto che questa inversione di rotta è avvenuta in assenza di nuovi elementi fattuali: nessuna informazione inedita era emersa che potesse giustificare un riesame della decisione già comunicata. Si è trattato, di fatto, di un’interferenza della direzione sulle competenze del servizio tecnico-giuridico preposto.
La valutazione del Consiglio federale: eccezioni, non sistema
Il governo svizzero è chiaro nel distinguere tra la struttura ordinaria di fedpol e ciò che è accaduto in questi due episodi. Le procedure e le competenze interne, nella loro formulazione, sono considerate adeguate e sufficientemente definite: spetta normalmente al responsabile dell’unità competente decidere sull’accoglimento o il rigetto di una domanda, mentre in situazioni di pericolo imminente il giurista responsabile può agire autonomamente.
Il problema, quindi, non risiede nella struttura normativa interna, ma nel fatto che essa non è stata rispettata dalla direzione dell’epoca. Il Consiglio federale sottolinea che, fino a quei due episodi, non si era mai verificato un caso in cui la dirigenza di fedpol avesse ribaltato una decisione già adottata dall’unità competente senza che fossero emersi nuovi fatti. Si tratta dunque di eccezioni isolate, non di una disfunzione sistemica.
Le raccomandazioni della CdG-S e le misure già avviate
La Commissione della gestione aveva elaborato una serie di raccomandazioni per rafforzare il funzionamento di fedpol e la vigilanza su di esso. Il Consiglio federale le ha esaminate una per una, indicando il proprio grado di accordo e lo stato di attuazione.
- Riesame delle decisioni solo in presenza di nuovi fatti: il Consiglio federale condivide pienamente questo principio, già in linea con la prassi ordinaria di fedpol. Il problema nei due casi specifici è stato proprio la deviazione da questo standard.
- Miglioramento della vigilanza del DFGP su fedpol: il Dipartimento federale di giustizia e polizia (DFGP) ha già avviato una verifica interna per stabilire se e come rendere più sistematica la propria supervisione sulla prassi decisionale dell’Ufficio. Il Consiglio federale considera questa raccomandazione come già adempiuta.
- Definizione dei casi da sottoporre al DFGP per decisione: in particolare per le domande riguardanti persone politicamente esposte, il DFGP ha già incaricato i servizi competenti di elaborare una norma specifica. Anche questa raccomandazione è ritenuta adempiuta dal governo.
- Precisazione delle competenze decisionali interne: su questo punto il Consiglio federale esprime una posizione più cauta. Pur apprezzando la raccomandazione, ritiene che le responsabilità interne siano già disciplinate in modo appropriato e che il problema emerso nei due casi non fosse di chiarezza normativa, bensì di mancata osservanza delle regole esistenti.
Persone politicamente esposte: un nodo da risolvere
Un aspetto di particolare rilievo riguarda il trattamento delle domande di divieto d’entrata che coinvolgono soggetti con profili politici rilevanti. Il Consiglio federale ha condiviso la necessità di definire con maggiore precisione in quali circostanze fedpol debba rimettere al DFGP la competenza decisionale, proprio per evitare che casi delicati vengano gestiti a un livello gerarchico inadeguato o senza le necessarie salvaguardie.
L’elaborazione di una norma ad hoc in questo senso rappresenta uno degli sviluppi più concreti scaturiti dall’intera vicenda.
Un bilancio complessivo: struttura solida, ma vigilanza da rafforzare
La risposta del Consiglio federale al rapporto della CdG-S delinea un quadro in cui le fondamenta istituzionali di fedpol reggono, ma in cui due episodi specifici hanno evidenziato vulnerabilità legate al comportamento individuale della direzione dell’epoca. Non si tratta di riformare il sistema, ma di garantire che le regole già esistenti vengano effettivamente rispettate a tutti i livelli gerarchici.
Il rafforzamento della vigilanza da parte del DFGP e la definizione di criteri più chiari per i casi politicamente sensibili sono i due pilastri su cui si basa la risposta istituzionale. Entrambe le misure, secondo il governo, sono già in corso di attuazione, il che suggerisce una volontà di chiudere rapidamente questa pagina critica nella storia recente di fedpol.




