La Svizzera fa un passo deciso nella lotta contro l’estremismo: il 21 agosto 2026, in occasione di una conferenza stampa a Berna, la Rete integrata Svizzera per la sicurezza (RSS) ha ufficialmente presentato una carta nazionale contro la radicalizzazione. Il documento è il risultato di un impegno comune tra Confederazione, Cantoni e Comuni e rappresenta uno strumento sia politico che operativo per chi, ogni giorno, si trova a fronteggiare questo fenomeno.
Un fenomeno in crescita, trasversale e in continua evoluzione
Parlare di radicalizzazione oggi significa confrontarsi con una realtà molto più articolata rispetto al passato. Dal 2023, in Svizzera come nel resto d’Europa, si registra un aumento preoccupante del numero di minorenni coinvolti in processi di radicalizzazione. E le forme che questo fenomeno assume sono sempre più eterogenee.
Accanto all’islamismo violento, già noto alle forze dell’ordine, emergono nuove correnti che meritano attenzione:
- Il movimento incel (involuntary celibate), diffuso soprattutto tra i giovani uomini, che alimenta odio e violenza nei confronti delle donne.
- Gli Active Club, gruppi organizzati intorno a ideologie di estrema destra.
- Gli ambienti di violenza politica di sinistra, che sfruttano i momenti di protesta internazionale per compiere atti illegali.
- La cosiddetta radicalizzazione nichilista, una forma più recente e priva di riferimenti ideologici precisi, centrata sulla violenza fine a se stessa.
Questa varietà rende ancora più difficile individuare e intervenire precocemente su situazioni a rischio.
Episodi concreti sul territorio svizzero
Non si tratta di un fenomeno astratto. La Svizzera ha già vissuto episodi violenti riconducibili a processi di radicalizzazione. Tra i casi più significativi degli ultimi anni:
- L’omicidio a Morges nel 2020, di matrice jihadista.
- L’accoltellamento a Lugano nel 2020, anch’esso legato al jihadismo.
- L’attentato incel ad Amriswil nel 2020.
- L’aggressione a un uomo ebreo a Zurigo nel 2024, di matrice jihadista.
- L’accoltellamento a Winterthur nella primavera del 2026, sempre riconducibile all’estremismo religioso violento.
Questi fatti sottolineano l’urgenza di dotarsi di strumenti condivisi e di rafforzare la cooperazione tra tutti i livelli istituzionali.
La carta: un impegno politico e uno strumento pratico
La carta contro la radicalizzazione ha una duplice funzione. Da un lato sancisce l’impegno politico congiunto delle istituzioni svizzere nel contrasto a qualsiasi forma di estremismo. Dall’altro mette a disposizione indicazioni operative concrete rivolte a chi opera sul campo: insegnanti, allenatori sportivi, responsabili di comunità religiose, genitori. Sono proprio queste figure che spesso si trovano per prime a dover riconoscere i segnali di un percorso di radicalizzazione in atto.
La carta è stata elaborata coinvolgendo esperti del mondo scientifico, oltre ai rappresentanti dei tre livelli statali, garantendo così un approccio fondato su dati e ricerca.
Voci istituzionali al tavolo della conferenza
La conferenza stampa del 21 agosto ha riunito figure di primo piano della politica di sicurezza svizzera. Hanno preso la parola:
- Beat Jans, consigliere federale e capo del DFGP, alla guida della piattaforma politica RSS.
- Jacqueline Fehr, consigliera di Stato di Zurigo, in rappresentanza della CDDGP.
- Marcus Caduff, consigliere di Stato dei Grigioni, membro del comitato della CDOS.
- Karin Rykart, consigliera comunale di Zurigo e copresidente della CDSCS.
- Matteo Cocchi, comandante di polizia del Cantone Ticino e presidente della CCPCS.
- Martin von Muralt, delegato della Confederazione e dei Cantoni per la RSS.
Progetti già attivi: dalla manosfera ai social media
La presentazione della carta non è un punto di partenza assoluto: in Svizzera esiste già una solida tradizione di interventi concreti. Tra il 2019 e il 2026, nell’ambito di due Piani d’azione nazionali (PAN) dotati di un budget annuo di 750 000 franchi, sono stati realizzati complessivamente 94 progetti di contrasto alla radicalizzazione.
Tre esempi presentati alla conferenza mostrano la varietà degli approcci adottati:
- Un progetto dell’Università di scienze applicate di Zurigo, sostenuto da fedpol nel 2024, per formare influencer attivi sui social media nella lotta all’odio online.
- Percorsi formativi nel 2025 rivolti ai responsabili di comunità religiose.
- Un progetto dell’associazione männer.ch nel 2025-2026, dedicato al fenomeno della manosfera e all’estremismo misogino online.
Guardando al futuro, per il 2027 sono già pervenute 14 richieste di finanziamento per progetti il cui costo complessivo supera il milione di franchi. Il secondo PAN scadrà a fine 2027 ed è attualmente in fase di valutazione.
Come accedere alla carta e ai materiali
La carta è disponibile sul portale ufficiale della RSS all’indirizzo www.svs-rns.ch, dove è possibile scaricare anche materiale divulgativo: video, immagini per i social media e documenti stampabili. Nelle prossime settimane, autorità e attori della società civile diffonderanno la carta principalmente attraverso i canali digitali, con l’obiettivo di raggiungere il più ampio pubblico possibile.
L’iniziativa rappresenta un segnale chiaro: la prevenzione della radicalizzazione non è solo un compito delle forze dell’ordine, ma una responsabilità collettiva che coinvolge ogni livello della società svizzera.




