Un nuovo comandante per la Polizia di Lugano
Dal 1° settembre Federico Chiesa è ufficialmente alla guida della Polizia della Città di Lugano, subentrando a Roberto Torrente dopo oltre vent’anni di comando. Un passaggio di testimone importante, che Chiesa ha preparato con cura già nelle settimane precedenti all’insediamento formale, sfruttando ferie arretrate per avvicinarsi gradualmente alla struttura, conoscere il personale e uscire sul territorio con gli agenti di quartiere.
«Sono arrivato al primo settembre senza il proverbiale bagno in acqua fredda», racconta. «L’acqua era, diciamo, almeno tiepidina.» Una battuta che cela un approccio metodico e attento, lontano dall’improvvisazione.
Un percorso di formazione ancora da completare
Chiesa è la prima a riconoscere un elemento insolito del suo profilo: non proviene dall’ambito della polizia. Per questo motivo, a partire dal 2027, seguirà una scuola federale per ufficiali di polizia, un percorso lungo e strutturato che gli fornirà le basi tecniche e tattiche necessarie.
Nel frattempo, ha pianificato per i prossimi mesi una serie di esperienze sul campo: uscite in pattuglia, turni in centrale operativa di giorno e di notte, lavoro nel weekend. Un vero e proprio stage interno, pensato per capire dall’interno le dinamiche del mestiere e guadagnarsi la fiducia del Corpo.
Tre priorità per il futuro della Polizia cittadina
Pur riconoscendo la necessità di osservare prima di agire — «occhi grandi, orecchie grandi e bocca piccola», come ama ripetere — Chiesa ha già in mente le direttrici principali del suo mandato:
- Potenziare il lavoro di rete con i partner territoriali, non solo a livello locale ma anche a livello nazionale, confrontandosi con realtà cantonali simili e facendo benchmarking su ciò che funziona altrove.
- Anticipare le sfide future, cercando di leggere i cambiamenti sociali e tecnologici con anticipo, per non trovarsi impreparati davanti a fenomeni nuovi.
- Stare al passo con l’innovazione, consapevole che la pubblica amministrazione tende a muoversi più lentamente rispetto al settore privato, ma convinto che sia possibile accelerare i tempi con obiettivi chiari e scadenze precise.
Il curriculum del nuovo comandante è coerente con queste ambizioni: dieci anni nella Sezione del militare e della protezione della popolazione, il coordinamento del contact tracing durante la pandemia da Covid-19 e la gestione dello Stato maggiore durante il disastro alluvionale in Vallemaggia. Esperienze di crisi che hanno affinato la sua capacità di lavorare in rete e sotto pressione.
Sicurezza a Lugano: monitorare senza allarmismi
Sul fronte della sicurezza urbana, Chiesa invita a non cedere né alla sottovalutazione né all’allarmismo. Lugano resta una città sicura nei dati statistici, ma alcuni episodi recenti legati alla violenza impongono attenzione.
«Bisogna capire se siamo davanti a un bivio — un trend in crescita — o a episodi circoscritti», spiega. Per questo la polizia ha rafforzato la propria presenza nelle zone della movida notturna: non perché prima fosse assente, ma per essere più visibile. Un segnale duplice: maggiore senso di sicurezza per i cittadini, effetto deterrente per chi è tentato di commettere reati.
Giovani e coltelli: serve un approccio collettivo
Tra le questioni più delicate c’è il fenomeno dei giovani che girano armati di coltello. Chiesa è esplicito: l’obiettivo non è semplicemente che i coltelli non vengano estratti, ma che non escano di casa.
I controlli rafforzati e il sequestro preventivo di oggetti potenzialmente pericolosi sono strumenti utili, ma da soli non bastano. Il comandante individua una responsabilità condivisa tra diversi attori:
- La Polizia, con controlli mirati e presenza costante.
- I gestori dei locali notturni, che possono segnalare situazioni sospette o adottare misure preventive.
- Le famiglie, chiamate a sensibilizzare i propri figli prima che escano di casa.
- La scuola, come spazio educativo di prevenzione.
«È un problema che non può essere risolto da una sola entità», afferma Chiesa. «Serve un lavoro di squadra.»
Il nodo dei soggetti recidivi e il disagio di fondo
Un altro tema centrale è quello dei cosiddetti soggetti recidivi: persone con cui la polizia si trova ripetutamente a fare i conti, senza però riuscire sempre a intervenire sul piano penale per mancanza dei presupposti legali.
Chiesa non parla di «cortocircuito», ma di un limite strutturale: dietro molti episodi di disagio ci sono problematiche profonde — disturbi psichiatrici, dipendenze, situazioni familiari complesse — che un intervento di polizia può contenere momentaneamente, ma non risolvere alla radice. La risposta, ancora una volta, è nella presa in carico coordinata tra polizia e servizi sociali, sanitari e psichiatrici.
La stanza del consumo: una misura da sostenere
Sul tavolo del Municipio di Lugano c’è anche la proposta di una stanza del consumo per le sostanze stupefacenti. Chiesa si dice favorevole: non sarà la soluzione definitiva, ma consentirebbe un monitoraggio più efficace e la possibilità di sapere dove si trovano le persone più vulnerabili, aprendo la porta a interventi di supporto mirati.
Un approccio pragmatico, con rispetto per chi è venuto prima
Federico Chiesa non si presenta come un rivoluzionario. Vuole rispettare ciò che è stato costruito negli anni precedenti e introdurre cambiamenti in modo graduale e informato. Il suo stile è quello di chi conosce il valore delle reti, della collaborazione e della pianificazione. Una visione manageriale applicata alla sicurezza pubblica, con la consapevolezza che cambiare una struttura complessa richiede tempo, ascolto e costruzione di fiducia.




