Un festival, otto sguardi sul mondo
Guerre dimenticate, frontiere invalicabili, identità da ricostruire, futuri incerti. Sono questi i filoni tematici che attraversano la selezione ufficiale del Film Festival Diritti Umani Lugano (FFDUL), giunto a una nuova edizione con un concorso internazionale di otto titoli. La grande maggioranza — sette, come ha precisato il co-direttore artistico Antonio Prata in conferenza stampa — sarà presentata in anteprima svizzera. I film sono stati individuati tra circa 200 candidature, raccolte attraverso la call ufficiale del festival, le proposte spontanee e la ricognizione diretta nei principali festival internazionali.
Le proiezioni in concorso si concentrano nella prima metà del festival, da domenica 11 a mercoledì 14 ottobre, tutte al Cinema Corso di Lugano. Al termine, tre premi assegnati da giuria, pubblico e ONG decreteranno i lavori più significativi.
I film in concorso: temi e storie
La guerra senza fine nella Repubblica Democratica del Congo
Ad aprire il concorso, domenica 11 ottobre alle 16.45, è Trop c’est trop del regista congolese Elisé Sawasawa. Il punto di partenza è drammaticamente attuale: nel gennaio 2025, la città di Goma, capitale del Nord Kivu, cade in soli quattro giorni nelle mani del gruppo armato M23, nonostante la presenza di forze militari di mezza Africa e della principale base ONU, la MONUSCO. Sawasawa sceglie però di non raccontare solo la guerra, ma la vitalità ostinata dei civili congolesi, la loro quotidiana ricerca di una via verso la pace. «Trop c’est trop» — troppo è troppo — è il grido che risuona nel film.
Un’amicizia improbabile nelle notti di Berlino
La sera dello stesso giorno (ore 20.30) tocca a Where to? di Assaf Machnes, primo dei due film che affrontano il conflitto israelo-palestinese. Ambientato nella vita notturna berlinese, il documentario segue Hassan, autista palestinese per una piattaforma di ride-sharing, e Amir, giovane israeliano in cerca di sé stesso lontano da casa. Le corse notturne ripetute diventano il terreno inaspettato di un’amicizia, costruita tra storie personali e distanze culturali.
I resti del 7 ottobre
Lunedì 12 ottobre alle 17.30 è il momento di Effondrement, della regista Anat Even. Il film parte da un gesto intimo e doloroso: tornare nei luoghi che erano stati la propria casa, dopo l’attacco del 7 ottobre 2023. Even vaga per oltre due anni in un kibbutz distrutto e su campi agricoli trasformati in scenari di distruzione. Oltre la recinzione, Gaza viene annientata. Una testimonianza visiva che mette a confronto le rovine di due realtà.
Migranti e inseguitori sulla stessa autostrada
La sera di lunedì (ore 20.30) propone L’enfant bélier di Marta Bergman, incentrato sulle rotte migratorie verso il Regno Unito. Due nuclei narrativi si intrecciano: una coppia con una bambina di due anni stipata nel retro di un furgone, nel tentativo disperato di raggiungere l’Inghilterra; e un poliziotto con vent’anni di servizio che ogni notte dà la caccia ai trafficanti lungo le autostrade belghe. Quando i due mondi si scontrano, tutto cambia. La regista Bergman sarà presente a Lugano per accompagnare la proiezione.
Grattacieli incompiuti e comunità ai margini in Cambogia
Martedì 13 ottobre alle 17.30 si proietta Promised Spaces di Ivan Marković, ambientato in una Cambogia in rapida trasformazione urbana. Sokun, operaio migrante insonne per il caldo, trova rifugio tra i colleghi che abitano abusivamente un grattacielo incompiuto. Nella stessa torre, la prima inquilina ufficiale, Seda, scopre presto di sentirsi prigioniera del lusso promesso. Il film esplora le contraddizioni di un paese che cambia troppo in fretta per chi resta ai margini.
Un mondo dopo gli esseri umani
La serata di martedì (ore 20.30) è dedicata a Hungry di Susanne Brandstätter, il film più visionario della selezione. Un essere misterioso percorre una Terra ormai deserta, ricomponendo la storia dell’umanità attraverso frammenti di testimonianze di scienziati e pensatori che avevano previsto il collasso. Il film non è solo fantascienza: è una riflessione urgente sulle responsabilità collettive, sulle occasioni mancate e sul significato di arrivare troppo tardi. Anche Brandstätter parteciperà al festival.
Ricostruire la violenza per capirne le radici
Mercoledì 14 ottobre alle 17.30 la regista Daniela Magnani Hüller porta al festival il suo primo lungometraggio autobiografico, Sometimes I Imagine Them All at a Party. Il punto di partenza è personale e scomodo: il tentato femminicidio subito per mano di un compagno di scuola. Attraverso conversazioni con un’ex insegnante, un’amica, un detective e il pubblico ministero, la regista ricostruisce i fatti e interroga il sistema — sociale, scolastico, giudiziario — che ha permesso alla violenza di radicarsi nell’ombra.
Diciotto anni e un’identità da scoprire a Buenos Aires
A chiudere il concorso, mercoledì 14 ottobre alle 20.30, è Emi di Ezequiel Erriquez Mena. Il protagonista ha diciotto anni, lavora in un’officina e sfreccia in moto per le strade di Buenos Aires. Ma sotto la superficie di questa vita in divenire si muove una domanda più profonda: chi sono i suoi genitori biologici che lo hanno dato in adozione alla nascita? Il film accompagna questa ricerca di radici con uno sguardo delicato e diretto. Erriquez Mena sarà presente a Lugano.
I premi in palio e la giuria
Gli otto film in concorso si contendono tre riconoscimenti:
- Premio della giuria
- Premio del pubblico, promosso dalla Città di Lugano con la collaborazione di BancaStato
- Premio ONG, assegnato quest’anno da Amnesty International Svizzera
La giuria è composta dalla produttrice Gudula Meinzolt, dal curatore e programmatore cinematografico Dimitris Kerkinos e dalla regista Robin Petré.
I biglietti per tutte le proiezioni sono disponibili in prevendita su Biglietteria.ch.



