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Papa Leone XIV e le nomine femminili in Vaticano: suor Mary Teresa Barron al Dicastero per l’Evangelizzazione

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Suor Barron entra nel Dicastero per l’Evangelizzazione

Papa Leone XIV ha ufficializzato una nuova nomina di rilievo in seno alla curia romana: suor Mary Teresa Barron, religiosa irlandese originaria del Donegal, è stata designata segretaria aggiunta del Dicastero per l’Evangelizzazione. Classe 1966 — compirà 58 anni il prossimo 7 novembre — Barron è una figura di lunga esperienza nel mondo del cattolicesimo internazionale. Guida la Congregazione delle Suore di Nostra Signora degli Apostoli come superiora generale e ha ricoperto, tra il 2023 e il 2025, la presidenza dell’Unione internazionale delle Superiore generali (UISG).

Il suo ingresso nel nuovo incarico non si esaurisce qui: a partire dal 4 gennaio prossimo, assumerà anche la presidenza delle Pontificie Opere Missionarie, ruolo fino a poco tempo fa affidato all’arcivescovo Emilio Nappa, nel frattempo chiamato a guidare il segretariato generale del Governatorato dello Stato della Città del Vaticano.

Un dicastero con una storia antica

Il Dicastero per l’Evangelizzazione ha radici profonde nella storia della Chiesa: era conosciuto per secoli come Propaganda Fide, uno degli organismi più antichi e influenti della Santa Sede. La sua forma attuale risale alla Costituzione apostolica Praedicate Evangelium, promulgata da papa Francesco il 19 marzo 2022, che ha fuso il precedente organismo con il Pontificio Consiglio per la Nuova Evangelizzazione. Il dicastero è oggi articolato in due sezioni distinte, poste direttamente sotto la supervisione del pontefice.

Suor Barron si inserisce in una struttura già caratterizzata da una forte dimensione internazionale: lavorerà accanto al cardinale Luis Antonio Tagle, pro-prefetto filippino, e all’arcivescovo nigeriano Fortunatus Nwachukwu, che ricopre il ruolo di segretario. Per lei non si tratta di un esordio assoluto in Vaticano: aveva già partecipato, su invito di papa Bergoglio, al doppio sinodo sulla sinodalità svoltosi nel 2023 e nel 2024.

Un quadro in rapida evoluzione: le donne in curia

La nomina di suor Barron si inserisce in un cambiamento strutturale più ampio che sta ridisegnando i vertici della curia romana. Già durante il pontificato di Francesco erano stati compiuti passi significativi:

  • Suor Simona Brambilla: nominata prefetta del Dicastero per gli Istituti di Vita consacrata e le Società di Vita apostolica.
  • Suor Raffaella Petrini: presidente del Governatorato dello Stato della Città del Vaticano.
  • Barbara Jatta: alla guida dei Musei Vaticani.
  • Suor Nathalie Becquart: sotto-segretaria della Segreteria generale del Sinodo.
  • Suor Helen Alford: presidenza della Pontificia Accademia delle Scienze sociali.

Leone XIV ha non solo mantenuto questa rotta, ma l’ha accelerata. La sua prima nomina dopo l’elezione, avvenuta nel maggio dello scorso anno, riguardò suor Tiziana Merletti, insediata come segretaria del Dicastero per la Vita consacrata. In seguito, il pontefice statunitense ha scelto altre due donne per guidare interi dicasteri: suor Alessandra Smerilli, chiamata a presiedere il Servizio dello Sviluppo umano integrale, e Montserrat Alvarado, alla guida del Dicastero per la Comunicazione. Quest’ultima rappresenta un primato storico: è la prima donna laica a dirigere un dicastero vaticano.

Il fronte dei conservatori: critiche e resistenze

Le scelte di Leone XIV non passano inosservate — né tantomeno incontrano un consenso unanime. All’interno della Chiesa cattolica, una parte del clero e dei fedeli più tradizionalisti esprime con crescente insistenza la propria contrarietà all’avanzare delle nomine femminili. Voci critiche del calibro di Aldo Maria Valli, ex vaticanista RAI e riferimento autorevole per l’ala conservatrice del cattolicesimo italiano, non hanno lesinato commenti negativi sulle scelte dei due pontificati recenti in materia di ruoli di vertice affidati alle donne.

Dal canto opposto, nemmeno il fronte progressista appare del tutto soddisfatto. La teologa americana Phyllis Zagano, docente alla Hofstra University di New York e massima esperta mondiale della storia delle donne nel diaconato cristiano — fu anche membro della commissione pontificia sul tema istituita da Francesco nel 2016 — ha scritto sul National Catholic Reporter che, nonostante i segnali positivi provenienti dalla curia, il cambiamento reale nelle diocesi di tutto il mondo procede con estrema lentezza. Secondo Zagano, le donne continuano a essere trattate come soggetti di seconda categoria tanto nelle società civili quanto, in molti contesti, all’interno della stessa istituzione ecclesiale. La studiosa sottolinea come, a fronte di avanzamenti nelle posizioni amministrative, permangano ancora barriere concrete nell’accesso delle donne al ministero liturgico.

Una Chiesa in tensione tra tradizione e rinnovamento

Il caso di suor Mary Teresa Barron fotografa con precisione le contraddizioni e le aspirazioni di una Chiesa cattolica che si trova a navigare tra spinte riformatrici e resistenze profonde. Leone XIV sembra aver fatto propria la consapevolezza che il rinnovamento della governance ecclesiale passa anche — e non marginalmente — attraverso una maggiore valorizzazione del contributo femminile.

Resta però aperta, e per molti irrisolta, la questione più radicale: fino a dove può spingersi questo processo senza toccare i nodi dottrinali sul ministero ordinato? Per ora, il pontefice sembra muoversi con determinazione sul piano amministrativo, lasciando in sospeso — almeno pubblicamente — le domande di più lunga portata teologica. Un equilibrio delicato, che continuerà a generare dibattito tanto dentro quanto fuori le mura vaticane.

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