A Bellinzona si parla (e si tace): al via la settima edizione di Sconfinare Festival
C’è un momento preciso in cui una parola scritta smette di essere inchiostro su carta e diventa voce, corpo, emozione. Questo passaggio — quasi alchemico — è stato al centro dell’incontro inaugurale della settima edizione di Sconfinare Festival, la manifestazione culturale che ogni anno trasforma Bellinzona in un palcoscenico di idee e confronti.
Il tema scelto per l’edizione 2026 è tanto semplice nella formulazione quanto complesso nella sostanza: il rapporto tra parola e silenzio. Cosa diciamo davvero quando parliamo? Cosa scegliamo di non dire? E cosa rimane ancora da ascoltare, in mezzo al rumore del mondo contemporaneo?
L’apertura: Gifuni e Bartezzaghi in dialogo sulla scena
A inaugurare il festival è stato un incontro che ha messo insieme due mondi apparentemente distanti ma capaci di dialogare in modo sorprendente. Su Piazza del Sole, l’attore Fabrizio Gifuni — volto noto del cinema e del teatro italiano — e il semiologo e saggista Stefano Bartezzaghi si sono confrontati sul tema «Quando la parola diventa scena».
Moderati dal giornalista culturale Lorenzo Buccella, i due ospiti hanno esplorato insieme il confine sottile tra la pagina scritta e la sua trasformazione in presenza scenica. Un territorio fatto di interpretazione, immaginazione e linguaggio, dove il testo originale incontra la fisicità dell’attore e si trasforma in qualcosa di irripetibile.
Gifuni, con la sua esperienza di interprete raffinato e capace di affrontare tanto la letteratura classica quanto quella contemporanea, e Bartezzaghi, con il rigore analitico di chi studia i segni e i significati, hanno offerto al pubblico una riflessione densa e accessibile al tempo stesso.
Il programma: venerdì 9 ottobre
Dopo l’apertura, il festival entra nel vivo con una serie di appuntamenti pensati per pubblici diversi e attraverso linguaggi differenti. Nel pomeriggio di venerdì, alle 18.30, è in programma l’intervento del geografo Alberto Vanolo, che affronterà un tema quanto mai attuale: il rapporto tra città, neurodivergenza e inclusione. Come sono progettati gli spazi urbani? Per chi e a favore di quale «normalità»?
In serata, alle 20.45, tocca a Domenico Iannacone, con il suo spettacolo di narrazione civile intitolato «Che ci faccio qui… in scena». Iannacone, noto per il suo giornalismo narrativo capace di portare in luce storie marginali e dimenticate, porta sul palco la stessa intensità che caratterizza il suo lavoro televisivo e radiofonico.
Sabato 10 ottobre: la maratona del pensiero e il Premio Orelli
La giornata di sabato rappresenta il cuore pulsante della manifestazione. «Oltre il muro» è il titolo scelto per una vera e propria maratona di pensiero articolata in cinque incontri consecutivi, tutti incentrati sul tema del festival. Tra i relatori figurano nomi di rilievo del panorama culturale e giornalistico italiano:
- Massimo Giannini, giornalista e direttore di lungo corso
- Nicoletta Polla-Mattiot, esperta di comunicazione e linguaggio
- Andrea Moro, linguista e neuroscienziato
- Mauro Covacich, scrittore e narratore
- Björn Larsson, romanziere svedese di fama internazionale
- Alex Bellini, esploratore e divulgatore
Nel pomeriggio di sabato, alle 18.30, si terrà uno degli appuntamenti più attesi: la cerimonia di consegna del Premio Giorgio Orelli 2026. Quest’anno il riconoscimento va a Franco Buffoni, poeta, traduttore e saggista tra i più significativi della letteratura italiana contemporanea. Un premio che porta il nome di uno dei grandi poeti ticinesi del Novecento e che celebra ogni anno chi ha saputo lasciare un segno nel mondo delle lettere.
A chiudere la giornata sarà Walter Veltroni, con un incontro dal titolo evocativo: «Le parole che restano». Una riflessione su come certi discorsi, certe storie, certi suoni continuino a vivere ben oltre il momento in cui vengono pronunciati.
Domenica 11 ottobre: dall’alba al tramonto, dalla poesia al rap
L’ultima giornata del festival si apre letteralmente all’alba, con una sessione di yoga e poesia pensata per iniziare la domenica con lentezza e consapevolezza. Un’esperienza che unisce il corpo alla parola, il respiro al verso.
Nel pomeriggio spazio alle famiglie, con una selezione di cortometraggi adatti a tutte le età. Un modo per avvicinare anche i più giovani ai temi del festival attraverso il linguaggio visivo.
La chiusura è affidata a Murubutu, uno dei rapper italiani più colti e originali, capace di intrecciare la tradizione letteraria con il ritmo e le sonorità del rap. Il suo incontro «Letteraturap: parole scelte con cura» promette di essere un ibrido affascinante tra storytelling, critica letteraria e musica.
Un festival che supera i confini — e non solo nel nome
Sconfinare Festival nasce proprio dall’idea di varcare i limiti disciplinari, geografici e culturali. Ogni edizione costruisce un percorso tematico che attraversa generi e formati diversi, rifiutando la logica dei compartimenti stagni e privilegiando invece la contaminazione e il dialogo.
L’edizione 2026 si dimostra fedele a questa vocazione: in quattro giorni, Bellinzona ospita geografi, attori, rapper, poeti, giornalisti, esploratori e neuroscienziati, uniti da una domanda comune sul senso delle parole che usiamo — e di quelle che tratteniamo.
Il programma completo e le informazioni per l’acquisto dei biglietti sono disponibili sul sito ufficiale sconfinarefestival.ch.



