Quando un bar storico saluta, Lugano perde un pezzo di sé
C’è chi lascia con serenità e chi abbassa le serrande per sempre. In entrambi i casi, Lugano perde qualcosa di difficile da sostituire: i suoi bar storici, luoghi di incontro generazionali, continuano a scomparire dal tessuto urbano della città, spesso senza grandi annunci.
Due episodi recenti raccontano bene questa tendenza. Il Bar Trattoria Apollo, in Corso Elvezia, cambierà gestione a fine ottobre: Katharina e Antonio Liguori, dopo 18 anni dietro al bancone, hanno deciso di passare la mano e godersi la pensione. Una scelta maturata con calma, senza rimpianti, ma carica di storia: l’Apollo ha ospitato generazioni di avventori, tanto che una cliente ultranovantatreenne è entrata di recente per ricordare di aver conosciuto lì suo marito, da giovane.
Diverso, e più definitivo, il destino del Bar Laura: chiuso sabato scorso dopo oltre trent’anni di attività. Nessun passaggio di consegne, nessun nuovo gestore. Serrande abbassate, punto.
Rilevare un bar storico? Spesso non conviene
A spiegare perché questi locali faticano a trovare una seconda vita è Michele Unternährer, presidente di GastroLugano, l’associazione di categoria degli esercizi pubblici cittadini.
Secondo Unternährer, oggi può risultare economicamente più vantaggioso aprire un locale completamente nuovo piuttosto che rilevarne uno con decenni di storia alle spalle. Il paradosso è reale, e ha radici precise:
- Costi di ristrutturazione: gli spazi datati richiedono interventi significativi per rispondere alle normative attuali e alle aspettative della clientela moderna.
- Valore dell’avviamento: chi cede un locale storico include nel prezzo la clientela consolidata. Più è ampia e fedele, più il costo di subentro si alza, rendendo spesso l’operazione poco sostenibile.
- Affitti commerciali fuori controllo: come ha sottolineato anche Massimo Suter, presidente di GastroTicino, i canoni di locazione hanno raggiunto livelli spesso incompatibili con i margini del settore.
A questi elementi si aggiungono i costi generali crescenti — energia, materie prime, oneri sociali, fiscalità — e una burocrazia sempre più pesante. Il risultato è che chi vuole intraprendere un’attività nella ristorazione spesso preferisce costruire qualcosa di nuovo, con spazi pensati ad hoc, piuttosto che ereditare la complessità di un locale storico.
Un settore che si è trasformato in silenzio
La riduzione degli esercizi pubblici non riguarda solo Lugano: Unternährer sottolinea come bar e ristoranti siano diminuiti un po’ in tutto il Ticino. E i cambiamenti, spesso, avvengono senza clamore.
Il presidente di GastroLugano ricorda due trasformazioni emblematiche in città: davanti a riva Albertolli, dove un tempo si trovava un ristorante di un certo livello, oggi campeggia una nota catena di fast food americana. Nei pressi di Piazza Riforma, invece, un locale storico ha lasciato posto a un negozio di abbigliamento. Nessuna fanfara, nessun dibattito pubblico. Solo la lenta riscrittura del volto urbano.
Il mercato premia chi sa leggere i nuovi gusti
Non sempre però la chiusura di un locale storico è solo il risultato di difficoltà economiche. A volte è anche una scelta strategica, legata alla voglia di intercettare tendenze nuove anziché inseguire un’identità già consolidata.
Unternährer porta l’esempio dei pub: venti o trent’anni fa a Lugano se ne contavano una decina. Oggi quella formula è tramontata, soppiantata da altri format che meglio rispecchiano i gusti attuali. Il problema, ammette il presidente di GastroLugano, è che nessuno sa con certezza quale sarà la prossima tendenza vincente.
«Se lo sapessero, lo farebbero tutti», osserva. Quel che è certo è che oggi gli esercenti guardano sempre di più ai social media per anticipare mode e preferenze della clientela, in un mercato che si muove a velocità crescente. Un tempo bastavano riviste e passaparola; oggi il ciclo si è accorciato drasticamente.
Un esempio concreto? Gli hamburger schiacciati sulla piastra, diventati in poco tempo una moda diffusissima, con una proliferazione di locali dedicati in tutta la città. Un segnale di come il settore sappia adattarsi, ma anche di quanto velocemente le tendenze si consumino.
Cosa resta di un bar che chiude
Dietro ogni serranda abbassata c’è una storia fatta di persone, incontri, abitudini quotidiane. L’Apollo sopravviverà con una nuova gestione — magari con l’aria condizionata al posto del vecchio ventilatore a pale — e questo è già qualcosa. Ma il Bar Laura non ci sarà più, e con lui se ne va un punto di riferimento per chi ha vissuto Lugano negli ultimi trent’anni.
La sfida per il settore è duplice: da un lato, rendere economicamente sostenibile il rilevamento dei locali storici, intervenendo su affitti, burocrazia e costi fissi; dall’altro, aiutare i nuovi gestori a capire cosa vuole davvero una clientela sempre più frammentata e influenzata dai ritmi della rete.
Nel frattempo, la città cambia. E non sempre se ne accorge subito.



