Un albero per celebrare ogni nuova vita: Mendrisio rinnova una tradizione verde
C’è un angolo del Centro sportivo dell’Adorna, a Mendrisio, che cresce di anno in anno insieme ai bambini della città. Sabato scorso si è svolta una nuova edizione di «Alberi della vita – Un albero per ogni bambino», la cerimonia con cui il Comune celebra le nuove nascite piantando alberi destinati a durare nel tempo, radicati nel territorio che quei bambini un giorno chiameranno casa.
All’appuntamento hanno partecipato le famiglie dei piccoli protagonisti dell’edizione 2026, accolte dai rappresentanti dell’amministrazione comunale in un momento che unisce simbolismo, sensibilità ambientale e senso di comunità.
Da una mozione comunale a un progetto consolidato
Le radici di questa iniziativa affondano nel 2016, quando una mozione presentata in Consiglio comunale propose di creare un legame tangibile e duraturo tra le nuove generazioni e il verde cittadino. L’anno successivo, il Municipio accolse la proposta e la trasformò in un progetto strutturato, che da allora si ripete con regolarità.
A dare il benvenuto ai presenti è stato Gabriele Martinenghi, responsabile della Sezione Gestione infrastrutture e territorio del Dicastero Ambiente e servizi urbani. A seguire ha preso la parola la capa Dicastero Nora Jardini Croci Torti, che ha ripercorso il senso profondo dell’iniziativa: non si tratta soltanto di piantare alberi, ma di costruire un racconto comune tra le famiglie, la natura e il tessuto civico della città.
Oltre duecento bambini, quasi dieci anni di storia
I numeri parlano da soli. Dalla prima edizione nel 2017 fino al 2025, ben 208 bambine e bambini hanno preso parte al progetto. Ogni anno, il patrimonio arboreo di Mendrisio si arricchisce di nuovi esemplari, mentre le famiglie partecipano a una cerimonia che lascia un ricordo concreto e duraturo.
Per i promotori dell’iniziativa, ogni albero è molto più di una pianta: è un simbolo di crescita, appartenenza e responsabilità condivisa verso l’ambiente. Un messaggio semplice, ma potente, che anno dopo anno continua a trovare risposta nella partecipazione delle famiglie.
I ciliegi giapponesi e il progetto paesaggistico dell’Adorna
L’edizione 2025 aveva visto la messa a dimora di tre ciliegi giapponesi della specie Prunus serrulata ‘Kanzan’, molto apprezzati per la loro spettacolare fioritura primaverile. Anche l’edizione 2026 si inserisce nel più ampio disegno di valorizzazione degli spazi verdi che circondano il Centro sportivo dell’Adorna.
Il percorso perimetrale dell’area, sviluppato per lotti successivi, risponde a una visione precisa che combina diversi obiettivi:
- Qualità paesaggistica: scelta di specie arboree che si integrano con il contesto esistente
- Ombreggiatura: protezione naturale per le aree frequentate da sportivi e famiglie
- Biodiversità: introduzione di varietà capaci di sostenere l’ecosistema locale
- Continuità ecologica: creazione di corridoi verdi che collegano le diverse zone del comprensorio
- Compatibilità con le infrastrutture: rispetto degli impianti e delle strutture già presenti
Un approccio integrato che dimostra come la cura del verde urbano non sia un’azione isolata, ma parte di una strategia più ampia di gestione sostenibile del territorio.
Targhe, certificati e un legame che dura nel tempo
La cerimonia non si esaurisce nel gesto della piantagione. Ogni bambino riceve una targa e un certificato che testimoniano la partecipazione all’iniziativa e fissano il legame con l’albero piantato in suo nome. Un documento da custodire, ma anche un invito a tornare nel tempo a osservare la crescita di quella pianta, specchio della propria.
Questo elemento narrativo è forse uno dei più riusciti del progetto: trasforma una buona pratica ambientale in una storia personale, capace di coinvolgere i bambini anche quando saranno abbastanza grandi da comprendere il valore di ciò che è stato fatto in loro nome.
Sensibilizzazione ambientale che parte dall’infanzia
A quasi dieci anni dalla nascita, «Alberi della vita» si conferma come uno degli esempi più concreti di come un’amministrazione comunale possa promuovere la cultura ambientale a partire dai momenti più significativi della vita delle famiglie.
Non si tratta di un progetto educativo nel senso tradizionale, ma di un’esperienza vissuta, emotivamente carica, che collega le generazioni future al territorio in modo diretto e duraturo. Ogni primavera, quando i ciliegi del ‘Kanzan’ si coprono di fiori rosa, qualcuno potrà guardare quell’albero e pensare: «È il mio».
E forse è proprio in questa semplicità che risiede la forza dell’iniziativa: costruire appartenenza, un albero alla volta.



