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Fisioterapia ambulatoriale in Ticino: perché una semplice moratoria non risolve il problema

Un settore in espansione che sfida le soluzioni semplici

La fisioterapia ambulatoriale in Ticino è cresciuta sensibilmente negli ultimi anni, generando un dibattito sempre più acceso su come governare questo sviluppo senza penalizzare né i professionisti né i pazienti. L’associazione Physioswiss Ticino ha voluto affrontare la questione con dati alla mano, commissionando uno studio indipendente al DEASS della SUPSI, consegnato nel maggio 2026. Il messaggio principale è chiaro: limitarsi a introdurre una moratoria sulle nuove autorizzazioni al libero esercizio sarebbe una risposta parziale, inadeguata rispetto alla complessità del fenomeno.

I numeri della crescita: un trend che riguarda tutta la Svizzera

L’analisi condotta dalla SUPSI conferma quanto già percepito dagli addetti ai lavori: i consumi di fisioterapia e la relativa spesa a carico dell’assicurazione obbligatoria delle cure medico-sanitarie sono aumentati in modo significativo, con il Ticino particolarmente esposto a partire dal 2020. Il fenomeno non è però esclusivamente cantonale.

A livello nazionale, tra il 2017 e il 2023, i rimborsi per fisioterapia per assicurato sono aumentati del 42%. Tra i fattori che spiegano questa tendenza:

  • degenze ospedaliere più brevi, che spostano la riabilitazione in ambito ambulatoriale;
  • crescente mantenimento dei pazienti a domicilio;
  • fatturazione separata nelle strutture per anziani;
  • maggiore propensione dei medici a prescrivere sedute fisioterapiche.

Si tratta di trasformazioni strutturali del sistema sanitario, non di anomalie da correggere con misure d’urgenza.

Perché una moratoria da sola non basta

Il punto centrale sollevato da Physioswiss riguarda i limiti intrinseci di uno strumento come la moratoria. Bloccare il rilascio di nuove autorizzazioni al libero esercizio non impedirebbe alle strutture già operative di assumere un numero crescente di fisioterapisti come dipendenti. Il risultato paradossale potrebbe essere una concentrazione del mercato nelle mani dei grandi player già presenti, a scapito dei professionisti più giovani e dei nuovi diplomati.

E di nuovi diplomati ce ne sono molti. Oltre ai 32 posti offerti annualmente dalla SUPSI, il Campus LUDES propone in Ticino circa 120 posti per un bachelor in fisioterapia erogato in lingua italiana e altrettanti in lingua francese, con titolo rilasciato da un’università estera e successivamente riconosciuto in Svizzera. Un flusso considerevole di nuovi professionisti che entra ogni anno nel mercato cantonale.

Le criticità emerse dallo studio SUPSI

L’analisi ha portato alla luce alcune irregolarità e zone d’ombra che meritano attenzione. In particolare, la SUPSI ha rilevato:

  • professionisti attivi che non risultano iscritti al registro nazionale delle professioni sanitarie;
  • strutture che affiancano servizi di fitness e palestra a prestazioni rimborsate dalle casse malati, creando possibili sovrapposizioni poco trasparenti;
  • modelli commerciali che presentano la fisioterapia come un’opportunità di investimento ad alta redditività, più che come attività sanitaria.

Questi elementi suggeriscono che il problema non è semplicemente quantitativo — quanti fisioterapisti ci sono — ma anche qualitativo e regolatorio.

Cosa propone Physioswiss al DSS

Partendo dall’assenza di una fotografia chiara del settore — attualmente non si sa con precisione quanti fisioterapisti siano effettivamente attivi in Ticino né con quale percentuale d’occupazione — l’associazione ha avanzato una serie di proposte concrete al Dipartimento della Sanità e della Socialità (DSS):

  • istituzione di un registro del personale sanitario attivo a livello cantonale;
  • censimenti periodici per monitorare l’evoluzione del settore;
  • controlli sistematici sull’iscrizione ai registri professionali riconosciuti;
  • criteri di qualità più stringenti per l’accesso al sistema di rimborso;
  • una distinzione netta tra prestazioni sanitarie e attività di fitness o benessere generico.

L’obiettivo non è frenare la crescita in modo indiscriminato, ma orientarla secondo logiche di appropriatezza clinica e qualità delle cure.

La voce di Physioswiss: dati, non privilegi

La presidente di Physioswiss Ticino, Tamara Roncati, ha voluto sgomberare il campo da possibili equivoci. L’associazione non cerca protezioni corporative né trattamenti preferenziali per i propri iscritti. L’obiettivo dichiarato è che le eventuali misure di contenimento siano calibrate sui problemi reali, identificati attraverso dati affidabili, e non su percezioni o pressioni contingenti.

«Non chiediamo un trattamento di favore. Chiediamo che le misure colpiscano i problemi reali», ha dichiarato Roncati, sottolineando come la questione vada inserita in un contesto più ampio: il progressivo spostamento dell’assistenza sanitaria dall’ambito ospedaliero a quello ambulatoriale è una tendenza destinata a rafforzarsi, e richiede una governance lungimirante.

Una questione di sistema, non solo di numeri

Il caso della fisioterapia ambulatoriale in Ticino offre uno spaccato interessante delle sfide che il sistema sanitario svizzero si trova ad affrontare: come garantire qualità e sostenibilità delle cure in un contesto di domanda crescente, senza soffocare una professione in evoluzione. La risposta, secondo lo studio SUPSI e Physioswiss, passa per la conoscenza: sapere chi opera, come opera e con quali standard è il prerequisito indispensabile per qualsiasi intervento normativo efficace.

Una moratoria può essere uno strumento temporaneo utile in certi contesti, ma senza dati, controlli e criteri chiari rischia di diventare un provvedimento simbolico che lascia irrisolti i nodi strutturali del settore.

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