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Trump rifiuta la tregua iraniana e prepara nuovi raid: Teheran minaccia rappresaglie su scala regionale

Trump conferma il no alla proposta di Teheran

Partendo alla volta del Tennessee, Donald Trump ha confermato con poche parole una decisione che rischia di riaprire una fase acuta del conflitto con l’Iran: «Hanno fatto una proposta, l’ho respinta». La notizia era stata anticipata dal Wall Street Journal, che aveva rivelato come il piano iraniano prevedesse un cessate il fuoco di sette giorni in cambio della riapertura dello Stretto di Hormuz e della ripresa dei negoziati sul nucleare, condizionati alla revoca del blocco americano.

Sempre secondo le stesse fonti giornalistiche, Trump avrebbe comunicato ai suoi collaboratori l’intenzione di tornare a colpire l’Iran al termine delle elezioni di metà mandato. Una prospettiva che, se confermata, segna un’escalation significativa rispetto all’attuale situazione.

Teheran: «Fiducia negli USA esaurita»

Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha rilasciato dichiarazioni in più direzioni nelle ultime ore, dipingendo un quadro diplomatico sempre più logorato. In un’intervista ad Al Jazeera, Pezeshkian ha ammesso che Qatar e Pakistan continuano a svolgere un ruolo di mediazione tra Washington e Teheran, trasmettendo messaggi tra le due capitali. Tuttavia, ha precisato che l’Iran non nutre più fiducia negli Stati Uniti come interlocutore affidabile.

«Ogni negoziato è stato seguito da attacchi e nuove sanzioni», ha spiegato il presidente iraniano, sottolineando come questa dinamica ripetuta abbia compromesso in modo strutturale la credibilità americana agli occhi di Teheran. I colloqui in corso, ha aggiunto, si fondano su un memorandum sottoscritto a giugno, il cui percorso si è tuttavia arenato sulle questioni legate allo Stretto di Hormuz. Secondo Pezeshkian, quella crisi può essere superata soltanto attraverso il dialogo, non con l’uso della forza.

Le forze armate iraniane: minacce esplicite alle basi USA

Sul fronte militare, il tono da Teheran si è fatto ancora più duro. Il Quartier Generale Centrale di Khatamolanbiya, la massima unità di comando delle Forze Armate iraniane, ha diramato una dichiarazione inequivocabile: qualsiasi nuovo attacco americano all’Iran comporterà colpi «continui, efficaci e dolorosi» contro le basi operative statunitensi e gli interessi americani nell’intera regione.

Il comunicato ha elencato esplicitamente le aree a rischio:

  • Il Golfo Persico
  • Il Mar Rosso
  • Le basi militari statunitensi nella regione
  • Altri siti di interesse strategico

Particolarmente significativo è il passaggio rivolto agli alleati regionali degli Stati Uniti: i paesi che, secondo Teheran, mantengono una posizione ambigua e dovessero schierarsi con quello che il comunicato definisce il «Grande Satana», verrebbero considerati complici e non potrebbero più aspettarsi moderazione da parte dell’esercito iraniano.

Apertura sul nucleare: ispettori AIEA di nuovo possibili

In controtendenza rispetto alla retorica militare, Pezeshkian ha lasciato aperto uno spiraglio diplomatico in un’intervista alla CBS News. Alla domanda se l’Iran fosse disposto a riconsentire l’accesso agli ispettori dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (AIEA) delle Nazioni Unite — precedentemente limitato — il presidente iraniano ha risposto affermativamente, indicando che la questione potrebbe essere affrontata nell’ambito di un accordo negoziale più ampio.

Si tratta di un segnale che, se sviluppato, potrebbe aprire una finestra di dialogo sul dossier nucleare, da anni al centro delle tensioni tra Teheran e la comunità internazionale.

Libano, Houthi e il fronte allargato

Il quadro mediorientale si complica ulteriormente con i fronti aperti su più teatri. Nelle prime ore della mattina, le forze israeliane hanno condotto bombardamenti nel Libano meridionale, colpendo diverse località tra cui Mansouri, Majdal Zoun, Wadi Hassan, Baraachit e Haddatha. Aerei da combattimento israeliani sono stati avvistati anche a bassa quota sulla città costiera di Tiro.

Sul versante della Penisola Arabica, la coalizione guidata dall’Arabia Saudita ha comunicato di aver intercettato e abbattuto due droni lanciati dagli Houthi in direzione di Riad, confermando l’evento tramite un post ufficiale su X.

Il bilancio dei feriti americani sale a 861

Il Pentagono ha rivisto al rialzo il numero dei militari statunitensi feriti nel contesto delle operazioni in Iran, portando il totale a 861 unità. Il dato, riportato dal Washington Post, include un incremento di 37 casi nell’arco della settimana, di cui 29 marinai e otto appartenenti al Corpo dei Marine. Più della metà delle segnalazioni è catalogata come «operazioni all’estero» a partire dall’inizio della tregua di luglio tra Stati Uniti e Iran; in precedenza il conteggio era incluso nell’operazione denominata Epic Fury.

L’avvertimento egiziano prima del 7 ottobre: un retroscena inedito

A margine degli sviluppi attuali, emerge un retroscena che getta nuova luce sugli eventi del 7 ottobre 2023. Secondo quanto riportato da The Atlantic, citando fonti israeliane, egiziane, americane e europee, il capo dell’intelligence egiziana Abbas Kamel aveva raggiunto Tel Aviv il 26 settembre 2023 per mettere in guardia le autorità israeliane circa un’imminente mobilitazione di Hamas. Kamel avrebbe anche raccomandato di offrire ad Hamas concessioni economiche per scongiurare lo scontro. Non fu tuttavia indicata una data precisa dell’attacco, e rimane incerta l’identità degli interlocutori israeliani che parteciparono all’incontro.

Un Medio Oriente sull’orlo dell’escalation

L’insieme di questi sviluppi disegna un Medio Oriente in cui ogni fronte — Iran, Libano, Yemen, la questione nucleare — è interconnesso e potenzialmente esplosivo. La scelta di Trump di non accettare la finestra negoziale offerta da Teheran, unita alle minacce militari iraniane e alla prosecuzione delle operazioni israeliane in Libano, riduce ulteriormente lo spazio per una de-escalation nel breve periodo. La diplomazia affidata a Qatar e Pakistan resta l’unico canale formalmente attivo, ma la sua capacità di incidere appare, al momento, fortemente limitata.

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