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Rimpasto in Consiglio di Stato: ad aprile tutto ruoterà attorno al Dipartimento delle Finanze

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Dopo l’arrocchino, si torna al punto di partenza

Il Consiglio di Stato ticinese ha recentemente deciso di fare un passo indietro: la situazione precedente al cosiddetto «arrocchino» è stata ripristinata. Piero Marchesi ha preso le redini del Dipartimento del territorio al posto di Claudio Zali, mentre Norman Gobbi è tornato a guidare Polizia e Magistratura. Una mossa che assomiglia a un colpo di spugna, con l’obiettivo dichiarato di riportare stabilità alle istituzioni.

Ma questa sistemazione ha tutto l’aspetto di una soluzione provvisoria. Già si guarda ad aprile, quando le elezioni cantonali ridisegneranno gli equilibri all’interno dell’esecutivo. La presidente del Consiglio di Stato, Marina Carobbio Guscetti, ha confermato che la nuova composizione del governo porterà inevitabilmente a una ridistribuzione dei dipartimenti, lasciando la decisione finale al futuro esecutivo.

Le variabili che conteranno davvero

Il quadro è tutt’altro che definito. Alcune delle variabili più rilevanti non sono ancora note: su tutte, la decisione di Raffaele De Rosa — attesa per fine ottobre — se ricandendarsi o meno. La sua lunga attesa alimenta interrogativi sia dentro che fuori dal suo partito.

Un altro elemento chiave riguarda la composizione del futuro governo: quanti dei consiglieri di Stato uscenti saranno rieletti? E con quale forza i rispettivi partiti si presenteranno in Gran Consiglio? Perché, come ha ricordato il sindaco di Lugano Michele Foletti, i messaggi dell’esecutivo devono poi essere sostenuti e votati in Parlamento.

Il nodo delle Finanze: il vero banco di prova

Su un punto, le voci ascoltate convergono in modo sorprendentemente unanime: sarà il Dipartimento delle Finanze a determinare l’intera partita dei dipartimenti. L’ex consigliere di Stato PLR Gabriele Gendotti è stato esplicito: «Tutto si decide su chi prende le Finanze». E il motivo è semplice quanto urgente: il disavanzo strutturale previsto richiederà scelte difficili, e non tutti i partiti sono disposti ad assumersi quella responsabilità politica.

Gli scenari possibili sono diversi:

  • Se le Finanze restassero al PLR — con la candidata Alessandra Farinelli che ha già manifestato interesse — il riassetto degli altri dipartimenti sarebbe meno probabile, limitando la portata complessiva del rimpasto.
  • Se invece Marchesi puntasse alle Finanze, in linea con la politica di contenimento della spesa sostenuta dall’UDC in Gran Consiglio, si libererebbe il Territorio, aprendo la strada a Gobbi per anzianità.
  • In quel caso, il PLR potrebbe ambire al ritorno al DECS (il dipartimento della scuola), mentre Carobbio potrebbe rivendicare il DSS, il Dipartimento sanità e socialità, affine al suo profilo politico federale.

Il Territorio: un dipartimento ambito, ma non garantito

Il Dipartimento del territorio è quello che accende le ambizioni di più parti. Marchesi lo ha rivendicato per esperienza e interesse personale; Gobbi lo guarda con attenzione in virtù dell’anzianità; anche De Rosa potrebbe farlo rientrare nei suoi obiettivi, a seconda di come si svilupperà la trattativa interna.

Gendotti ricorda una regola non scritta ma consolidata: «Chi dirige un dipartimento ha il diritto di mantenerlo, in assenza di una vacanza». Ma è lo stesso Foletti a ridimensionare l’automatismo: i sei mesi trascorsi da Marchesi al DT non costituiscono un diritto acquisito. La decisione finale spetta sempre all’intero gremio, che bilancia anzianità, equilibri tra partiti e competenze individuali.

L’ex consigliere di Stato PPD Paolo Beltraminelli avverte poi su un rischio spesso sottovalutato: un ricambio troppo ampio all’interno dell’esecutivo potrebbe compromettere la governabilità. Avere almeno qualche elemento con esperienza diretta è, a suo avviso, un fattore di stabilità che non va trascurato.

Il PS e il Centro: ruoli da definire

L’ex «ministro» socialista Pietro Martinelli non esclude che Carobbio possa richiedere il DSS, dipartimento considerato coerente con il suo profilo. Che le venga accordato, però, dipende da una catena di accordi interni ancora tutta da costruire. Sul Territorio, Martinelli taglia corto: auspica che non finisca né alla Lega né all’UDC, ritenendo che quelle forze politiche non siano le più adatte ad affrontare le sfide specifiche di quel dipartimento.

Per quanto riguarda il Centro, il profilo di De Rosa — economista di formazione — lo avvicina sia alle Finanze sia al Territorio. Ma se il partito dovesse presentare una nuova figura, le carte si rimescolerebbero completamente. Beltraminelli ipotizza anche un possibile ritorno del Centro al Dipartimento delle istituzioni, quello che fu di Pedrazzini.

Partiti fuori dalla stanza, ma non del tutto

Il presidente UDC Marco Chiesa invita a rispettare l’autonomia del Consiglio di Stato, ricordando che l’attribuzione dei dipartimenti è una decisione interna all’esecutivo, non soggetta a diktat di partito. Eppure riconosce che le attitudini e la formazione di Marchesi lo rendono un candidato credibile sia per le Finanze sia per il Territorio.

Foletti aggiunge un’ultima variabile spesso ignorata: le scelte potrebbero essere influenzate anche dall’assetto che si creerà a livello federale, in particolare dopo la fine dell’era Parmelin in Consiglio federale.

Una partita ancora aperta

Ad oggi, prevedere con certezza come sarà distribuito il potere esecutivo ticinese dopo aprile è impossibile. Quello che appare chiaro è che le Finanze rappresentano il vero perno attorno al quale ruoterà ogni altra decisione. Chi avrà il coraggio — e la forza politica — di assumersi quel dipartimento, determinerà a cascata l’assetto dell’intera squadra di governo. Il resto, per ora, resta fantapolitica.

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