Il Consiglio federale fa il primo passo verso il bando di Hezbollah
Il 12 giugno 2026 segna una svolta nella politica antiterrorismo svizzera. Riunito in sessione, il Consiglio federale ha deciso di aprire la procedura di consultazione sull’avamprogetto di legge che introdurrebbe in Svizzera il divieto di Hezbollah, aggiungendolo al bando di Hamas già operativo nel Paese. La consultazione rimarrà aperta fino al 5 ottobre 2026, offrendo a cantoni, partiti e organizzazioni interessate la possibilità di esprimersi sul testo.
La mossa non arriva in modo inatteso: è il Parlamento stesso ad aver incaricato il governo federale di predisporre la base giuridica necessaria, riconoscendo la natura pericolosa e destabilizzante del movimento islamista libanese.
Chi è Hezbollah e perché la Svizzera intende vietarla
Hezbollah è un’organizzazione di ispirazione islamista radicale, attiva in Libano sia come forza paramilitare sia come attore politico. Da anni conduce operazioni militari contro il nord di Israele, ricorrendo a razzi, missili e droni lanciati dal territorio libanese.
Il punto di svolta, agli occhi delle autorità svizzere, è stato il 7 ottobre 2023: dopo l’attacco di Hamas contro Israele — che causò quasi 1.200 vittime e circa 250 ostaggi deportati a Gaza — Hezbollah si è schierato apertamente al fianco di Hamas, intensificando le sue azioni belliche. Questa escalation ha rafforzato la convinzione che un divieto esplicito fosse necessario e urgente.
Come cambia la legge: da Hamas a Hamas e Hezbollah
L’avamprogetto non nasce da zero, ma si innesta sulla normativa già esistente. L’intenzione è modificare la vigente legge federale che vieta Hamas e le organizzazioni associate, aggiornandone il titolo in «legge federale che vieta Hamas, Hezbollah e le organizzazioni associate».
Il perimetro del divieto è volutamente ampio: non si limita all’organizzazione principale, ma include:
- le organizzazioni che succedono a Hezbollah
- quelle che operano per suo conto sotto nomi di copertura
- i gruppi che agiscono su mandato o in nome di Hezbollah
Questa formulazione mira a evitare che il divieto venga eluso attraverso semplici cambi di denominazione o strutture satellite.
Gli effetti concreti del divieto
Il bando non è solo una dichiarazione simbolica: produce conseguenze giuridiche precise su più livelli.
Sicurezza e prevenzione
Il divieto riduce il rischio che organizzazioni terroristiche usino il territorio svizzero come base logistica o rifugio. Allo stesso tempo, facilita il lavoro delle autorità di polizia, che potranno adottare con maggiore efficacia misure preventive come divieti d’ingresso ed espulsioni.
Procedimenti penali
Sul piano giudiziario, la nuova norma semplifica la raccolta delle prove nei processi penali, introducendo maggiore chiarezza e certezza del diritto. Chi sostiene Hamas o Hezbollah potrà essere perseguito in modo più rapido e mirato.
Le sanzioni previste sono severe: chi compie atti di sostegno a queste organizzazioni rischia una pena detentiva fino a 10 anni, che sale fino a 20 anni per chi esercita un ruolo decisionale all’interno del gruppo terroristico, ai sensi dell’articolo 260 ter del Codice penale svizzero.
Lotta al finanziamento del terrorismo
Un effetto rilevante riguarda il sistema finanziario. Il divieto fornisce agli intermediari finanziari una base giuridica chiara per individuare e segnalare operazioni sospette. L’Ufficio di comunicazione in materia di riciclaggio di denaro (MROS), parte dell’Ufficio federale di polizia, potrà scambiare informazioni con le autorità partner straniere in modo più snello ed efficiente, rafforzando la cooperazione internazionale nella lotta ai flussi finanziari illeciti legati al terrorismo.
La durata del divieto: dieci anni con possibilità di proroga
Un elemento degno di nota riguarda la struttura temporale della norma. Il divieto di Hamas era stato fissato inizialmente a cinque anni; con questa revisione, la durata massima viene portata a dieci anni. Il Parlamento conserva però la facoltà di prorogare la validità della legge attraverso la procedura legislativa ordinaria, garantendo così un controllo democratico periodico sullo strumento normativo.
La scelta di mantenere un limite temporale — anziché rendere il divieto permanente — riflette la consapevolezza che tali misure hanno conseguenze significative per le organizzazioni e le persone coinvolte, e che è opportuno prevedere una revisione periodica della loro necessità.
Il rapporto sulle misure antiterrorismo
Nella stessa seduta, il Consiglio federale ha approvato anche un rapporto sulle misure nei confronti di Hamas, altre organizzazioni terroristiche e attori che violano il diritto internazionale, redatto in risposta a due postulati parlamentari. Il documento illustra il quadro complessivo degli strumenti a disposizione della Svizzera: dai divieti di organizzazioni alle sanzioni, passando per altre misure di contrasto al terrorismo e al suo finanziamento.
Cosa succederà ora
Nei prossimi mesi, cantoni, partiti politici, associazioni e altri soggetti interessati potranno inviare le proprie osservazioni sull’avamprogetto. Conclusa la consultazione il 5 ottobre 2026, il governo elaborerà il messaggio definitivo da sottoporre alle Camere federali per l’approvazione parlamentare.
La Svizzera si allinea così a una tendenza condivisa da numerosi Paesi occidentali, che hanno già iscritto Hezbollah nelle proprie liste di organizzazioni terroristiche. Un passo che il governo federale considera necessario per tutelare la sicurezza interna e la credibilità del Paese come piazza finanziaria e sede di istituzioni internazionali.




