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Svizzera contro il terrorismo: dal divieto di Hamas alle nuove misure su Hezbollah, il rapporto del Consiglio federale

Il Consiglio federale fa il punto sulla lotta al terrorismo

Il 12 giugno 2026 il governo svizzero ha approvato un documento di ampio respiro che analizza e rendiconta l’insieme delle azioni intraprese dalla Confederazione per contrastare le organizzazioni terroristiche, con particolare riferimento ad Hamas, e per fronteggiare quegli attori internazionali che violano il diritto internazionale umanitario. Il rapporto risponde a due postulati parlamentari depositati dalla Commissione della politica di sicurezza e dalla Commissione della politica estera del Consiglio nazionale nel 2023, entrambi presentati sull’onda degli attacchi del 7 ottobre 2023 compiuti da Hamas contro Israele.

La valutazione complessiva del Consiglio federale è chiara: l’attuale arsenale giuridico e operativo di cui dispone la Svizzera è considerato adeguato ed efficace. La combinazione di strumenti legislativi specifici, misure finanziarie mirate, meccanismi di controllo e una fitta rete di cooperazione internazionale mette la Confederazione nella condizione di agire in modo incisivo contro gruppi come Hamas.

Il divieto di Hamas: una legge entrata in vigore nel 2025

Tra le risposte concrete agli attentati del 7 ottobre, spicca l’approvazione di una legge federale che vieta Hamas e le organizzazioni a essa collegate. Il testo è entrato in vigore il 15 maggio 2025, alla scadenza del termine referendario, senza che fossero state raccolte firme sufficienti per un referendum popolare.

La norma qualifica formalmente Hamas come organizzazione terroristica ai sensi dell’articolo 260 ter del Codice penale svizzero. Questo inquadramento giuridico produce effetti concreti su più livelli:

  • Facilita il lavoro delle autorità inquirenti nella raccolta di prove contro attività riconducibili ad Hamas sul territorio elvetico.
  • Offre maggiore certezza del diritto agli intermediari finanziari, che ora dispongono di riferimenti normativi più netti.
  • Consente all’Ufficio di comunicazione in materia di riciclaggio di denaro (MROS) di classificare con più facilità eventuali reati preliminari legati al riciclaggio.

Hezbollah nel mirino: consultazione aperta il 12 giugno 2026

Lo stesso giorno in cui è stato pubblicato il rapporto, il Consiglio federale ha avviato una procedura di consultazione per estendere il divieto anche a Hezbollah. Il progetto si configura come un’integrazione alla legge già in vigore su Hamas e risponde a due mozioni parlamentari che chiedevano al governo di procedere in tal senso. L’iter legislativo è dunque formalmente aperto, anche se l’eventuale approvazione definitiva richiederà i tempi tipici del processo legislativo svizzero.

Le sanzioni europee adottate dalla Svizzera

Un passaggio significativo nel percorso antiturrorismo della Confederazione è avvenuto il 10 aprile 2024, quando il Consiglio federale ha recepito le sanzioni decise dall’Unione Europea nei confronti di persone fisiche e giuridiche riconducibili ad Hamas o alla Jihad islamica palestinese. Le misure comprendono restrizioni ai movimenti e blocchi patrimoniali, applicati in linea con la legge sugli embarghi del 2002.

Con questa scelta, la Svizzera si è allineata allo sforzo collettivo della comunità internazionale nel contrastare la violenza terroristica e nel sostenere il rispetto del diritto umanitario internazionale, pur mantenendo la propria tradizionale autonomia di politica estera.

Antiriciclaggio e trasparenza finanziaria: strumenti chiave

La legge sul riciclaggio di denaro del 1997 rappresenta uno dei pilastri della strategia svizzera contro il finanziamento del terrorismo. In virtù di questa normativa, gli intermediari finanziari sono tenuti a rispettare obblighi di diligenza rafforzata e a segnalare senza ritardo all’ufficio MROS qualsiasi operazione sospetta.

Dal 7 ottobre 2023 a oggi, MROS ha ricevuto circa quaranta segnalazioni relative a potenziali legami con il finanziamento di Hamas. Un dato rilevante è che in molti di questi casi i sospetti si sono concentrati su associazioni e fondazioni attive in ambito umanitario, suggerendo che il canale caritativistico può essere utilizzato per mascherare trasferimenti illeciti.

Per rispondere a questa vulnerabilità, già dal 1° gennaio 2023 sono stati introdotti nuovi obblighi di trasparenza per le associazioni considerate a rischio. Le principali novità includono:

  • L’obbligo di iscrizione nel registro di commercio.
  • La tenuta di un elenco aggiornato dei soci.
  • La designazione di un rappresentante legale con domicilio in Svizzera.

Questi strumenti migliorano la tracciabilità dei flussi finanziari e rendono più difficile l’uso improprio delle strutture associative a scopi illeciti.

Processi penali e coordinamento internazionale

Sul fronte giudiziario, il Ministero pubblico della Confederazione ha in corso diversi procedimenti penali legati al finanziamento del terrorismo, alcuni dei quali riguardano direttamente attività riconducibili ad Hamas. Il trend è in crescita: dal 2020 le segnalazioni e le denunce in questa materia sono aumentate in modo costante.

La Svizzera partecipa inoltre a una task force internazionale denominata «Counter Terrorist Financing Taskforce Israel» (CTFTI), all’interno della quale MROS collabora con i partner esteri per contrastare il finanziamento del terrorismo nel contesto mediorientale. Questa cooperazione è considerata essenziale per intercettare flussi finanziari che per loro natura attraversano più giurisdizioni.

Un quadro normativo in evoluzione

Nel complesso, il rapporto del Consiglio federale fotografa una Svizzera che, pur mantenendo la sua vocazione diplomatica e umanitaria, ha rafforzato in modo sostanziale gli strumenti per contrastare il terrorismo e il suo finanziamento. L’apertura della consultazione su Hezbollah segnala che il processo non si considera concluso, ma in continua evoluzione in risposta alle minacce emergenti. La sfida per la Confederazione sarà trovare il giusto equilibrio tra efficacia repressiva, tutela delle libertà civili e preservazione del proprio ruolo di attore neutrale sulla scena internazionale.

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