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Trasparenza nelle assunzioni pubbliche: il caso EOC riaccende il dibattito in Gran Consiglio

Un caso che ha fatto discutere: l’EOC e le assunzioni sotto esame

In Ticino, il dibattito sulla trasparenza nelle assunzioni pubbliche è tornato con forza al centro dell’agenda politica. A fare da detonatore è stato il cosiddetto «caso EOC» — che coinvolge l’Ente Ospedaliero Cantonale — il quale ha sollevato interrogativi profondi su come vengono gestiti i processi di selezione del personale all’interno degli enti finanziati con denaro pubblico.

Non si tratta semplicemente di una vicenda circoscritta a un singolo ente. Al contrario, questa vicenda ha messo in luce come, in assenza di regole uniformi e vincolanti, i rischi di opacità e di favoritismi possano minare la fiducia dei cittadini nelle istituzioni.

L’iniziativa in Gran Consiglio: chi ha sollevato la questione

A portare formalmente il tema in sede parlamentare sono stati Evaristo Roncelli e Amalia Mirante, che hanno presentato una proposta indirizzata al Gran Consiglio del Canton Ticino. L’obiettivo dichiarato è quello di avviare una riflessione strutturata sulle norme che regolano — o che dovrebbero regolare — le procedure di assunzione negli enti pubblici e parastatali ticinesi.

La sede istituzionale di riferimento è il Palazzo delle Orsoline di Bellinzona, dove si riunisce il legislativo cantonale. La proposta rappresenta un passo concreto verso l’apertura di un dibattito che, fino ad ora, si era sviluppato prevalentemente sui media e nell’opinione pubblica, senza trovare uno sbocco normativo preciso.

Perché la trasparenza nelle assunzioni è una questione politica

Quando si parla di assunzioni in enti pubblici o a partecipazione pubblica, il tema della imparzialità non è accessorio: è centrale. I cittadini hanno il diritto di sapere che le posizioni finanziate con le loro tasse vengano assegnate secondo criteri meritocratici, verificabili e non influenzati da logiche clientelari o di appartenenza politica.

In molti Paesi europei, questo principio è già codificato in norme specifiche che prevedono:

  • la pubblicazione obbligatoria dei bandi di concorso
  • la composizione trasparente delle commissioni di selezione
  • la motivazione scritta delle decisioni
  • meccanismi di ricorso per i candidati esclusi
  • audit periodici sulle procedure adottate

In Ticino, invece, la situazione appare frammentata: non tutti gli enti applicano le stesse regole, e le differenze tra un organismo e l’altro possono essere significative.

Il rischio del «doppio binario»

Uno dei nodi più delicati riguarda proprio il cosiddetto «doppio binario» tra enti di diritto pubblico in senso stretto — come i Dipartimenti cantonali — e organismi parastatali come ospedali, istituti di cura e fondazioni a partecipazione pubblica. Mentre i primi sono generalmente soggetti a norme più stringenti in materia di personale, i secondi godono spesso di una maggiore autonomia gestionale, che può tradursi in minore trasparenza.

Il caso EOC sembra rientrare proprio in questo secondo schema: un ente che, pur svolgendo funzioni di interesse pubblico e operando con risorse pubbliche, non è sempre vincolato alle stesse procedure rigorose previste per l’amministrazione cantonale in senso proprio.

Cosa chiedono i promotori della proposta

Pur nei limiti delle informazioni disponibili, l’iniziativa di Roncelli e Mirante sembra muoversi nella direzione di una armonizzazione delle regole e di una maggiore accountability da parte di tutti gli enti che operano nell’orbita del settore pubblico ticinese. In sostanza, si chiede che il principio di imparzialità non sia un’aspirazione vaga, ma una norma concreta e verificabile.

Le domande al centro del dibattito sono chiare:

  • Esistono criteri uniformi per la selezione del personale negli enti a partecipazione pubblica?
  • Chi controlla che tali criteri vengano effettivamente rispettati?
  • Ci sono strumenti di ricorso per chi ritiene di essere stato penalizzato in modo ingiusto?
  • Come si garantisce l’indipendenza delle commissioni di selezione da pressioni politiche o di altra natura?

Un tema che riguarda la fiducia nelle istituzioni

Al di là dei dettagli tecnici, la posta in gioco è alta. La fiducia dei cittadini nelle istituzioni pubbliche dipende in larga misura dalla percezione che le decisioni vengano prese in modo equo e trasparente. Quando emergono dubbi — fondati o meno — su come vengono gestite le assunzioni in enti finanziati pubblicamente, il danno reputazionale può essere significativo e difficile da riparare.

In questo senso, l’iniziativa parlamentare assume un valore che va oltre il caso specifico dell’EOC: rappresenta un’opportunità per il Ticino di dotarsi di regole moderne e condivise, capaci di prevenire future controversie e di rafforzare la legittimità delle istituzioni.

Conclusione: il momento è propizio per una riforma

Il caso EOC ha aperto una finestra di opportunità politica. Ora spetta al Gran Consiglio decidere se sfruttarla per introdurre norme più chiare e vincolanti in materia di assunzioni pubbliche, o se lasciare che la questione si sgonfi senza produrre cambiamenti concreti.

La proposta presentata da Roncelli e Mirante è un punto di partenza. Il percorso verso una maggiore trasparenza e imparzialità, però, richiede volontà politica condivisa, dialogo tra le forze parlamentari e — soprattutto — il coraggio di mettere mano a un sistema che, in alcune sue parti, sembra ancora troppo esposto a rischi di discrezionalità non controllata.

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