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Referendum IVA del 29 novembre: perché un comitato ticinese dice no all’aumento per finanziare la 13a AVS

Il voto del 29 novembre: cosa c’è in gioco

Entro la fine dell’anno i pensionati svizzeri riceveranno la tanto attesa tredicesima rendita AVS, frutto della chiara volontà popolare espressa nel marzo 2024. Su questo punto non esistono dubbi né margini di discussione. Il nodo da sciogliere riguarda però il come finanziarla nel medio e lungo periodo: ed è proprio su questa domanda che si gioca il voto referendario del 29 novembre.

Il Parlamento federale ha scelto di ricorrere a un aumento dell’IVA come soluzione provvisoria. Trattandosi di una modifica costituzionale, la parola finale spetta al popolo. Ed è in questa finestra che si inserisce la mobilitazione di un nuovo comitato ticinese, nato su iniziativa del Movimento per il Socialismo (MPS), che invita a respingere la proposta alle urne.

Chi si oppone e perché

Il comitato ticinese contro l’aumento dell’IVA non agisce in isolamento. A livello nazionale, diverse associazioni e alcune federazioni sindacali condividono la stessa posizione. Il messaggio che portano avanti è netto: difendere la 13a AVS non significa necessariamente accettare qualsiasi metodo di finanziamento, soprattutto se quel metodo pesa in modo sproporzionato su chi ha meno.

Le ragioni del No si articolano su più livelli, che vale la pena esaminare separatamente.

L’IVA è un’imposta regressiva: chi paga di più?

L’imposta sul valore aggiunto è per sua natura un prelievo sui consumi. Chiunque acquisti beni o servizi la paga, indipendentemente dal proprio reddito. Questo meccanismo produce un effetto ben documentato dalla letteratura economica: le famiglie con redditi più bassi, che destinano una quota più elevata delle proprie entrate ai consumi quotidiani, sopportano un onere proporzionalmente superiore rispetto a quelle più abbienti.

In termini concreti, un aumento dell’IVA si traduce in prezzi più alti per alimentari, abbigliamento, trasporti e altri beni essenziali. Per chi arriva già a fine mese con difficoltà, ogni centesimo in più sui prezzi riduce ulteriormente il margine di manovra. Non si tratta di un effetto collaterale trascurabile: è la struttura stessa dell’imposta a produrlo.

A rendere il quadro ancora più preoccupante, il comitato segnala che all’orizzonte si profilano ulteriori possibili aumenti dell’IVA, ad esempio per coprire le crescenti spese militari. Un percorso che, se confermato, rischierebbe di erodere ulteriormente il potere d’acquisto di lavoratori e pensionati.

La 13a AVS non è a rischio: le finanze reggono

Uno degli argomenti centrali del comitato riguarda la reale situazione finanziaria dell’AVS. Contrariamente a quanto potrebbe suggerire il tono urgentistico del dibattito parlamentare, il sistema previdenziale svizzero non si trova in una condizione di crisi imminente. Negli ultimi anni ha registrato risultati finanziari positivi e dispone di riserve consistenti.

Questo significa che la 13a rendita, il cui pagamento è già programmato per dicembre, può essere garantita senza che l’aumento dell’IVA venga presentato come una misura indifferibile. Il tempo, in altre parole, c’è per trovare soluzioni più eque e strutturate.

Due questioni distinte: il diritto alla rendita e il suo finanziamento

Un elemento che il comitato tiene a chiarire con forza è la distinzione tra due piani spesso confusi nel dibattito pubblico:

  • Il diritto alla 13a AVS: già acquisito, sarà versato a dicembre 2025 indipendentemente dall’esito del voto di novembre.
  • Il metodo di finanziamento: è questo l’oggetto del referendum, e su questo si può – anzi, si deve – discutere.

Votare No il 29 novembre non equivale a rimettere in discussione la tredicesima rendita. Significa semplicemente chiedere che il costo di una conquista sociale non venga scaricato sulle spalle di chi ha meno capacità di sopportarlo.

Quale alternativa? Un finanziamento fondato sulla capacità contributiva

Il comitato non si limita a opporsi: avanza anche una visione alternativa. Il principio guida è quello della progressività: chi dispone di maggiori risorse economiche deve contribuire in misura proporzionalmente superiore. In quest’ottica, un sistema basato sui contributi legati al reddito sarebbe più rispettoso della capacità contributiva effettiva di ciascun cittadino rispetto a un prelievo flat sui consumi.

Gli obiettivi del comitato si possono riassumere così:

  • Respingere l’aumento dell’IVA previsto per la 13a AVS;
  • Garantire che i pensionati ricevano la rendita cui hanno diritto, senza alcuna eccezione;
  • Difendere il potere d’acquisto di lavoratori e famiglie a reddito basso o medio;
  • Promuovere soluzioni di finanziamento strutturate sul lungo periodo, proporzionate alla capacità economica dei contribuenti;
  • Evitare che l’IVA diventi lo strumento abituale per coprire nuove spese sociali o militari.

Come partecipare e dove informarsi

Il comitato ticinese è attivo e aperto a nuove adesioni. Chiunque voglia sostenerne le attività, ricevere materiale informativo o semplicemente entrare in contatto può scrivere all’indirizzo comitatonoiva@gmail.com.

Il voto del 29 novembre rappresenta un’occasione concreta per incidere su come la Svizzera sceglie di distribuire il peso delle politiche sociali. La domanda che si porrà nelle cabine elettorali non sarà solo tecnica: sarà una scelta di valori su chi deve pagare il conto di un sistema previdenziale più generoso.

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