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Trasporti ’45, il Cantone Ticino dice no: troppe lacune e nessuna visione strategica

Il Ticino non ci sta: il programma Trasporti ’45 è insufficiente

Il Consiglio di Stato ticinese ha esaminato il programma federale denominato Trasporti ’45 e ha espresso una valutazione critica: pur riconoscendo che si tratta di un passo nella direzione giusta, il Governo cantonale lo considera ancora inadeguato rispetto alle reali necessità del territorio. Ferrovie sotto pressione, autostrade sature e agglomerati al collasso: le esigenze del Ticino, secondo Bellinzona, non trovano risposta sufficiente nel documento messo in consultazione dalla Confederazione.

Il Consiglio federale prevede di presentare al Parlamento, nei primi mesi del 2027, le richieste di credito per l’attuazione delle misure infrastrutturali — ferroviarie, autostradali e legate ai programmi d’agglomerato. È su questa documentazione che il Governo ticinese ha articolato la propria posizione ufficiale, chiedendo interventi che definisce «concreti, indispensabili e urgenti».

Manca una strategia d’insieme

La critica più netta riguarda l’impostazione complessiva del piano. Secondo il Consiglio di Stato, Trasporti ’45 appare come una somma di misure disomogenee, prive di un disegno organico e convincente. La mancanza di una visione strategica unitaria è particolarmente evidente nel settore ferroviario, dove le scelte proposte dal Dipartimento federale dell’ambiente, dei trasporti, dell’energia e delle comunicazioni (DATEC) non rispondono all’entità della sfida.

Il DATEC propone una riduzione degli interventi da realizzare entro il 2035 e per il Ticino prevede solo due nuovi investimenti puntuali. Una scelta che il Governo giudica del tutto insufficiente, alla luce delle analisi condotte dal Dipartimento del territorio, secondo le quali la capacità attuale della rete ferroviaria non reggerà senza ulteriori potenziamenti.

Le richieste sulla rete ferroviaria

Per l’orizzonte 2035, il Consiglio di Stato chiede alla Confederazione due interventi prioritari:

  • Il raddoppio dei binari tra Cadenazzo e Locarno, nell’attraversamento dei fiumi Ticino e Verzasca;
  • Il potenziamento dei nodi ferroviari di Bellinzona, Lugano e Mendrisio, già oggi sotto forte pressione.

Si tratta di investimenti stimati attorno ai 500 milioni di franchi, che il Governo ritiene compatibili con il quadro finanziario federale previsto. Viene inoltre richiesto un maggiore coinvolgimento sia dell’Ufficio federale dei trasporti sia dei Cantoni nella pianificazione dell’offerta e delle infrastrutture.

Sul fronte dell’orizzonte 2050, il Governo ticinese si aspetta una strategia ampia e coordinata per lo sviluppo dell’asse nord-sud, analoga a quanto già pianificato per l’asse est-ovest. L’obiettivo è garantire la crescita — definita «inarrestabile» — della domanda di trasporto ferroviario. A tale scopo, il Cantone chiede che già nel Messaggio 2027 vengano inseriti i crediti per la progettazione e pianificazione degli interventi necessari, tra cui opere nei nodi principali che rappresenterebbero la prima tappa del completamento della rete AlpTransit, con l’aggiramento di Bellinzona e il potenziamento della linea Lugano-Chiasso.

Autostrade: sì a PoLuMe, preoccupazione per COBELLO

Sul fronte autostradale, il Governo condivide la scelta del DATEC di inserire tra le opere prioritarie entro il 2045 il potenziamento della N2 tra Lugano e Mendrisio (PoLuMe). Un segnale positivo, che però non basta a compensare le perplessità su un altro dossier cruciale.

Il collegamento N13 Bellinzona-Locarno (COBELLO), infatti, verrebbe posticipato all’orizzonte 2055, a causa delle valutazioni ancora in corso sull’impatto ambientale nella zona palustre del Piano di Magadino. Il Consiglio di Stato definisce questa scelta «sorprendente», soprattutto alla luce del consenso costruito negli anni attorno alla soluzione consegnata alla Confederazione nel 2020. A rendere il quadro ancora più incerto è l’annuncio recente dell’Ufficio federale delle strade (USTRA) di voler avviare un nuovo confronto tra varianti di tracciato.

Il Governo chiede che COBELLO venga riportato all’orizzonte 2045 e che USTRA avvii senza ulteriori ritardi sia la progettazione definitiva sia l’iter autorizzativo, tanto per PoLuMe quanto per COBELLO.

Programmi d’agglomerato: soddisfazione parziale, ma il Luganese è escluso

Sul tema dei programmi d’agglomerato, il Consiglio di Stato esprime apprezzamento per il sostegno federale ai programmi di quinta generazione del Bellinzonese, del Locarnese e del Mendrisiotto, nonché per il finanziamento della galleria Moscia-Acapulco. Una soddisfazione, però, solo parziale.

Il Governo ha infatti segnalato una lacuna significativa: il programma d’agglomerato del Luganese è rimasto escluso dai finanziamenti previsti. Eppure le misure prioritarie in esso contenute — orientate alla mobilità lenta e al trasporto pubblico — sono ritenute particolarmente efficaci. Il Cantone chiede quindi che anche il Luganese venga incluso, con una richiesta di contributo federale pari a 22,63 milioni di franchi, calcolata su un tasso di cofinanziamento del 35%.

La partita si sposta in Parlamento

Il percorso di Trasporti ’45 è ancora lungo e si preannuncia tutt’altro che semplice. Secondo il Consiglio di Stato, il progetto sarà «verosimilmente oggetto di impegnative discussioni» in sede parlamentare. Il Governo cantonale auspica che le proprie richieste vengano accolte dal DATEC già nella fase di elaborazione del Messaggio 2027, in modo da garantire un equilibrio equo tra le regioni svizzere e costruire un consenso solido attorno a un tema di primaria importanza per la popolazione, l’economia e il territorio del Ticino.

La posta in gioco è alta: senza interventi strutturali, la mobilità ticinese rischia di restare intrappolata in un’infrastruttura che non regge più il passo con la crescita della domanda.

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