Il Ticino non si accontenta del programma federale sui trasporti
Il Consiglio di Stato ticinese ha esaminato il programma federale denominato «Trasporti ’45», elaborato dal Dipartimento federale dell’ambiente, dei trasporti, dell’energia e delle comunicazioni (DATEC). La valutazione del governo cantonale è chiara: pur riconoscendo un passo nella direzione giusta, il piano viene giudicato insufficiente per rispondere concretamente alle esigenze del Ticino. Le infrastrutture ferroviarie, autostradali e degli agglomerati sono sotto pressione crescente, e le risorse previste a livello federale per i prossimi vent’anni non riescono a coprire i bisogni reali del territorio.
La situazione è aggravata dal fatto che le analisi condotte internamente dal Dipartimento del territorio hanno confermato come la rete attuale, senza interventi aggiuntivi, non sarà in grado di reggere ai carichi futuri. Per questo motivo, l’Esecutivo cantonale ha formalmente richiesto alla Confederazione misure concrete, urgenti e non rinviabili.
Orizzonte 2035: due soli interventi non bastano
Il DATEC, nell’ambito del piano fino al 2035, propone per il Ticino soltanto due nuovi investimenti puntuali. Una scelta che il governo cantonale considera del tutto inadeguata rispetto alla portata dei problemi infrastrutturali in campo. Le richieste avanzate dal Consiglio di Stato per questo orizzonte temporale riguardano due priorità fondamentali:
- Il raddoppio dei binari tra Cadenazzo e Locarno, in corrispondenza dell’attraversamento dei fiumi Ticino e Verzasca, per aumentare la capacità della linea ferroviaria in una tratta particolarmente critica.
- Il potenziamento dei nodi ferroviari di Bellinzona, Lugano e Mendrisio, oggi tra i più congestionati del cantone, con l’obiettivo di migliorare fluidità e affidabilità del servizio.
Senza questi interventi, secondo le valutazioni tecniche cantonali, la rete non sarà in grado di garantire un servizio adeguato alla domanda prevista nei prossimi anni.
PoLuMe confermato, COBELLO rinviato al 2055: una scelta che sorprende
Sul fronte autostradale, il governo ticinese accoglie con favore la decisione del DATEC di inserire tra le opere prioritarie entro il 2045 il potenziamento della N2 tra Lugano e Mendrisio, noto come PoLuMe. Si tratta di un intervento atteso da tempo per fluidificare uno degli assi viari più trafficati del cantone.
Ben diversa è la valutazione sul collegamento N13 Bellinzona-Locarno (COBELLO). Il DATEC ha proposto di spostarne la realizzazione all’orizzonte 2055, giustificando il rinvio con gli studi in corso sull’impatto ambientale nella zona palustre del Piano di Magadino. Una decisione che il Consiglio di Stato definisce «sorprendente», considerato che solo pochi anni fa — nel 2020 — era stato raggiunto un ampio consenso sulla soluzione progettuale da consegnare alla Confederazione.
Il governo cantonale esprime una preoccupazione esplicita per questo ulteriore rinvio e chiede all’Esecutivo federale di riconsiderare la priorità dell’opera, riportandola al 2045 invece del 2055. Un decennio di differenza che, in termini di mobilità e sviluppo territoriale, può avere conseguenze significative per tutto il Locarnese e il Bellinzonese.
Politica degli agglomerati: sì a Bellinzonese, Locarnese e Mendrisiotto, ma il Luganese resta escluso
Il capitolo relativo alla politica federale degli agglomerati porta notizie in chiaroscuro. Il Consiglio federale presenterà al Parlamento la richiesta di contributi a Cantoni e Comuni per i programmi di mobilità urbana. Su questo fronte, il governo ticinese esprime soddisfazione per il sostegno previsto ai programmi d’agglomerato di quinta generazione per il Bellinzonese, il Locarnese e il Mendrisiotto, nonché per il finanziamento della galleria Moscia-Acapulco.
Rimane tuttavia aperta una questione rilevante: il Luganese non rientra tra i beneficiari dei contributi federali previsti, nonostante le misure prioritarie del suo programma d’agglomerato siano state valutate come efficaci per la mobilità lenta e il trasporto pubblico. Per questo motivo, il Consiglio di Stato ha formalmente richiesto alla Confederazione di includere anche il Luganese nel piano di finanziamento.
La richiesta è quantificata in 22,63 milioni di franchi, calcolata sulla base di un tasso di contribuzione federale del 35%. Una cifra che il governo ritiene giustificata dalla qualità e dall’impatto atteso delle misure in programma per quest’area, tra le più densamente abitate e trafficate dell’intero cantone.
Un cantone che chiede di non essere lasciato indietro
Il messaggio complessivo che emerge dalla posizione del Consiglio di Stato ticinese è netto: il programma «Trasporti ’45» nella sua forma attuale non è sufficiente per accompagnare lo sviluppo del Ticino e per affrontare la pressione crescente sulle sue infrastrutture. Ferrovie al limite, autostrade sature e agglomerati in difficoltà richiedono risposte tempestive, non rinvii decennali.
Il governo cantonale si aspetta ora che la Confederazione tenga conto di queste osservazioni nel processo decisionale che porterà alle scelte definitive da sottoporre al Parlamento federale. La partita è aperta, ma il Ticino ha chiarito con forza dove vuole arrivare.




