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Targhe ticinesi: dal 1° novembre la ricerca online diventa a pagamento su piattaforma intercantonale

Un sistema gratuito che non esiste più: cosa cambia in Ticino

Per anni, chiunque avesse a disposizione il numero di una targa poteva digitarlo su un portale cantonale e ottenere — gratuitamente e senza fornire alcuna motivazione — il nome e l’indirizzo del detentore del veicolo. Un servizio comodo, accessibile, previsto dalla normativa federale. Ma quell’era è finita il 3 settembre 2025, quando è emerso che un attacco informatico aveva sfruttato proprio quel modulo di ricerca per sottrarre in maniera automatizzata i dati di un numero considerevole di proprietari di auto con targhe ticinesi.

Il Dipartimento delle istituzioni (DI) ha reagito in due tempi: prima ha spento il servizio in via precauzionale e sporto denuncia penale; poi ha annunciato la soluzione strutturale. Dal 1° novembre 2025, il Ticino aderirà alla piattaforma intercantonale eAutoindex, dove ogni singola consultazione sarà soggetta al pagamento di una tariffa.

L’attacco informatico che ha cambiato tutto

Il meccanismo sfruttato dagli aggressori era tanto semplice quanto efficace: il vecchio modulo di ricerca cantonale prevedeva alcune limitazioni automatiche al numero di richieste, ma i responsabili dell’attacco sono riusciti ad aggirarle, estraendo in modo massivo informazioni come numeri di targa, nomi, cognomi e indirizzi dei detentori. Una tecnica nota come scraping, cioè la raccolta automatizzata di grandi quantità di dati da un sito web.

Una volta confermato il coinvolgimento di dati ticinesi, il DI ha agito rapidamente, disattivando il portale e avviando le procedure legali del caso. L’episodio ha però reso evidente che un sistema di ricerca gratuito e illimitato rappresenta, per sua natura, un rischio strutturale per la protezione dei dati personali.

eAutoindex: come funzionerà il nuovo servizio

Il passaggio alla nuova piattaforma non implica che le informazioni sui detentori di veicoli diventeranno inaccessibili o che sarà necessario giustificare ogni singola richiesta. Cambia soprattutto il meccanismo economico: ogni ricerca costerà un franco, una cifra in linea con quanto già applicato da altri Cantoni che utilizzano lo stesso sistema, come Uri e Berna.

La logica è chiara: un costo unitario anche modesto rende economicamente insostenibile qualsiasi tentativo di scraping massivo. Chi ha interesse a consultare poche targhe — un privato cittadino, un’officina, un’assicurazione — non avrà particolari problemi; chi invece intende estrarre migliaia di record si troverà di fronte a una barriera economica significativa.

Cosa resta invariato

  • Il diritto di ogni detentore di richiedere il blocco della propria targa dalla ricerca pubblica rimane pienamente operativo.
  • Le targhe già protette al momento dell’attacco di settembre non sono state coinvolte nell’estrazione di dati.
  • I blocchi già attivi continueranno a essere rispettati anche sulla nuova piattaforma eAutoindex.

Sempre più ticinesi scelgono l’anonimato

Un dato interessante emerge dall’analisi storica delle richieste di protezione dei dati. Nel 2020, il dato più risalente disponibile, erano poco più di 4.100 le targhe per cui era stato chiesto il blocco. Nel 2025 la cifra era salita a circa 5.700. Nel 2026, secondo i dati della Sezione della circolazione, ben 66.619 detentori — su circa 248.000 proprietari di auto con targhe ticinesi — avevano optato per l’anonimato: quasi uno su quattro.

Il direttore della Sezione della circolazione, Elia Arrigoni, legge questa tendenza come il segnale di una crescente consapevolezza collettiva sul tema della privacy e della protezione dei dati personali. Una sensibilità che l’attacco informatico di settembre non ha fatto che amplificare.

Il Ticino si allinea alle prassi degli altri Cantoni

Con l’adesione a eAutoindex, il Ticino compie un passo verso l’armonizzazione con le pratiche già adottate da buona parte della Confederazione. La piattaforma è già utilizzata da quindici Cantoni:

  • Appenzello Interno e Appenzello Esterno
  • Berna
  • Basilea Campagna e Basilea Città
  • Glarona
  • Grigioni
  • Obvaldo e Nidvaldo
  • San Gallo
  • Soletta
  • Svitto
  • Turgovia
  • Uri
  • Zurigo

Il panorama svizzero rimane comunque eterogeneo: alcuni Cantoni hanno scelto di mantenere portali propri o di affidarsi a fornitori terzi. Ma la direzione comune sembra quella di strutture condivise, più sicure e soggette a regole uniformi.

Una lezione sul bilanciamento tra trasparenza e sicurezza

La vicenda ticinese mette in luce una tensione reale e non banale: quella tra il diritto all’informazione — in questo caso, sapere a chi appartiene un veicolo — e la tutela della privacy dei singoli cittadini. Il vecchio sistema era comodo per l’utente onesto, ma altrettanto comodo per chi aveva intenzioni meno lecite.

Introdurre un costo per accesso non è una soluzione perfetta, ma rappresenta un equilibrio pragmatico: preserva la consultabilità del registro per chi ha un’esigenza legittima, scoraggia gli abusi su larga scala e — almeno in parte — responsabilizza chi effettua la ricerca. Dal 1° novembre, il Ticino percorrerà questa strada insieme alla maggioranza dei Cantoni svizzeri.

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