La riforma della scuola media ticinese entra nel vivo: parola alle parti sociali
Il dibattito sul futuro della scuola media ticinese fa un passo avanti concreto. Il 28 settembre 2026, la Commissione formazione e cultura del Gran Consiglio del Cantone Ticino si è riunita per un’intensa giornata di lavori dedicata a uno dei temi più delicati dell’agenda educativa cantonale: il possibile superamento dei corsi attitudinali e base e la sperimentazione collegata a questa prospettiva di riforma.
A presiedere la sessione è stata Tessa Prati, presidente della Commissione, che ha coordinato una serie di audizioni con rappresentanti di categorie direttamente coinvolte nel sistema scolastico: famiglie, studenti e docenti. Un confronto a più voci, pensato per raccogliere punti di vista differenti prima che la Commissione avanzi con le proprie valutazioni.
Chi è stato ascoltato: un tavolo allargato alle categorie interessate
Le audizioni hanno coinvolto quattro soggetti distinti, ciascuno portatore di una prospettiva specifica sul tema:
- Pierfranco Longo, Presidente della Conferenza Cantonale dei Genitori, ha rappresentato il punto di vista delle famiglie, spesso le prime a fare i conti con le conseguenze pratiche dell’attuale sistema di suddivisione degli allievi nei corsi.
- Rudi Kolb-Alves, già coordinatore e rappresentante delegato del Sindacato Indipendente Studenti e Apprendisti (SISA), ha portato in Commissione la voce degli studenti, una prospettiva ancora troppo spesso assente dai tavoli istituzionali che riguardano l’istruzione.
- Gianluca D’Ettorre e Davina Fitas, rispettivamente Presidente e responsabile del settore pubblico e docenti, hanno rappresentato il Sindacato OCST-Docenti, esprimendo le posizioni della categoria degli insegnanti affiliati a questa organizzazione.
- Christophe Forni ha preso parte ai lavori in qualità di rappresentante del Sindacato VPOD Docenti, offrendo un’ulteriore voce sindacale del corpo docente ticinese.
La scelta di coinvolgere categorie tanto eterogenee riflette la complessità del tema: qualsiasi modifica all’attuale sistema dei corsi differenziati nella scuola media ha ricadute immediate su allievi, insegnanti e famiglie, rendendo indispensabile un confronto allargato prima di qualsiasi decisione legislativa.
Il contesto: il messaggio governativo e la sperimentazione in corso
Il punto di partenza di questo percorso commissionale è il messaggio governativo n. 8666, adottato dal Consiglio di Stato ticinese il 18 marzo 2026. Quel documento illustra le linee di una possibile riforma strutturale che punta a ripensare — o eliminare — la distinzione tra corsi attitudinali e corsi base nella scuola media, un sistema che da decenni caratterizza il percorso formativo degli allievi ticinesi dagli undici ai quindici anni circa.
Il modello attuale prevede che, in alcune materie, gli studenti vengano suddivisi in gruppi con livelli di apprendimento differenziati. I sostenitori del cambiamento sostengono che questa separazione rischi di cristallizzare precocemente le traiettorie scolastiche e di penalizzare soprattutto chi proviene da contesti familiari meno favoriti. I contrari, invece, evidenziano i rischi di un’uniformizzazione che potrebbe non rispondere adeguatamente alle esigenze di allievi con bisogni diversi.
La sperimentazione attualmente in corso in alcune sedi scolastiche ticinesi serve proprio a raccogliere dati e osservazioni sul campo, prima che il Parlamento cantonale si esprima definitivamente.
Audizioni come strumento di ascolto democratico
La decisione della Commissione di procedere con audizioni formali è in linea con una buona pratica parlamentare: prima di legiferare su argomenti che toccano la vita quotidiana dei cittadini, è opportuno ascoltare direttamente chi sarà interessato dalle norme. In questo caso, il coinvolgimento simultaneo di genitori, studenti e rappresentanze sindacali dei docenti consente alla Commissione di avere una visione quanto più possibile completa e plurale.
Non si tratta di una mera formalità procedurale. Le audizioni parlamentari, quando condotte con serietà, permettono ai commissari di raccogliere informazioni, dubbi e proposte che difficilmente emergerebbero dalla sola lettura dei documenti ufficiali. La presenza di Rudi Kolb-Alves del SISA, in particolare, segnala un’attenzione verso la voce degli studenti stessi, un aspetto che in passato non ha sempre ricevuto la giusta considerazione nei processi decisionali in materia scolastica.
I prossimi passi: il 12 ottobre il lavoro riprende
Terminate le audizioni, la Commissione formazione e cultura ha proseguito i propri lavori interni secondo l’ordine del giorno prestabilito. Il prossimo appuntamento è fissato per lunedì 12 ottobre 2026, data in cui i commissari torneranno a riunirsi per continuare l’esame del dossier.
Non è ancora noto se saranno previste ulteriori audizioni o se la Commissione procederà direttamente all’elaborazione di un rapporto da sottoporre al plenum del Gran Consiglio. Quello che è certo è che il tema del superamento dei corsi differenziati nella scuola media ticinese rappresenta uno dei capitoli più significativi dell’agenda politica cantonale in materia di istruzione per il 2026.
Un dibattito che riguarda il futuro di migliaia di ragazzi
Al di là delle questioni tecniche e procedurali, è importante ricordare che al centro di questo dibattito ci sono le scelte formative di migliaia di adolescenti ticinesi. La struttura della scuola media incide direttamente sulle opportunità future degli studenti, sui percorsi verso le scuole superiori o la formazione professionale, e in ultima analisi sul loro inserimento nel mondo del lavoro.
Proprio per questo, la decisione finale del Parlamento cantonale — qualunque essa sia — avrà un peso notevole e dovrà essere fondata su basi solide, dati empirici e un ascolto autentico di tutte le voci in campo. Le audizioni del 28 settembre rappresentano un tassello importante in questo percorso.




